10 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Set, 2026

La maggioranza si ricompatta. Meloni: «Con noi le preferenze, con loro zero»

Dopo ore di tensione e un vertice di due ore e mezza, il centrodestra trova l’accordo sulla legge elettorale. Passano le preferenze con i capilista bloccati e Meloni festeggia. Vannacci attacca: «Una grossa presa in giro»


Approdata fa nell’aula del Senato sembra che sia già passato un secolo tante sono state le tensioni e i nodi che non erano stati risolti in Commissione nemmeno dagli sherpa della maggioranza. Del resto l’iter della nuova legge elettorale si è intrecciato, forse in modo inatteso, con un quadro politico profondamente mutato dall’ascesa esponenziale di Vannacci che, con Futuro Nazionale che sfiora oggi l’8%, ha surclassato nei sondaggi sia la Lega che Forza Italia.

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Meloni esulta: «Con noi le preferenze»

Oggi però è arrivata l’esultanza sui social di Giorgia Meloni per i 97 sì, con 67 contrari e 2 astenuti, che dà il via libera all’emendamento sulle preferenze presentato dal centrodestra: «Le preferenze mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di FdI.

Alla sinistra, che sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile chi non le ha mai volute in 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa. La differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no» ha concluso la premier. All’esito del voto sono comparsi dai banchi di FdI cartelli con la scritta «Con noi le preferenze, con loro zero».

Il vertice che ricompatta la maggioranza

Le preferenze sembravano infatti essere il pomo della discordia che avrebbe spaccato tutto l’impianto della riforma del sistema elettorale e mandato allo scoperto il braccio di ferro che da giorni trapelava pure dai cattivi umori tra le forze di centrodestra. Le indiscrezioni emerse in mattinata davano FdI sul punto di strappare con gli alleati valutando, in nome di una propria battaglia storica, di dare sostegno a una serie di emendamenti del Pd sulle preferenze pure, ovvero senza i capilista bloccati. La situazione si è però capovolta dopo che la seduta è stata sospesa intorno all’ora di pranzo per lasciare spazio a un vertice di due ore e mezza grazie al quale la maggioranza si è ricompattata, “folgorata forse sulla via di Damasco” ricordando la bocciatura di luglio alla Camera. Così, mediante un accordo di coalizione, è stato blindato il voto delle preferenze.

Vannacci incalza FdI

A Palazzo Madama non c’era il rischio di franchi tiratori essendo possibile solo il voto palese. Nel frattempo, Vannacci spingeva con dichiarazioni a mille affinché il governo votasse sì all’emendamento sulle preferenze pure del Pd. «È analogo a quello che noi di FnV avevamo presentato alla Camera. FdI, invece, ha introdotto delle preferenze meticce, con capilista bloccati che rappresentano una grossa presa in giro nei confronti del popolo italiano. Mi appello perciò a tutta la destra e soprattutto a FdI che alla Camera aveva votato il nostro emendamento: votate anche questo. Ne va della coerenza di FdI» incalzava il generale.

Malan: «Manteniamo gli accordi di maggioranza»

Dopo il vertice a Palazzo Madama, la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati di FI ha annunciato che «il governo si rimetterà all’aula su alcuni emendamenti, perché come sempre il Parlamento è sovrano». Pochi minuti più tardi però il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, sgombrava il campo da possibili fraintendimenti di merito e di metodo: «Tra un emendamento strumentale sulle preferenze delle opposizioni e mantenere gli accordi di maggioranza noi non abbiamo dubbi: manteniamo la parola e votiamo contro il subemendamento sulle preferenze proposto dalle opposizioni».

La modifica a prima firma Lisei di FdI sulle preferenze (possibile esprimerne fino a tre), con i capilista bloccati e senza quota di genere «arricchisce il Parlamento con la possibilità che ogni partito, ogni lista, possa decidere quante persone meritano di essere in Parlamento nella parte bloccata, perché magari non hanno un rapporto col territorio così forte da poter ottenere grandi preferenze» ha commentato il senatore Roberto Rosso di FI che ha partecipato al vertice. Poi ha detto: «È questo il mix che porterà ad avere da zero all’80% per ogni lista di rappresentanti eletti con le preferenze ed è con questo mix che i partiti si presenteranno agli elettori rispondendo solo a loro».

Le opposizioni: «Preferenze finte»

Le opposizioni però sono insorte: «Le preferenze così sono finte!». «La prima donna premier italiana consegna il destino della presenza femminile nei listini bloccati al buon cuore delle segreterie di partito. Si ritorna a prima del 2013, quando la presenza delle donne in Parlamento era al di sotto del 20%, proprio oggi che la questione femminile, tra salari e diritti, richiederebbe una maggiore presenza delle donne nei processi decisionali». Così Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori del Pd.

La maratona verso il voto finale

Tra i punti ancora in ballo c’è ancora la norma anti-cespugli, con l’ipotesi di alzare dall’1 al 3% la soglia di sbarramento per le piccole liste coalizzate. La maratona a Palazzo Madama proseguirà fino al voto finale sul provvedimento che, salvo intoppi, è stato fissato per martedì 15 settembre alle 10 (dichiarazioni di voto e votazione). Poi, il testo della riforma del sistema elettorale tornerà alla Camera il 28 settembre per l’approvazione definitiva.

Qui, in terza lettura, se il governo dovesse porre la questione di fiducia, lo farebbe presentando un maxi-emendamento (chiamato “articolone”) che ingloberebbe tutte le modifiche approvate al Senato. La votazione avverrebbe per voto palese, velocizzando l’approvazione definitiva.

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