3 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Ago, 2026

Spin Time, il rogo brucia il sipario: 450 persone dimenticate nel cuore di Roma

Spin Time

Due tartarughe, un pesce rosso e tre gatti sono rimasti dentro. Fuori, sull’asfalto, dormono 450 persone, 150 sono bambini. L’incendio ha trasformato Spin Time in un campo profughi nel cuore della Capitale. Il il fallimento di 13 anni di promesse, tavoli e rinvii


Sono rimaste dentro soltanto due tartarughe, un pesce rosso e tre gatti. Gli esseri umani, invece, sono tutti fuori. Espulsi non da uno sgombero, ma da un incendio che ha trasformato l’ex Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme 55 in una gigantesca sala d’attesa a cielo aperto.

Spin Time, dove all’ingresso campeggia ancora la scritta «Un nuovo mondo è già possibile e necessario», oggi assomiglia a un campo profughi nel cuore della Capitale. Piscinette gonfiabili per salvare i bambini dall’asfalto che scotta, materassi buttati sui marciapiedi, ventilatori attaccati ai generatori, bagni chimici, tende della Protezione civile. E una fila di romani che portano vestiti e cibo. La solidarietà arriva. Lo Stato, come al solito, prende tempo.

L’occupazione adottata dal Vaticano

Eppure questa non è un’occupazione come le altre. È probabilmente l’unica occupazione d’Italia adottata dal Vaticano.

Qui Papa Francesco scrisse una lettera «agli uomini e alle donne di Action». Qui il cardinale Konrad Krajewski, l’elemosiniere del Pontefice, quando l’Enel staccò la corrente per le bollette mai pagate, scese le scale con una torcia e riattivò il contatore.

Un gesto che fece il giro del mondo e raccontò, più di mille encicliche, l’idea di una Chiesa che preferisce sporcarsi le mani piuttosto che limitarsi alle omelie. Ma neppure il Vaticano è riuscito dove la politica continua a fallire da 13 anni.

Tredici anni di promesse

Perché questa è soprattutto la storia dell’incapacità. Tredici anni di sindaci, assessori, commissari, tavoli, promesse, protocolli, conferenze e fotografie. Tredici anni nei quali nessuno è riuscito a trasformare un’occupazione in una soluzione.

Così oggi 135 nuclei familiari, circa 450 persone, 150 bambini e ventisette nazionalità diverse dormono sull’asfalto non perché mancasse il tempo, ma perché è mancata la politica.

La relazione dei Vigili del fuoco

La relazione dei Vigili del fuoco, del resto, racconta una verità molto diversa dalle opposte tifoserie. Dopo l’incendio sviluppatosi con ogni probabilità nel locale interrato dove era installato un generatore, i tecnici hanno disposto di «eseguire urgentemente le necessarie verifiche tecniche di idoneità e i conseguenti interventi di messa in sicurezza degli impianti e dei locali danneggiati».

Non una condanna definitiva dell’edificio. Non un immobile irrecuperabile. Un’inagibilità provvisoria, subordinata agli interventi di sicurezza.

«Questa è casa mia»

«Fateci entrare almeno per prendere i documenti. Fateci liberare gli animali rimasti dentro», chiedono gli occupanti. Si guardano intorno con il sospetto di chi teme che ogni volto nuovo sia un poliziotto in borghese. Poi tornano ad accoglierti.

Su un lato della strada si raccolgono sacchi di vestiti, scatoloni di viveri, coperte, cuscini. Roma supplisce ancora una volta alle assenze delle istituzioni. Marco, quarant’anni, muratore nigeriano, permesso di soggiorno regolare, tre figli, indica le finestre del suo appartamento.

«Da qui non mi muovo. Questa è casa mia. Avevo rifatto il bagno e la cucina con i pochi risparmi. Ora non posso nemmeno andare a lavorare».

È la frase che inchioda tutti. Perché la politica continua a parlare di occupazione. Lui parla di casa.

Una comunità lasciata sola

«Spin Time non è un centro sociale, è una comunità», ricorda don Mattia Ferrari. Esiste dal 12 ottobre 2013. Da allora sono passate amministrazioni di ogni colore. Tutte hanno trovato il problema già pronto. Tutte lo hanno lasciato in eredità a chi veniva dopo.

È il capolavoro bipartisan dell’immobilismo romano. Intanto decine di medici e operatori sanitari avvertono che bambini e anziani rischiano disidratazione, sincopi e colpi di calore.

La Protezione civile racconta di aver preparato brande e accoglienza nel centro anziani di via dei Quintili. «Solo tredici persone hanno accettato. Gli altri hanno preferito restare qui». Perché un materasso davanti alla propria casa vale più di un letto lontano da essa.

LEGGI Ceuta, Italia blocca i confini con la Spagna: Sánchez sotto assedio

La politica torna a discutere

Nel frattempo il Campidoglio riunisce un nuovo tavolo con il sindaco Roberto Gualtieri, l’assessore Tobia Zevi, il direttore generale Albino Ruberti e il cardinale Baldo Reina, vicario generale della diocesi di Roma. Tavolo che fa ripartire tutto da zero, con una proposta di acquisizione da parte del Comune di Roma. Ci voleva l’incendio.

Fratoianni chiede di accelerare il rientro. Orfini accusa la destra di festeggiare famiglie finite in strada. Da destra Ester Mieli ribatte che la sinistra ha trasformato le occupazioni in un modello da difendere anziché in un problema da risolvere.

Ma forse hanno ragione e torto tutti insieme. Perché il vero scandalo non è soltanto Spin Time. È che serva un incendio per accorgersi che 450 persone abitavano lì da 13 anni.

Il rogo ha soltanto bruciato il sipario. Alla fine restano un cancello, qualche animale rimasto dentro e centinaia di persone accampate sotto i platani del centro di Roma. Il resto sono comunicati e polemiche. Sta per iniziare un’altra notte. Più degli slogan, ora, contano le preghiere.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA