Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Enrico Costa commenta le nuove norme sul processo mediatico e la comunicazione giudiziaria e dice la sua sul fenomeno Vannacci
«Il processo mediatico segue un percorso opposto al processo reale: per questo sono necessari dei correttivi volti a restituire la reputazione a chi viene giudicato innocente». Così Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, firmatario del provvedimento che ha come obiettivo il risarcimento reputazionale delle vittime di malagiustizia. Costa si è detto poi favorevole alla responsabilità civile dei magistrati su cui, nella maggioranza, convivono sensibilità diverse.
Onorevole Costa, è passato alla Camera il provvedimento a sua firma che stabilisce l’obbligo a restituire la reputazione minata da provvedimenti giudiziari. A cosa mira?
«Anzitutto c’è stato un segnale significativo: non ci sono stati voti contrari. Oggi il procedimento penale viene recepito mediaticamente in modo non coerente con il suo sviluppo: il cuore del procedimento penale è il dibattimento. E la sentenza è il momento in cui cambiano la vita, l’immagine e la reputazione di una persona. Oggi invece assistiamo a un percorso capovolto: l’ossessione mediatica si costruisce sulla base delle indagini, che per loro natura hanno luogo in una fase in cui il pm, che è una parte, svolge un ruolo da protagonista. In questo modo all’opinione pubblica viene trasferita l’idea che le accuse e le contestazioni siano qualcosa di definitivo e non di provvisorio, come invece sono».
Qualcuno ha parlato di legge bavaglio e ha contestato l’obbligo per le testate di pubblicare la notizia delle assoluzioni.
«Il punto è questo: garantire che quando viene sancita l’innocenza di una persona, questa persona sia la stessa di quella che è entrata nella vicenda giudiziaria: come immagine, come reputazione e come portafoglio. Quando qualcuno viene assolto, le lancette della reputazione devono essere riportate alla fase precedente le accuse. In questo senso va letto il tentativo di normare a livello mediatico la comunicazione giudiziaria. Se sono state pubblicate notizie sulle contestazioni a carico di una persona, credo che con la stessa enfasi debba essere data la notizia di una sentenza di assoluzione. Si tratta semplicemente del rispetto della presunzione di innocenza anche sul piano mediatico».
Anche il Csm recentemente ha approvato le linee guida “anti-gogna”, tra l’altro opponendosi alle richieste della sinistra giudiziaria di Area. Da questo punto di vista vede dei segnali positivi dalla magistratura?
«Quelle linee guida avrei potuto scriverle e sottoscriverle. Nascono da un percorso e da un dialogo che abbiamo avviato noi nel corso degli anni. Si tratta di un percorso culturale: una volta – e un po’ anche oggi – maggiore era l’esposizione mediatica dei magistrati, più possibilità avevano di fare carriera. Un tempo la giustizia-spettacolo era animata dalle procure, oggi lo è da alcune redazioni. Per questo è importante che la comunicazione giudiziaria non alimenti l’ossessione mediatica».
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Parla solo dei magistrati o anche degli avvocati?
«Mi amareggia molto vedere dei colleghi avvocati commentare in tv, su procedimenti in cui sono difensori, atti giudiziari diffusi dalla A alla Z quando la legge imporrebbe di non farlo».
Lei si è speso molto anche sulla responsabilità civile dei magistrati. Su questo ci sono sensibilità diverse nella stessa maggioranza: il ministro Nordio si è detto contrario. In effetti non crede che il tema sia piuttosto quello della responsabilità professionale e quindi del disciplinare del Csm?
«Su questo tema c’è un fraintendimento di fondo, perché si interpreta la responsabilità civile come uno strumento sanzionatorio. Da questo punto di vista, condivido il ragionamento del ministro Nordio, che sostiene che il magistrato patisce di più una conseguenza sulla carriera che sul portafoglio, visto che è assicurato. Ma il tema è un altro: perché la responsabilità civile non va letta come sanzione verso la toga che ha sbagliato, ma come diritto del cittadino danneggiato dalla malagiustizia ad essere risarcito. Per quel cittadino non ha rilievo da dove giunga il risarcimento, se dall’assicurazione, dal magistrato o dallo Stato; gli interessa semplicemente essere risarcito. Con la nostra proposta vogliamo semplicemente sancire il diritto del cittadino al risarcimento. Su questo credo che si possa essere tutti d’accordo, compresi i magistrati».
La sconfitta al referendum ha ridotto lo spazio d’azione su tutti questi temi?
«I cittadini hanno bocciato una riforma costituzionale, non hanno bocciato qualsiasi riforma migliorativa della giustizia. Non ha senso tornare sulle ragioni che hanno portato alla vittoria del No; piuttosto, è necessario rilanciare su alcuni temi fondamentali rispetto a cui Forza Italia è in prima linea, anche perché i 13 milioni di italiani che hanno votato Sì non si aspettano che noi voltiamo pagina solo perché al referendum ha prevalso il No. Ci sono battaglie garantiste e liberali che vanno portate avanti».
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Forza Italia è l’anima moderata della coalizione di centrodestra. Confermate la vostra linea del “mai con Vannacci”?
«Noi saremo in coalizione con chi condivide le nostre posizioni e i nostri valori. Mi chiedo piuttosto se Vannacci non stia cercando di danneggiare la destra più che la sinistra e se questo non lo trasformi, nella sostanza, nel migliore alleato di Schlein e Conte. Noi, dal canto nostro, chiediamo che venga rispettato un percorso che dura da trent’anni e che si è distinto sulla difesa delle garanzie e delle libertà. Su questi temi non abbiamo bisogno di lezioni da nessuno».
Sono passati tre anni dalla morte di Silvio Berlusconi. Che eredità politica vi ha lasciato il Cavaliere?
«Se oggi in Italia c’è una coalizione che governa a livello nazionale e in moltissimi territori è merito dell’intuizione di Berlusconi. Nel ’94 il Cavaliere ha posto le basi per un percorso di omogeneità e di credibilità. Dall’altra parte, nel campo largo, non hanno avuto e non hanno tuttora una figura avvicinabile a Berlusconi e proprio per questo ci sono forze politiche che stanno insieme senza avere nulla in comune, si uniscono nei momenti elettorali e cadono alla prima curva».






























