27 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Giu, 2026

Caso Silvestro, il senatore di FI indagato per violenza sessuale. Sotto inchiesta anche un carabiniere

Secondo Repubblica il fascicolo è arrivato alla Procura di Roma. Il parlamentare di Forza Italia respinge le accuse e si dice pronto a chiarire ogni aspetto della vicenda


La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per le ipotesi di violenza sessuale e tentata violenza privata nei confronti del senatore di Forza Italia Francesco Silvestro e di un carabiniere Antonio P. Entrambi iscritti nel registro degli indagati dopo la denuncia presentata da un’imprenditrice. Sulla prima violenza subita possono esistere i dubbi dovuti a un’accusa che deve ancora fare il suo iter in tribunale. Sulla seconda, la reazione del senatore, non esistono dubbi di sorta. Silvestro, anche presidente della Commissione bicamerale per gli Affari regionali, ha infatti risposto alla notizia della denuncia per violenza sessuale a suo carico con queste parole: «Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale. Magari mi vuole estorcere qualcosa. Poi ci divertiamo». Le ha pronunciate al telefono con una giornalista di Repubblica, il giornale che sabato 7 giugno ha reso pubblica la querela. Nessun fraintendimento le spiega. Significano esattamente quel che intendevano dire.

La donna che ha denunciato, un’agente di commercio specializzata in vini di pregio — ha replicato stupita: «Non pensavo di dover subire anche questo». Parole pacate, che oltre alla violenza denunciata riportano alla luce un’altra intimidazione subita, a opera di un militare. Ma andiamo con ordine.

Il caso


È il 25 febbraio 2025, siamo negli uffici parlamentari di San Luigi dei Francesi, a Roma. La rappresentante, in precedenza era stata contattata da un carabiniere — indicato nell’esposto con le iniziali A.P., lontano parente del senatore — doveva discutere una fornitura di champagne e vini destinata alla villa che Silvestro stava inaugurando a Capri. La trattativa però dura poco: il senatore avrebbe cominciato con allusioni sul vino, che «fa perdere i freni inibitori», fino a spingere un tavolino contro il divano per bloccarla, costringendola a subire un rapporto non consensuale. La donna esce in lacrime. Ad aspettarla c’è un amico.

Passano più di quattrocento giorni: il trauma, la terapia, e le pressioni dello stesso carabiniere che l’aveva accompagnata, il quale — sempre secondo l’esposto — l’avrebbe scoraggiata dal procedere paventando conseguenze sulla sua carriera. L’ordinativo di vini, circa 7.000 euro, viene cestinato. Poi arriva la decisione di denunciare.

Silvestro nega i fatti e ha tutto il diritto di farlo. Ma la difesa che ha scelto — il confronto tra il proprio aspetto fisico e quello della presunta vittima, l’ipotesi dell’estorsione, il «poi ci divertiamo» — ha trasformato in poche ore un caso giudiziario in un caso politico di tutt’altra portata. Il giorno seguente ha diffuso un comunicato in cui chiedeva scusa per le «espressioni colloquiali» che «possono aver generato fraintendimenti». Una retromarcia che non ha convinto nessuno, a partire dalla diretta interessata.

Gli accertamenti

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha attivato la procedura interna prevista dall’articolo 67 del regolamento, chiedendo ai questori gli accertamenti necessari, con un incontro fissato per martedì. In maggioranza, la capogruppo Stefania Craxi ha preso le distanze dalle parole — «errate e lontane dai valori del partito» — senza chiedere a Silvestro alcun passo indietro dagli incarichi che ricopre. Dall’opposizione, la vicepresidente del Senato Anna Rossomando è stata più diretta: «Nel 2026 “io sono un bel ragazzo, lei una signora normale” rappresenta la peggiore cultura sui rapporti uomo-donna».

Quello che resta, al netto del procedimento che la Procura dovrà istruire, non è una condanna. È un profilo. Un uomo che alla notizia di una denuncia per stupro risponde tirando in ballo il proprio aspetto fisico e quello della presunta vittima, che usa il verbo «divertirsi» come se commentasse una lite tra vicini, e che si scusa per le scuse senza mai sembrare a contatto con la gravità di ciò che gli viene contestato. Le accuse le valuterà la magistratura. Il personaggio a cui sono rivolte, invece, si è descritto da solo.

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