L’approvazione del ddl sul nucleare riporta l’Italia dentro il dibattito energetico europeo. Tra sicurezza energetica, decarbonizzazione e nuove tecnologie, il governo prova a chiudere una stagione di veti che ha segnato il settore per decenni
Un primo passo che deve portarci a riguadagnare il controllo sulla nostra energia. La Camera ha approvato la legge delega per la reintroduzione dell’energia nucleare nel mix di generazione nazionale dell’energia elettrica. Un punto fermo in un percorso sinora piuttosto lento rispetto all’oggettiva urgenza che ha l’Italia di ripartire col nucleare.
Era maggio 2023, quando la Camera approvò con voto bi-partisan 2 mozioni, una presentata dalla maggioranza, una da Azione e Italia Viva, che chiedevano al governo di proporre quanto necessario per tornare a produrre in Italia energia elettronucleare.
A fine 2024 la proposta di legge di iniziativa popolare, su iniziativa di Azione insieme con molte associazioni, che da anni promuovono informazione di qualità sul nucleare; poi la proposta del governo, e infine, ieri, il primo risultato concreto, con il voto ancora una volta bi-partisan, perché Azione e il PdL hanno votato a favore, nel merito. L’auspicio è che ora si proceda più speditamente: approvazione al Senato e decreti attuativi.
Una scelta cruciale per la competitività del Paese
Il nucleare non è un desiderio o un capriccio; il nucleare serve per mantenere le bollette degli italiani competitive, a prescindere dal prezzo del gas. Lo dimostra l’esperienza empirica proveniente da altri Paesi e ancora più accuratamente i risultati delle simulazioni di scenario, eseguite tenendo conto dei reali profili orari di generazione solare ed eolica e della domanda attesa in Italia nei prossimi anni, nel caso che – come tutti auspichiamo – il nostro Paese rimanga ancora una potenza industriale. Infatti, fintantoché il gas costa non più di 20 euro/MWh, produrre l’energia elettrica con un mix di idroelettrico, geotermico, solare, eolico e un 50% a gas è la soluzione più economica, sebbene non quella che riduce al minimo le emissioni di gas serra.
Ma un tale mix non “scherma” le nostre bollette dalle fluttuazioni del prezzo del gas, che dipendono da fatti al di fuori del nostro controllo. Allora, chi non ha confidenza con le simulazioni può pensare che la soluzione sia installare molta più potenza solare ed eolica (per la verità di eolica non molta, perché l’Italia non ha abbastanza vento) e tante batterie, in modo da rendere minima, possibilmente nulla, la quota a gas. Insomma andare verso uno scenario 100% rinnovabili. In questo modo, effettivamente, le bollette italiane diverrebbero insensibili al prezzo del gas, costanti nel tempo, peraltro con emissioni di gas serra drasticamente ridotte, ma rimarrebbero – ahimè – costantemente alte al valore che si raggiungerebbe con il mix rinnovabili-gas, quando il prezzo del gas fosse intorno a 80-90 euro/MWh.
Il dibattito europeo
Occorre a questo punto osservare che per molti anni il nucleare non è comparso nemmeno nelle simulazioni proposte al decisore politico dai nostri organismi di ricerca, dotati peraltro di ottime competenze nel campo. Nei modelli, l’interruttore “nucleare” veniva tenuto in posizione off. Dunque l’unica discussione era riservata al “quanto” di gas e rinnovabili. Infatti, in Europa, siamo stati per 20 anni abbagliati da scelte a-scientifiche che hanno tagliato fuori, con la giusta motivazione della lotta alle emissioni, la tecnologia che ce le ha più basse di tutte le altre (il nucleare emette nel ciclo di vita 6 grammi di CO2 per kWh, contro i 40 del fotovoltaico), la sola (insieme con l’idroelettrico) in grado di produrre elettricità continua per 8.200 ore all’anno, e che, se non penalizzata con regole astruse, è in grado di farlo a costi molto competitivi.
La svolta post Covid
Sono stati anni difficili, ma il bagno di realismo post Covid, ha segnato una svolta. L’impennata straordinaria dei prezzi del gas, impazziti già prima dell’invasione russa dell’Ucraina e ancora di più dopo, hanno drammaticamente dimostrato che i prezzi dell’elettricità in molti Paesi europei dipendevano ancora completamente dal prezzo del gas, nonostante la buriana di oltre 1.000 miliardi di incentivi a sostegno di solare ed eolico. E come sempre accade, nei momenti difficili, i numeri prevalgono sulle chiacchiere.
Così da un paio d’anni il nucleare di terza generazione è entrato nella tassonomia europea delle tecnologie idonee alla transizione, parificato a solare ed eolico. Non è questione di lana caprina: parificato significa che può essere remunerato con gli stessi strumenti di solare ed eolico, in deroga alla disciplina sugli aiuti di Stato. In pratica, d’ora in poi, ogni Stato membro può remunerare un impianto nucleare di terza generazione prelevando ed immettendo in rete tutta l’energia generata, remunerandola a tariffa fissa, determinata con una gara al ribasso.
Ora il nucleare non deve ceder il passo a solare ed eolico, uniche tecnologie sinora con priorità di dispacciamento, prima dell’allargamento al nucleare; non è più costretto a produrre energia per molte meno ore di quanto potrebbe, generandola perciò a costi più alti, con un forte rischio di invenduto che aumenta il tasso di sconto dei finanziamenti e, in un circolo vizioso, ulteriormente il costo di generazione. Un giochetto perverso contro il nucleare che i leader verdi europei, che conobbi a Bruxelles tra 2001 e 2006, avevano ben chiaro e riuscirono ad attuare.
Il taglio dei costi
Se ora avremo la determinazione di andare avanti, di dire la verità agli italiani, di non temere l’inevitabile sacca di rumorosi contrari, avvieremo la costruzione in Italia di una flotta di reattori di terza generazione, che produrrà energia pulita, rispettosa dell’ambiente e continua a un costo intorno a 75-80 euro/MWh per i primi 30 anni di esercizio; poi, dopo l’ammortamento dell’investimento iniziale, per ulteriori 30 anni gli stessi reattori produrranno energia a un costo intorno a 35 euro/MWh; e trascorsi i 60 anni di vita utile garantiti dai costruttori, con un modesto investimento si potrà procedere ad estenderne la vita di ulteriori 25 anni, durante i quali il costo di generazione sarà dell’ordine di 40 euro/MWh.
E così il mix ideale per l’Italia, quello che ridurrà le emissioni e le bollette, vedrà il 50% dell’energia elettrica prodotta in continuità da nucleare e il resto della domanda soddisfatta da idroelettrico, geotermico, solare, eolico e batterie. E la nostra energia e la nostra industria non dipenderanno più da fatti al di fuori del nostro controllo.
































