Per il Ponte Morandi arriva la sentenza di primo grado: 12 anni sono stati inflitti all’ex ad di Autostrade, Giovanni Castellucci
Sono arrivate le prime condanne per il crollo del ponte Morandi. Il Tribunale di Genova ha condannato a 12 anni Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e di Atlantia ai tempi del disastro. Per i pm è lui il regista della politica di risparmio sulle manutenzioni: tagli decisi, secondo l’accusa, per gonfiare profitti e dividendi, fino a rinviare i lavori di rinforzo proprio sulla pila 9, quella che ha ceduto. Per lui era stata chiesta la pena più alta, 18 anni e 6 mesi.
Le altre condanne
Undici anni sono andati a Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi. Era tra i firmatari della relazione che,
dopo la messa in sicurezza delle pile 10 e 11, dava il ponte sicuro fino al 2030. Cinque anni e mezzo a testa per Paolo Berti, ex direttore centrale delle operazioni di Aspi, e per Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea.
da sinistra: Giovanni Castellucci, Michele Donferri Mitelli. Seconda fila da sinistra: Paolo Berti, Antonino Galatà

A Berti i pm contestavano la piena consapevolezza dello stato della rete; a Galatà il ruolo di Spea, la società che per conto di Aspi avrebbe dovuto sorvegliare e ispezionare il viadotto. Cinque anni per Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: con lui la sentenza tocca anche il fronte pubblico, quello che avrebbe dovuto controllare. Per l’accusa aveva di fatto abdicato ai suoi doveri di vigilanza, lasciando ad Autostrade una libertà pericolosa.
Il Comitato vittime
Il primo commento è di Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, appena letta la condanna a Castellucci: “Dodici anni? Direi che per lui va bene”. Nel crollo ha perso la sorella Claudia, il cognato Andrea Vittone e i nipoti Manuele e Camilla, di 16 e 12 anni. Per i familiari la sentenza conta più delle singole pene. “Ha un significato simbolico enorme”, dice l’avvocato Raffaele Caruso. “È una sentenza che farà epoca”, aggiunge Possetti, “su una vicenda in cui lo Stato ha fatto errori clamorosi”.
Le scuse ai familiari
Le scuse di Autostrade non hanno cambiato l’umore delle famiglie. Solo ieri, alla vigilia della sentenza, l’amministratore delegato Arrigo Giana aveva rotto un silenzio lungo otto anni: in una lettera aperta aveva chiesto scusa ai familiari e alla città, parlando di “un’esigenza morale”. “Andavano fatte a suo tempo”, ha replicato Possetti. Per il Comitato la famiglia Benetton, che allora controllava il gruppo, conserva “una responsabilità morale altissima”, pur non essendo tra gli imputati.
L’aula magna del tribunale era gremita già prima delle 14. In prima fila i familiari delle vittime. Con loro la sindaca di Genova Silvia Salis, seduta tra i parenti, e il presidente del Consiglio regionale della Liguria Stefano Balleari: il Comune e la Regione sono parti civili. Presente il procuratore capo Nicola Piacente. Castellucci non c’era: ha seguito la lettura dal carcere di Opera, dove è già detenuto.
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La difesa
“Credo che sia una sentenza erronea. Credo che non potesse e non dovesse essere condannato”, sostiene Guido Carlo Alleva, legale dell’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci, al termine della lettura della sentenza di condanna a 12 anni per il suo cliente, annunciando che farà ricorso in appello. Ha poi aggiunto che il sistema giuridico sta andando “verso una sorta di responsabilità di posizione”
Rixi: “Non fu una fatalità”
Dalla politica, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi ha commentato che “il crollo non è stato una fatalità, ma il risultato di gravi errori e omissioni”, criticando i tempi: otto anni per un primo grado sono, ha detto, un tempo lunghissimo. Per il Partito Democratico, i parlamentari Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino e Lorenzo Basso parlano di una sentenza che “squarcia il velo delle ipocrisie” e giudicano le scuse di Autostrade arrivate “fuori tempo massimo”.
Quattro anni di processo
Il processo era iniziato il 7 luglio 2022 ed è durato quattro anni e oltre 280 udienze. Gli imputati rimasti sono 57: ex vertici e tecnici di Autostrade per l’Italia e della controllata Spea, che curava i controlli, con funzionari dello stesso ministero. Le due società erano già uscite dal processo con un patteggiamento. Per la Procura, per anni si è risparmiato sulla manutenzione del ponte per aumentare gli utili; le accuse, a vario titolo, vanno dall’omicidio colposo plurimo al crollo, fino al falso. Le difese sostengono invece che il crollo sia nato da un difetto di progetto e costruzione, nascosto per anni e impossibile da prevedere.
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Il crollo del 2018
Il ponte Morandi è crollato alle 11.36 del 14 agosto 2018, sotto un forte temporale. Una parte del viadotto sul torrente Polcevera, lungo l’autostrada A10, è precipitata per decine di metri. Sono morte 43 persone. Il ponte era del 1967, progettato da Riccardo Morandi. Era retto da pochi tiranti d’acciaio chiusi nel cemento, che ne nascondevano la corrosione. Lo stesso Morandi, tra il 1979 e il 1981, aveva avvertito che l’opera era fragile. Negli anni Novanta la società, allora pubblica, aveva rinforzato due delle tre pile strallate. Secondo l’accusa, dopo la privatizzazione la spesa per la manutenzione era crollata. Nel 2013, da un altro viadotto gestito dal gruppo, ad Avellino, era precipitato un pullman: 40 morti. Per quella strage Castellucci è già in carcere. Il nuovo ponte, disegnato da Renzo Piano, è stato aperto il 3 agosto 2020. Sotto le campate è nata la Radura della memoria.































