Il rettore dell’Università della Calabria: «Le competenze non possono chiudersi in una torre d’avorio». La sfida dei data center, il rapporto con l’Africa e un Sud che può diventare protagonista dell’innovazione
Cultura, ricerca, innovazione, sviluppo. Il Magnifico Rettore dell’Università della Calabria Gianluigi Greco risponde alle domande di Alessandro Barbano, che a Feuromed ha anche salutato il giornale che ha diretto in questi anni.
Con Barbano si è trattenuto anche Gigi Donelli di Radio 24, moderatore dei panel di questa giornata.
Siamo partiti dalla consistenza del data center, dei numeri tra Lombardia e Calabria: per un imprenditore del settore sarebbe conveniente, oggi, puntare sul Sud.
«Oggi – ricorda il Rettore – c’è la “Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori”: è un momento nel quale le università vengono riempite, prese d’assalto davvero da parte di studenti, cittadini, curiosi. Lei pensi che qui nel mio Ateneo ho colto con piacere oltre 15 mila visite? Ecco, questo fa capire che nel Sud c’è un legame speciale, un legame che tiene assieme le persone, la voglia di crescere, la voglia di lavorare assieme e tiene assieme anche il tessuto universitario al tessuto produttivo».


Un tessuto fatto anche e soprattutto di competenze.
«Io credo nel valore di queste competenze, credo nel valore delle persone e penso che nei nostri territori ci siano tutti questi ingredienti. Da studente di questo Ateneo io stesso ho scelto di restare in Calabria: restare qui vuol dire vivere la dimensione nazionale e internazionale ricordando però che abbiamo delle radici, e ricordando che in quelle radici possiamo davvero contribuire. In quest’Ateneo ho voluto lavorare allo sviluppo di centri, di laboratori di ricerca, di corsi di laurea. Dell’innovazione tecnologica, del digitale, della capacità di utilizzare l’intelligenza artificiale nei settori produttivi, stiamo facendo la nostra bandiera, e siamo ai primi posti a livello italiano e internazionale».
Ricordiamo qualche dato.
«L’Università della Calabria è al primo posto assoluto in Italia proprio sulle tematiche di computer science e computer science engineering (cioè informatica e ingegneria informatica) nel ranking più famoso internazionale, lo “Shanghai Ranking”. E qui abbiamo avuto una certificazione esterna, ma pochi mesi prima la certificazione interna, l’Hamburg, aveva già osservato che per qualità della produzione scientifica il nostro Ateneo è al primo posto in Italia. Oggi, quando in Italia si parla di intelligenza artificiale, quando si parla di informatica, di ingegneria informatica, l’Università della Calabria è il punto di riferimento».
Un riferimento per il presente e il futuro.
«Con 700 giovani che immatricoliamo ogni anno in queste materie abbiamo la possibilità di cambiare il tessuto produttivo: stiamo creando competenze, stiamo creando occupazione, perché intorno ai nostri territori si crea un vero e proprio distretto produttivo».
Oltre a essere il rettore di questa Università lei è anche il coordinatore, non a caso, del comitato di esperti del governo per la strategia nazionale sull’intelligenza artificiale.
«Io ho coordinato la strategia anche nell’edizione 2024-2026 e guardi, io ricordo benissimo le prime discussioni che facevamo nel 2024: in Italia c’era ancora bisogno di spiegare perché era necessaria una strategia sull’intelligenza artificiale. Capisce da dove siamo partiti? In Italia non c’era propensione all’innovazione. In poco tempo siamo riusciti a capire che questa non è una rivoluzione come le altre: questo è davvero uno tsunami che ci sta cambiando rapidamente tutti. E in questo momento la dipendenza rispetto ad altri fornitori è talmente elevata che può mettere davvero in crisi la nostra economia».
Che strategia va adottata?
«L’Italia è viva grazie alle piccole e medie imprese, che hanno grossa difficoltà ad accedere a queste tecnologie. C’è bisogno di capire quali sono gli strumenti, anche finanziari ovviamente, con i quali sia possibile fare entrare l’intelligenza artificiale nel tessuto produttivo. Sulla parte formazione siamo davvero molto forti, ce lo dicevamo, non solo in Calabria. Ma è necessario che queste competenze non si chiudano in una torre d’avorio: dobbiamo metterle sul territorio. Solo così creano valore e creano benessere».
Poi c’è il tema delle infrastrutture.
«Sì, innanzitutto il supercalcolo, quello che serve per capire come si realizzano i modelli di futuro, come si realizzano le grandi applicazioni di intelligenza artificiale. Abbiamo il sesto e il decimo supercomputer. Certo, sono fuori dal meridione e questo, secondo me, è un tema che dobbiamo iniziare ad affrontare. Ma non solo: abbiamo bisogno di quella che si chiama inferenza. Inferenza vuol dire data center diffusi, federati. Ha senso che i tre quarti o i quattro quinti di data center italiani continuino a essere anche nel futuro in una sola regione? Non sarà sostenibile. Ricordiamo che la Calabria produce quasi il triplo dell’energia che poi effettivamente è utilizzata».
La Calabria è il Sud, ma è anche il Nord del Mediterraneo. E il Nord Africa?
«Ogni luogo, oggi, ha la possibilità di sentirsi al centro del mondo: io credo che i nostri territori siano davvero il centro di un nuovo mondo. L’Africa è in grandissimo sviluppo: adesso produce non soltanto risorse come le terre rare, ma anche innovazione: tantissime start up che vengono da quei paesi. E la Calabria sta aprendo un ponte molto importante, per allungare il nostro campus proprio in quel territorio. È un progetto agli inizi, ma nel quale crediamo fortemente, perché in questo abbraccio noi vediamo la possibilità di creare ancora più futuro e ancora più sviluppo».































