19 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Mag, 2026

Cottarelli boccia il pressing di Meloni su Ue. «Non è ancora recessione»

Carlo Cottarelli

L’economista Carlo Cottarelli frena la richiesta italiana di maggiore flessibilità all’Unione europea per affrontare la crisi energetica: «Sarebbe giusto intervenire in caso di recessione, ma oggi non siamo ancora a quel punto»


«La lettera con cui la premier Meloni ha formalizzato alla presidente Ursula von der Leyen la richiesta di estendere alle spese per l’energia la deroga al Patto di stabilità prevista per Safe – il progetto legato alla Difesa -, mi è sembrata un po’ prematura, perché sarebbe giustissimo attivare la leva dei soldi pubblici di fronte a una recessione, ma non siamo a questo punto».

Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, interviene sul confronto serrato tra la Commissione europea e il governo italiano. Dalla discussione intorno ai tavoli istituzionali nelle sedi Ue, si è passati all’ufficialità della via diplomatica: una richiesta formale di una maggiore flessibilità per poter fronteggiare la crisi dovuta al blocco dello Stretto di Hormuz, e garantire i necessari sostegni alle famiglie e alle imprese, con “allegato” l’avvertimento di un maggiore impegno italiano per la difesa a rischio.

Professore, ci spieghi meglio.

«Qualche settimana fa il governo ha presentato il Documento di finanza pubblica (Dfp) con la previsione di una crescita modesta – ma noi abbiamo sempre una crescita modesta -, comunque di segno positivo, anche se qualche decimo di punto più bassa del previsto. Quindi non mi pare si possa parlare di recessione. Le regole del Patto di stabilità consentono uno sforamento nel caso di shock esterni, che non dipendono cioè dal Paese, ma devono avere un impatto significativo sulle finanze pubbliche, nel senso che bisogna intervenire mettendo in campo manovre espansive per evitare una recessione, ma al momento non siamo in questa situazione. Certo le cose potrebbero peggiorare, vedremo cosa succederà nei prossimi giorni».

Per quale motivo allora, secondo lei, la presidente del Consiglio ha deciso di forzare la mano e intensificare il pressing su Bruxelles?

«Che ci sia una recessione è da vedere, la cosa sicura è che il prossimo anno ci saranno le elezioni…».

Pensa che la rigidità di Bruxelles possa spiegarsi, oltre che con i nostri conti, anche con un giudizio negativo sulla nostra politica energetica? Un report della Commissione europea sull’attuazione del REPowerEU, pubblicato ieri, sottolinea che tra i Ventisette l’Italia è il Paese con i prezzi dell’energia più alti, a causa della dipendenza dall’oneroso gas naturale, della sua limitata flessibilità in termini di fonti non fossili e capacità di interconnessione.

«Intanto, la questione potrebbe essere messa in questi termini: lo shock tocca tutti i Paesi, come mai quindi solo l’Italia ha bisogno di intervenire? Certo, per la sua struttura l’Italia è molto esposta a questo shock. Ma se anche ci fosse il rischio di una severa recessione, non è che si possono far pesare le politiche passate, sarebbe eccessivo dire: “vabbè voi siete in questa situazione per colpa vostra”. Quanto alla dipendenza del Paese dal gas non è chi si può invertire la rotta da un giorno all’altro».

La premier ha lasciato intendere che esiste il rischio che l’Italia non attivi il programma Safe per le spese nell’ambito della Difesa, una sorta di do ut des?

«Si potrebbe controbattere che la spesa militare creerà posti lavoro e così si aiuta comunque l’economia. Certo molto dipenderà da come verranno impiegate le risorse: se sono destinate all’acquisto di armi dall’America, o anche da qualche Stato europeo, l’effetto espansivo non ci sarà. Ma al di là di questo, non vedo modi migliori per dare una spinta all’economia».

Giovedì la Commissione europea pubblicherà le previsioni economiche di primavera, con le prime stime nero su bianco sull’impatto della crisi in Medio Oriente sul Vecchio Continente. Che scenario si aspetta?

