26 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Giu, 2026

Moretti in carcere: «Precedente pericoloso per la responsabilità dei manager»

L’ex ad di Ferrovie dello Stato si costituisce nel carcere di Orvieto dopo la condanna definitiva. La difesa prepara la richiesta dei domiciliari e parla di una sentenza destinata ad aprire un nuovo fronte sul tema della responsabilità dei manager


L’entrata in carcere dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti, condannato a 5 anni per la strage di Viareggio dopo la sentenza della Suprema Corte, è per molti, dal diretto interessato ai suoi legali, dai giuristi ai politici, un pericoloso precedente.

Perché è la fotografia di una giurisprudenza della Cassazione sui reati colposi appiattita ai canoni della responsabilità oggettiva. Legata allo status e alla posizione.

Quanto accaduto a Moretti a 17 anni di distanza da quel disastro ferroviario avvenuto il 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e centinaia rimasero ferite, fa a pugni con i principi fondativi del diritto penale. Dove la responsabilità è sempre delle persone e non può essere legata al ruolo che ricoprono.

È proprio l’ex ad di Trenitalia e Rfi, che a poche ore dalla sentenza degli ermellini si è costituito nel carcere di Orvieto, dove è attualmente recluso, a parlare per primo di un «precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager»: in un colloquio con il Corriere della Sera, Moretti commenta, dopo la sentenza, di essere pronto ad andare in carcere, «senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta, come si sa. Vado, e spero che non sia per troppo tempo». Probabilmente, data l’età – oggi ha 72 anni, ai tempi ne aveva 55 – l’uomo che dotò l’Italia dell’Alta Velocità e consegnò gli albori a Leonardo Spa andrà ai domiciliari.

La difesa prepara la richiesta dei domiciliari

L’avvocata Ambra Giovene, legale dell’ex ad, presenterà l’istanza appena sarà possibile. Ma intanto si dice amareggiata perché la decisione con cui la Cassazione ha confermato le 11 condanne inflitte nel processo d’appello ter, e dunque la sorte toccata al manager di finire dietro le sbarre, lasciano «un profondo senso di ingiustizia. Le conseguenze sono molto pesanti e finiscono per colpire persone che, a nostro avviso, non avrebbero dovuto essere condannate. Le risultanze processuali, infatti – fa notare ancora la legale – escludono responsabilità di Mauro Moretti, nonostante la gravità della tragedia e il dolore causato da quei fatti. Eppure è in carcere, dove si è presentato spontaneamente per ottemperare al provvedimento dell’autorità giudiziaria. Una scelta che testimonia il suo rispetto per le istituzioni».

Il dibattito sulla responsabilità dei manager

Anche il mondo politico commenta quanto accaduto: per il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto, capogruppo in commissione Giustizia di Palazzo Madama, la cosa che davvero colpisce della vicenda è che la sentenza che priva Moretti della sua libertà «sposta verso il vertice dei grandi gruppi il perimetro della responsabilità penale, lungo un confine, tra chi dirige un gruppo e chi ne gestisce in concreto i rischi, molto incerto. E in materia penale l’incertezza su cosa si sarebbe dovuto fare è, di per sé, un problema. Il garantismo qui non è un favore a Moretti: è una garanzia per tutti».

Ma accanto al garantismo c’è un’esigenza di giustizia che deve arrivare a colmare almeno in parte la sofferenza delle famiglie delle vittime. Su questo interviene Deborah Bergamini, vice segretario nazionale di Forza Italia, che rinnovando la sua vicinanza alle persone colpite dalla tragedia, sottolinea che la «vera priorità di FI è stata quella di promuovere la “Legge Viareggio”, in base alla quale è stato riconosciuto un indennizzo». Un fatto che «rappresenta per l’Italia la prima normativa di questo genere».

Le famiglie: «Non c’è nulla da festeggiare»

La reazione dei familiari delle vittime è affidata a Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il Mondo che vorrei”, che nella strage perse la figlia di 21 anni, e che ha sottolineato che «non c’è nulla da festeggiare, ma soltanto da continuare a ricordare chi non c’è più. Per l’associazione, la decisione della Cassazione rappresenta la conferma delle responsabilità già accertate nei precedenti giudizi».

Soddisfazione è stata espressa anche dai legali di parte civile, che hanno definito quella pronunciata dalla Suprema Corte una sentenza destinata a «segnare in modo definitivo la storia giudiziaria della strage di Viareggio e ad accertare le responsabilità per una delle più gravi tragedie ferroviarie del Paese».

A poche ore dal 17esimo anniversario della strage, Marco Piagentini, uno dei familiari delle vittime, fa notare che quest’anno sarà una ricorrenza «totalmente diversa, anche perché è chiaro che adesso è posta la parola fine. Sono state accertate le responsabilità e sono stati condannati i responsabili».

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA