28 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Mag, 2026

Alex Pineschi, chi era il contractor italiano ucciso in Ucraina

Alex Pineschi

Il 42enne, originario di La Spezia, combatteva da mesi al fianco delle forze armate ucraine. In passato aveva addestrato i peshmerga contro l’Isis e raccontato quell’esperienza in un libro


Un contractor italiano è stato ucciso in Ucraina. Si chiamava Alex Pineschi, aveva 42 anni ed era originario di La Spezia. A dare la notizia è stata l’associazione di volontari Memorial con un messaggio pubblicato online:

«Il nostro amato fratello è morto sul campo di battaglia».

Alex Pineschi combatteva al fianco delle forze armate di Kiev e avrebbe fatto parte delle forze speciali dell’intelligence del ministero della Difesa ucraina.

Chi era Alex Pineschi

Pineschi era molto conosciuto alla Spezia. Negli anni aveva operato come contractor in diversi teatri di guerra, tra cui Siria e Kurdistan. Dopo avere addestrato i peshmerga nella lotta contro l’Isis, aveva raccontato quell’esperienza nel libro “Peshmerga – Di fronte alla morte”. Aveva inoltre pubblicato altri due volumi ed era considerato un esperto di tiro di precisione.

L’inchiesta in Italia poi archiviata

Al rientro in Italia dall’esperienza in Kurdistan, la procura della Spezia aveva aperto un’indagine nei suoi confronti ipotizzando il reato di mercenariato. L’inchiesta però si era conclusa con l’archiviazione, richiesta dallo stesso pubblico ministero, dopo il riconoscimento del suo ruolo di volontario e non di mercenario.

Da mesi combatteva in Ucraina

Secondo quanto si apprende, Pineschi operava in Ucraina da alcuni mesi con un contratto sottoscritto con le forze armate di Kiev. Avrebbe compiuto 43 anni il prossimo 17 ottobre. La notizia della sua morte è stata comunicata al padre nelle ultime ore.

La guerra in Iraq contro l’Isis

«Una mattina ti svegli e senti una chiamata, come un religioso». Così Alex Pineschi raccontava la decisione che gli cambiò la vita e lo portò in Iraq a combattere contro l’Isis. Ex alpino, contractor ed esperto di tiro difensivo, Pineschi aveva lasciato casa, famiglia e fidanzata per raggiungere il Kurdistan iracheno senza sapere cosa avrebbe trovato. Dopo giorni passati tra le basi peshmerga nel tentativo di arruolarsi, arrivò finalmente la possibilità di combattere.

Fu il primo volontario italiano a scontrarsi contro i miliziani dello Stato islamico in Iraq e il primo occidentale impiegato nelle unità speciali peshmerga.

“Mosul era l’inferno”

Tra tutte le battaglie vissute, Pineschi indicava Mosul come la più devastante. «Era l’inferno, non lo posso definire in altro modo», raccontava nell’intervista al Giornale. «La cosa peggiore è stata vedere morire innocenti. Una volta una bambina che non arrivava neanche ai sei anni è spirata tra le mie braccia». Pur ammettendo di avere avuto paura di morire, spiegava di non essersi mai fermato: «Ho fatto tanto per arrivare fino a qui e dovrei fermarmi per la paura? Non avrebbe avuto senso».

Per Pineschi la guerra non era solo combattimento ma anche destino personale: «Credo che ognuno abbia il suo percorso. Il mio? Quello di aiutare gli altri».

L’ultimo post

Su Instagram l’ultimo post di Pineschi descrive la vita, lo faceva anche con i libri. E diceva. «Nessuno ti insegna a tornare dalla guerra. A passare dal suono dei colpi al silenzio di una stanza. Dormire tranquillo dopo anni passati sveglio. A camminare tra la gente come se niente fosse, mentre dentro non è più niente come prima. La guerra non finisce quando la missione finisce.

Resta dentro, cambia il modo in cui pensi, in cui respiri, in cui guardi il mondo. Poi impari a combattere di nuovo, non contro un nemico ma contro te stesso. Contro il rumore, contro i ricordi, contro quel vuoto che arriva quando smetti di sopravvivere e devi ricominciare a vivere».

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