7 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

7 Set, 2026

Lavitola al Riesame: «L'amicizia con Ranucci poteva essere il mio riscatto sociale»

Valter Lavitola

La difesa chiede per Lavitola i domiciliari in Basilicata e deposita una memoria di 72 pagine. Contestati il movente politico, l’aggravante del metodo mafioso e la competenza della Procura di Roma


«Ho fatto tutto questo per proteggere Sigfrido Ranucci da un attentato del quale avevo avuto notizie. C’era la necessità di proteggerlo, tanto che ho chiamato Ranucci per due mesi per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata».

Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo all’ex conduttore di Report, parla nel corso delle dichiarazioni spontanee davanti ai giudici del Riesame. Chiamati a valutare nei prossimi giorni se concedergli gli arresti domiciliari in una casa in Basilicata presa in locazione dal figlio.

La richiesta dei domiciliari in Basilicata

Una richiesta motivata dagli avvocati Sergio e Arturo Cola – che hanno depositato una memoria difensiva di 72 pagine – con il fatto che, in ragione della sua confessione, Lavitola è stato «aggredito da detenuti. E che circa l’aggressione subita avrebbe redatto una annotazione la Polizia Penitenziaria presso il carcere di Rebibbia ed avrebbe reso dichiarazioni anche il coindagato D’Avino nel corso del suo ultimo interrogatorio al pm», come si legge nell’atto.

La difesa ha puntato su tre temi tecnici. «L’inefficacia dell’ordinanza cautelare, l’aggravante del metodo mafioso e la competenza territoriale che noi non riteniamo essere a Roma».

Nelle scorse ore la ex compagna Natalia Potenza ha dichiarato di non essere disponibile ad accogliere Lavitola nel suo appartamento. Dopo aver scoperto la sua relazione parallela dagli atti giudiziari.

Il movente politico contestato dalla difesa

Anche la Procura ha depositato nuovi documenti a carico dell’indagato per confermare la tesi che abbia organizzato l’attentato. L’intento era rafforzare un progetto politico di cui ipotizzava poter far parte attivamente e non solo per rafforzargli la scorta.

Ma la replica della difesa di Lavitola è che è «insussistente il movente politico che la Procura di Roma ipotizza», perché «Ranucci non ha mai inteso candidarsi ed entrare in politica. Anzi – è la tesi sostenuta – si è spesso lamentato che Lavitola proponesse l’argomento».

Come riferito dai legali, l’ex editore ha sottolineato come con Ranucci ci fosse un «grande rapporto di amicizia. Speravo – ha aggiunto – che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me».

La versione di Lavitola sull’attentato

Il Riesame si è riservato di decidere. Intanto i legali di Lavitola hanno fatto notare che è «falso, come già sostenuto dallo stesso Lavitola, che avesse acquistato un biglietto per fuggire. Quel viaggio – precisano – era legato a una conferenza di servizio poi mai svolta in presenza».

La difesa di Lavitola ribadisce poi come lo stesso si sia «assunto ogni responsabilità sulle modalità esecutive del delitto, ma ha chiarito che l’idea della bomba apparteneva a Gomez, al quale aveva affidato un mandato sostanzialmente in bianco».

Nel corso dell’interrogatorio Lavitola avrebbe ricostruito il proprio ruolo spiegando di aver incaricato Gomez di occuparsi della vicenda senza indicare le modalità operative. «Gli aveva detto che avrebbe fatto a modo suo, forte della propria esperienza nel settore della sicurezza internazionale e militare. Non gli aveva parlato di un ordigno, ma Lavitola ha comunque deciso di assumersi la responsabilità delle conseguenze di quel mandato», ha spiegato l’avvocato Sergio Cola.

La battaglia sulla competenza territoriale

Nella memoria di 72 pagine depositata davanti ai giudici del Riesame della Capitale, si fa poi notare che la competenza territoriale dell’inchiesta spetta alla Procura di Avellino. Non a quella di Roma, poiché è «in terra irpina che l’ipotesi di reato avrebbe avuto inizio».

Per questo si chiede la caducazione dell’ordinanza cautelare. Sostenendo in via preliminare non solo il superamento dei termini perentori di decisione, ma indicando con precisione come il trasporto dell’esplosivo – poi impiegato a Torvaianica contro l’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci – sia partito dal comune di Sperone, in provincia di Avellino.

Scrivono nella memoria i due avvocati: «Trattandosi di un reato permanente come il porto illegale di armi, la competenza spetterebbe dunque per legge al capoluogo campano e, per attrazione distrettuale, alla Procura di Napoli».

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