22 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Mag, 2026

Flotilla, la Procura di Roma valuta anche tortura e violenza sessuale

La Procura di Roma amplia l’inchiesta sull’abbordaggio della Flotilla. Gli attivisti parlano di umiliazioni, taser e detenzione in container con filo spinato.


Circa cinquanta attivisti della Global Sumud Flotilla sarebbero stati ricoverati a Istanbul per le lesioni riportate durante la detenzione in Israele. Tra loro ci sarebbe anche un italiano. Intanto la Procura di Roma allarga il fascicolo sull’abbordaggio delle imbarcazioni e valuta nuovi reati, tra cui tortura e violenza sessuale.

Un italiano ricoverato a Istanbul

Secondo quanto riferito dalla portavoce italiana della Flotilla Maria Elena Delia, molti attivisti avrebbero riportato «lesioni serie» e alcuni sarebbero ancora sotto shock psicologico. «Stiamo cercando di avere notizie sulle condizioni dell’italiano ricoverato», ha spiegato Delia.

La Procura di Roma valuta nuovi reati

I magistrati di piazzale Clodio, che già indagano per sequestro di persona, stanno ora valutando anche le ipotesi di tortura e violenza sessuale. Gli investigatori analizzeranno il video diffuso sui social dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, in cui gli attivisti appaiono inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena.

La Procura sta inoltre raccogliendo le testimonianze degli italiani rientrati, tra cui il deputato del M5S Dario Carotenuto.

Gli attivisti: «Eravamo senza diritti»

Durissime le accuse lanciate dagli attivisti toscani Dario Salvetti e Antonella Bundu durante una conferenza stampa dopo il rientro in Italia. «Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante», hanno dichiarato raccontando di container circondati da filo spinato, assenza di acqua e cibo, persone ammanettate e costrette a restare con la testa abbassata.

Secondo il loro racconto, alcuni attivisti sarebbero stati colpiti con taser anche mentre erano bagnati e altri avrebbero subito molestie sessuali.

«Fascette fino a far sanguinare le mani»

Salvetti e Bundu raccontano di persone costrette a restare ammanettate per ore con fascette strettissime. «Abbiamo visto gente implorare di allargarle perché aveva le mani sanguinanti», hanno detto. Gli attivisti parlano anche di colpi sparati con pallini e di un liquido giallo spruzzato con cannoni ad acqua per costringerli a entrare nei container.

I legali preparano una denuncia per tortura

Il team legale italiano della Flotilla sta raccogliendo le testimonianze degli attivisti rientrati e prepara un’integrazione alla denuncia depositata il 19 maggio alla Procura di Roma. Le avvocate valuteranno tutti i possibili reati emersi dalle testimonianze, comprese le accuse di tortura.

Gli attivisti: «Non ci hanno piegato»

Nonostante le accuse e le condizioni denunciate, gli attivisti insistono sulla necessità di continuare la mobilitazione per Gaza. «Il silenzio non è più accettabile», hanno dichiarato, chiedendo una campagna internazionale di boicottaggio contro Israele simile a quella contro il Sudafrica dell’apartheid.

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