La conquista delle due Camere da parte dei Democratici indebolisce Trump e alimenta l’ottimismo delle Borse. Listini europei in forte rialzo, petrolio in calo e oro sopra i 4.060 dollari. Ma la guerra contro l’Iran e l’incertezza energetica continuano a preoccupare i mercati.
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Trump perde, le Borse festeggiano. Non una scelta politica, ma per una ragione molto più concreta: gli investitori vedono nella sconfitta del presidente americano un possibile argine alle sue politiche più imprevedibili e, soprattutto, ai rischi che queste hanno scaricato sull’economia mondiale come si è visto con l’attacco all’Iran.
La conquista di entrambe le Camere del Congresso da parte dei Democratici ridisegna gli equilibri di Washington e manda un segnale che i mercati sembrano apprezzare immediatamente. Trump esce politicamente indebolito, la sua agenda economica rischia di incontrare ostacoli più consistenti e la prospettiva di un Congresso meno disposto ad assecondare ogni iniziativa della Casa Bianca apre la strada a un possibile riequilibrio dei poteri. Per gli investitori, abituati a misurare ogni giorno il costo dell’incertezza, non è una notizia da poco.
Trump perde, le Borse vedono meno incertezza
Il messaggio che arriva dai mercati è piuttosto chiaro: meno spazio di manovra per Trump potrebbe significare meno scossoni alle quotazioni. Dazi, tensioni commerciali, politiche economiche aggressive e decisioni difficili da prevedere hanno rappresentato una fonte costante di nervosismo. Un Congresso controllato dai Democratici potrebbe invece frenare alcune delle iniziative presidenziali, rendendo più complicata l’approvazione di nuovi interventi e riducendo i margini per un’ulteriore espansione fiscale. Non significa che Washington ritroverà automaticamente la stabilità, ma almeno gli investitori intravedono un possibile contrappeso al potere della Casa Bianca.
La reazione è evidente sui listini europei. Francoforte guadagna il 2,4%, Parigi l’1,96% e Londra l’1,9%. Milano avanza del 2,18%, supera quota 51mila punti e trova nelle banche il principale motore del rialzo: Anche Wall Street parte con il segno positivo.
A pagare il conto più salato sono i titoli della scuderia di Elon Musk: Space X in apertura perde il 2,9% e Tesla il 3%. L’uomo più ricco del mondo aveva investito 500 milioni per sostenere le candidature Maga. In particolare avrebbe speso oltre 220 milioni di dollari per l’ultraconservatore Ken Paxton in Texas, ma il seggio al Senato e’ andato al democratico James Talarico, 37 anni. Musk ha commentato con sarcasmo su X: “Ho l’impressione che l’interferenza dei miei laser spaziali nelle elezioni non abbia funzionato questa volta”.
Spread in calo e rendimenti italiani sotto osservazione
Scende inoltre lo spread tra Btp e Bund, a 107 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano si porta al 4,36%. È il paradosso soltanto apparente di una giornata in cui la politica americana diventa un fattore di sostegno per le attività finanziarie. La sconfitta di Trump viene letta come una possibile riduzione del rischio politico, mentre gli investitori cercano punti di riferimento dopo mesi di tensioni e continue oscillazioni.
Resta però una cautela importante: il nuovo equilibrio parlamentare potrebbe avere conseguenze anche sugli investimenti americani, soprattutto quelli destinati alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, uno dei grandi motori delle aspettative di crescita.
Sul fondo rimane poi l’incognita più pesante: la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Qui l’entusiasmo dei mercati azionari convive con una realtà decisamente meno rassicurante. Trump ha dichiarato che Washington non ha piani immediati per attaccare Teheran, ma le operazioni militari continuano. Gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi sull’isola iraniana di Qeshm e i tentativi di mediazione, anche attraverso il Qatar, non hanno ancora prodotto risultati concreti. Le distanze tra Washington e Teheran restano ampie. Eppure il petrolio arretra pesantemente.
Brent e gas in discesa, ma resta il rischio energetico
Il Brent perde quasi il 9% e scende a 94,3 dollari al barile, mentre il Wti lascia sul terreno il 7,8%, a 88,6 dollari. Una flessione che riflette le aspettative di una possibile attenuazione delle tensioni. Scende anche il gas europeo, con il Ttf di Amsterdam in calo di oltre il 4%, a 87,4 euro per megawattora. La situazione delle forniture resta tuttavia delicata: gli stoccaggi europei sono sotto il 75% della capacità e ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni per questo periodo. L’eventuale raffreddamento delle temperature e i rischi legati allo Stretto di Hormuz continuano a rappresentare una minaccia.
A completare il quadro c’è l’oro, che guadagna oltre il 3,3% e torna sopra i 4.060 dollari l’oncia. Il metallo prezioso beneficia del dollaro ai minimi delle ultime quattro settimane e della discesa dei rendimenti dei Treasury americani. Il mercato, insomma, sta scommettendo su due possibili cambiamenti: un Trump politicamente più debole e un conflitto in Medio Oriente che potrebbe finalmente imboccare la strada della de-escalation. Ma nessuna delle due partite è ancora chiusa.
