«Mi aspetto una riduzione della crescita prevista per l’Europa, e per l’economia italiana una previsione non lontana da quella diffusa dal governo a fine aprile. Niente recessione quindi. Poi se la situazione in Medio Oriente dovesse precipitare, il petrolio dovesse arrivare a 200 dollari al barile, il quadro cambierebbe».

L’inflazione è tornata a correre e in molti scommettono in un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Bce a giugno. La storia si ripete?

«No, l’inflazione esplosa nel 2021 era stata causata da politiche monetarie e di bilancio troppo espansive per uscire dal Covid, aumentarono i prezzi di tutte le materie prime. Quello attuale è invece uno shock da offerta, pertanto credo che se aumentasse i tassi in questo momento la Bce commetterebbe un errore. Inoltre, nel 2022 l’inflazione superò l’11%, fortunatamente ora parliamo di un livello molto più basso, che è comunque problematico perché il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti è già stato eroso, non aveva ancora recuperato lo shock del 2021-2022: nel 2025 eravamo ancora 7,8 punti sotto il livello del 2021».

Pochi giorni fa, da Aquisgrana, l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, è tornato a scuotere l’Europa. Un altro appello destinato a cadere nel vuoto?

«Temo di sì. Il problema è la difficoltà a cedere sovranità, di fare cose insieme perché ancora non ci sentiamo abbastanza europei. Draghi parla di un federalismo pragmatico, ma io temo che i freni che bloccano un federalismo anche ideologico siano gli stessi che frenano un federalismo pragmatico, nel senso che credo sarà difficile anche fare accordi limitati. Ma si deve tentare. Per rendere la pillola più digeribile per i Paesi del Nord, refrattari a questo federalismo pragmatico, sarebbe meglio focalizzarsi su quelle cose che non richiedono l’emissione di eurobond, come semplificazioni burocratiche o misure che favoriscono la crescita dimensionale delle nostre imprese».

Per un debito comune i tempi non sono quindi ancora maturi…

«La più grande operazione di debito comune finora è stata il Next Generation Eu, ma ora addirittura non si vogliono rinnovare i titoli che arrivano alla scadenza, un’assurdità. Adesso sarebbe davvero il caso di dire: “facciamo qualcosa con il deficit comune”. Ma visto che non sembra possibile, almeno si faccia qualcosa che non richiede emissione di debito».

La scorsa settimana l’incontro tra Trump e Xi a Pechino, dove ora è atteso l’arrivo di Putin: sullo scacchiere mondiale si sta svolgendo una partita a tre. E l’Europa continua a restare fuori dal campo.

«Per forza, perché non c’è nessuno che possa parlare di politica estera a nome dell’Europa: non può essere Kaja Kallas (Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, ndr), perché non ha un mandato per farlo. Se tutti i capi degli Stati europei parlassero con una sola voce magari Trump li ascolterebbe, come è accaduto con la Groenlandia».

Tornando in Italia, tra qualche giorno scadrà il terzo taglio delle accise sui carburanti. La cassa piange e la caccia alle risorse non pare si stia rivelando fortunata. Come dovrebbe muoversi il governo?

«Intanto non c’è la necessità di sforare, ma se anche sforassimo la domanda sarebbe come usiamo i soldi che chiediamo in prestito agli italiani. Occorre concentrarsi su misure mirate a chi ha davvero bisogno, ed evitare interventi come il taglio delle accise di cui non solo usufruiscono tutti – pure chi non ne ha necessità quindi – ma tende anche a incoraggiare il consumo di un prodotto divenuto scarso: i prezzi aumentano perché il prodotto benzina e il prodotto gasolio sono diventati scarsi. Diamo i soldi a chi ne ha davvero bisogno, spetterà a queste persone decidere come spenderli, se comprare idrocarburi a un prezzo più alto, o trovare soluzioni alternative, magari come comprare una bicicletta».

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA