Legge elettorale, a Palazzo Madama il nodo dell’ordine di voto sulle preferenze inquieta Fratelli d’Italia: potrebbero passare quelle dell’opposizione. Nella maggioranza crescono i dubbi sul Melonellum e da Palazzo Chigi arriva l’avvertimento
È come un teatro il primo giorno di scuola di senatori e senatrici convocati a Palazzo Madama per l’inizio delle votazioni sulla legge elettorale.
Tra i banchi dell’Aula recitano tutti il copione assegnato: la maggioranza difende lo Stabilicum, cioè il Melonellum, le opposizioni lo attaccano bollandolo come legge cucita su misura per vincere le prossime elezioni. Inaccettabile e anticostituzionale l’indicazione del nome del premier nel programma che sarà depositato al Viminale. Ci penserà la Corte costituzionale, sono convinti dalle parti del Pd.
«Non c’è nessuna finalità nobile nella decisione di Giorgia Meloni di cambiare la legge elettorale, ma solo la paura di perdere», l’intervento di Ivan Scalfarotto (Iv). Che ha continuato:
«Questa legge è un’ammissione di sconfitta: il Paese sta peggio di quattro anni fa e l’unico modo per restare al potere è cambiare le regole».
Fin qui la scena, il canovaccio ufficiale, atti, sceneggiature e sipario. La regia è molto attenta.
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Nei corridoi saltano ruoli e copioni
Poi ci sono i corridoi, la buvette, il caffè, la macedonia, lo yogurt, «mamma mia che caldo che fa» ed è qui che saltano ruoli e copioni. I dubbi sull’esito del Melonellum sono coltivati a destra quanto a sinistra e la sintesi è la seguente: «Qui al Senato magari la legge sarà approvata (il voto è previsto martedì 15 settembre, ndr) ma poi chissà cosa succederà alla Camera per la terza lettura dove, se anche il governo metterà la fiducia, ci sarà sempre un voto finale segreto…».
Perché poi da maggio – quando iniziò l’iter parlamentare dello Stabilicum – a oggi il contesto è molto cambiato, il partito di Vannacci pesa e mangia a destra, la Lega sta implodendo, Forza Italia è spaccata, il centrosinistra sono sei personaggi in cerca di autore e questo sistema elettorale con premio di maggioranza alla fine non si sa bene a chi possa convenire.
«Stiamo facendo questa legge per voi, per farvi vincere» raccontano i siparietti delle sedute in Commissione Affari costituzionali di lunedì e martedì dove i Fratelli d’Italia, seppur scherzando, sono sembrati poco convinti del testo tanto quanto azzurri e leghisti.
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Il ballottaggio tramonta, resta il 42%
Appuntamento stamattina alle 10, Aula piena, il primo giorno di scuola appunto. Intorno a mezzogiorno prima e unica votazione sulle pregiudiziali, tutte respinte. Poi è iniziata una lunga discussione generale di ben nove ore. Si arriverà a stamani.
Il testo è arrivato in Aula senza mandato al relatore, ancora molte cose da chiarire ed è stata necessaria una seconda riunione tra gli sherpa per definire alcuni nodi importanti dopo aver messo in cassaforte la norma sulle preferenze.
Dopo circa due ore di confronto, tra mezzogiorno e le 15, è stato confermato il no definitivo al ballottaggio (avrebbe depotenziato, annullato l’appello al voto utile anti Vannacci al primo turno), la soglia per ottenere il premio resta quindi al 42% mentre è ancora aperta una riflessione sulla norma anti-cespugli (quali e quanti voti recuperare per chi non raggiunge il 3% dei voti all’interno della coalizione) e sull’estensione del voto per i fuori sede anche alla categoria dei caregiver.
«Rispetto al testo uscito dalla Camera non ci sono novità – ha spiegato il centrista Colucci (Noi moderati) – fatta eccezione sulle preferenze e le valutazioni in corso sui piccoli».
Sui tempi per le dimissioni dei sindaci che si candidano alle elezioni politiche (emendamento di FdI) «non ci saranno novità», dunque la norma non viene modificata, no alla tagliola temporale per un sindaco che vuole provare a diventare parlamentare.
Il giallo La Russa sulle preferenze
Si diceva del retroscena, certamente più appassionante della scena, ricco e inatteso. C’è il giallo La Russa, ad esempio, così come denunciato da un big di Fratelli d’Italia.
«Non si capisce cosa abbia in testa Ignazio (La Russa, presidente del Senato, ndr). Ha infatti ammesso alla votazione prima i subemendamenti e poi gli emendamenti… per farla breve potrebbero passare le preferenze come le vuole l’opposizione (senza capolista bloccato) e non essere messe al voto le nostre».
Succede infatti che il presidente del Senato in modalità «seconda carica dello Stato» e «presidente di tutti» ha deciso di mettere in votazione prima gli emendamenti delle opposizioni (subemendamenti) e poi quelli di maggioranza (emendamenti). Solo che in base al regolamento del Senato, se passano i primi rischiano di decadere i secondi perché sullo stesso tema. Il paradosso è che potrebbero così passare le preferenze delle opposizioni e non quelle della maggioranza. «E poi, a quel punto, che facciamo?» si chiede il big di Fratelli d’Italia. Già, che strano gioco è questo.
Il senatore del Pd Alessandro Alfieri prende la palla al balzo: «Se la destra vuole veramente le preferenze, voti i nostri emendamenti che inseriscono preferenze vere in modo che i cittadini possano davvero decidere i loro rappresentanti e ricostruire un rapporto vero tra eletto ed elettore».
Brividi tra i banchi del centrodestra. Ma anche tra quelli di sinistra. Perché, diciamola tutta, sono pochi quelli che hanno veramente voglia di andarsi a cercare le preferenze casa per casa.
Meloni: «Se non passa, tutti a casa»
Senza dubbio i segnali da Palazzo Chigi sono univoci: avanti tutta con la legge elettorale. «Se non passa andiamo tutti a casa, finisce la legislatura» è la «minaccia» che la premier fa arrivare ai suoi soci e collaboratori in queste ore così come dopo l’incidente alla Camera dei deputati quando l’emendamento sulle preferenze fu bocciato con il voto segreto.
La riprova arriva dalla capigruppo Camera che oggi ha fissato il calendario dei lavori delle prossime settimane e ha previsto il 28 settembre l’avvio della discussione in Aula per la terza e definitiva lettura dello Stabilicum.
In tempo per la votazione finale entro la metà di ottobre per poi lasciare spazio e tempo alla sessione della legge di bilancio, l’ultima della legislatura.
«Ennesima forzatura. Vogliono comprimere e mortificare il confronto parlamentare. In questo modo possono contingentare i tempi dell’esame a ottobre», la denuncia di Chiara Braga, capogruppo Pd.
Istantanee dal crepuscolo
Intanto dalla buvette di Palazzo Madama passa il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, è in gran forma nonostante Salvini l’abbia messo nel mirino. Una big di FdI rassicura: «Giorgia non accetterà mai Vannacci in coalizione ed entro il 10 maggio avremo già il nuovo Parlamento».
Un senatore esperto di Forza Italia osserva: «Se le opposizioni sapessero che noi stiamo in piedi solo perché loro stanno peggio di noi… Però dobbiamo anche riconoscere che nel panorama europeo l’Italia è quella messa meglio». Sarà, ma anche le nostre sono istantanee dal crepuscolo.






























