Il Riesame conferma il carcere per Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato contro Ranucci. La difesa prepara il ricorso in Cassazione. Restano da chiarire le conversazioni cancellate dal telefono dell’ex editore
Secondo gli avvocati di Valter Lavitola – Sergio e Arturo Cola, e Andrea Imperato – si è esaurita l’efficacia della custodia cautelare. Il procedimento è viziato da una incompetenza territoriale della Procura di Roma perché il reato contestato a Lavitola è iniziato ad Avellino, dove gli sgherri di Tavares hanno organizzato il raid.
Le 72 pagine del ricorso, rigettato dal Riesame di Roma, contengono gli elementi con i quali, dopo il deposito delle motivazioni, gli avvocati dell’ex editore de L’Avanti si rivolgeranno per saltum alla Corte di Cassazione. L’intento è impugnare quanto ha deciso il gip alcune settimane fa.
E quanto, oggi, il tribunale del Riesame di Roma ha confermato lasciando in carcere Valter Lavitola con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo davanti alla casa dell’ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. E di avere agito con modalità mafiosa, tanto che il reato di strage gli viene contestato con l’aggravante dell’articolo 7.
Il Riesame lascia Lavitola in carcere
Anche su questo i giudici della Libertà hanno concordato con l’impianto accusatorio della Procura capitolina. Già vidimato dal gip nell’ordinanza che ricostruisce una delle vicende più controverse degli ultimi anni. Una vicenda inquadrata sotto una luce obliqua che ancora lascia tante zone d’ombra.
LEGGI Report a Di Pasquale-Piervincenzi, finisce il gran ballo: fumata bianca in Rai
Il mistero delle conversazioni mancanti
Come quella, per ora solo mediatica – non arrivano conferme perché la copia forense dei contenuti dei cellulari non è ancora stata depositata, neanche al Riesame – che vedrebbe sparite intere parti di conversazioni tra Lavitola e Ranucci nei periodi precedenti e successivi all’attentato.
Quelle parti di conversazioni sarebbero state cancellate dai device del faccendiere salernitano. Ma potrebbero essere reperite sul cellulare del giornalista che però, essendo vittima della vicenda, non ha subito sequestri, tantomeno interrogatori.
È pacifico, per l’accusa, che Ranucci non sapesse del piano col quale il suo amico fraterno Lavitola voleva lanciarlo nell’agone politico. Allo scopo di consegnargli la leadership di un centrosinistra bisognoso di simboli antimafia che, con un attentato all’attivo, appariva di certo ancor più credibile. Quello che manca dalle chat, volendolo interpretare secondo il metodo Report, è alludente. Ma potrebbe, allo stesso tempo, non apportare nulla alla ricostruzione investigativa.
Lavitola: «Volevo proteggere Ranucci»
Lavitola ha ammesso le responsabilità dei fatti, ma ha chiarito che la bomba doveva servire a far aumentare la sicurezza per il conduttore, secondo lui esposto a troppi rischi. Dinanzi ai giudici del Riesame, il faccendiere ha reso spontanee dichiarazioni parlando ancora del suo rapporto con Ranucci. «Una grande amicizia tramite la quale speravo di potermi riabilitare e ottenere un riscatto sociale», ha detto affermando poi di avere dato un «mandato in bianco a Gomes Tavares» per l’attentato. «Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie», ha concluso.
La compagna di Lavitola potrebbe essere convocata
Nelle prossime settimane i pm potrebbero convocare Natalia Potenza, la compagna di Lavitola che, dopo la perquisizione a casa del faccendiere, ricevette dal numero di Laura Cianfoni, vicina a Ranucci, l’ordinanza a carico degli esecutori dell’attentato. Su questo aspetto, Ranucci ha scritto sui social: «Non esiste alcuna chat segreta. È stata mandata un’ordinanza già pubblica, su mia richiesta», definendosi vittima di una grande campagna di fango per togliergli la conduzione di Report.






























