Gli Stati Uniti votano il 3 novembre per rinnovare il Congresso. Dalla mezzanotte italiana i primi seggi chiusi, tra le 2 e le 5 le sfide decisive, dalle 7 il primo bilancio politico. Tutti gli orari e gli Stati da seguire nella notte che può cambiare la presidenza Trump
SPECIALE MIDTERM USA 2026 – GLI ARTICOLI
Martedì 3 novembre gli Stati Uniti tornano alle urne per le elezioni di metà mandato, le midterm 2026. In palio ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti, 35 seggi del Senato e 36 governatorati, oltre a migliaia di incarichi statali e locali. Un voto decisivo per il futuro della presidenza di Donald Trump e per gli equilibri politici degli ultimi due anni del suo mandato.
Per i lettori italiani, la notte da seguire è quella tra martedì 3 e mercoledì 4 novembre. Ma gli Stati Uniti attraversano sei fusi orari e non esiste un unico momento di chiusura delle urne. I risultati arriveranno progressivamente, dalla costa orientale a quella occidentale.
Ecco la timeline della notte elettorale, interamente convertita nell’ora italiana, con gli orari di chiusura dei seggi, i primi risultati attesi, gli Stati da osservare e il momento in cui potrebbe emergere il nuovo equilibrio del Congresso.
Martedì 3 novembre, dalle 11 alle 15: aprono i seggi negli Stati Uniti
Quando in Italia è tarda mattinata, sulla costa orientale americana cominciano le operazioni di voto. Il Vermont apre già alle 11 italiane, seguito da Virginia, New Jersey, Connecticut e Kentucky intorno alle 12. Tra le 12 e le 13 aprono anche i seggi in Georgia, Florida, Pennsylvania e New York. In North Carolina e Ohio si comincia alle 12.30, in Michigan alle 13.
Le aperture proseguono verso ovest, secondo i diversi fusi orari. Non tutti gli elettori, quindi, iniziano a votare nello stesso momento. E quando sulla costa orientale arriveranno i primi risultati, in California si starà ancora votando.
Mezzanotte italiana: chiudono i primi seggi, comincia lo scrutinio
Mercoledì 4 novembre, ore 00.00 — 18.00 sulla costa orientale Usa
Le prime urne si chiudono nelle zone orientali di Indiana e Kentucky. Sono i primi risultati della notte, ma arrivano da un numero limitato di collegi e non permettono ancora di capire chi controllerà il Congresso.
Cominciano ad arrivare le prime proiezioni delle televisioni americane e dell’Associated Press. I candidati possono essere dichiarati vincitori anche prima della conclusione dello scrutinio, ma soltanto quando i dati disponibili consentono una previsione sufficientemente solida.
Ore 1: Georgia, Virginia e Florida, arrivano i primi segnali politici
19.00 sulla costa orientale Usa
È il primo passaggio politicamente significativo della notte. Chiudono i seggi in Georgia, Virginia, South Carolina, Vermont e in gran parte della Florida, oltre alle ultime zone di Indiana e Kentucky.
La Georgia è particolarmente importante per la corsa al Senato, mentre la Florida elegge anche il governatore. I risultati dei collegi della Camera, soprattutto quelli più competitivi, cominceranno a fornire indicazioni sulla capacità dei democratici di conquistare seggi ai repubblicani.
Non bisogna però confondere i primi voti scrutinati con il risultato finale: le diverse contee possono comunicare i dati in momenti differenti.
Ore 1.30: North Carolina e Ohio, due test decisivi per il Senato
19.30 sulla costa orientale Usa
Chiudono le urne in North Carolina, Ohio e West Virginia.
In North Carolina si vota per un seggio al Senato considerato strategico per i democratici. In Ohio, invece, si tiene un’elezione speciale per il Senato. Sono due delle sfide da seguire per valutare le possibilità dell’opposizione di ridurre il vantaggio repubblicano nella Camera alta.
Entro quest’ora saranno disponibili anche i primi dati di altri Stati orientali, ma sarà ancora troppo presto per trarre conclusioni nazionali.
Ore 2: Pennsylvania, Maine, Michigan e Texas, la notte entra nel vivo
20.00 sulla costa orientale Usa
È una delle ore più importanti dell’intera notte elettorale. Si chiudono le urne in numerosi Stati, tra cui Pennsylvania, Maine, New Hampshire, New Jersey, Massachusetts, Connecticut, Maryland, Delaware, Illinois, Missouri, Alabama, Mississippi, Oklahoma, Tennessee, Rhode Island, Washington D.C. e parte di North Dakota e South Dakota. Terminano le votazioni anche in alcune zone di Michigan, Texas e Kansas, oltre alla parte occidentale della Florida.
La Pennsylvania è cruciale soprattutto per i collegi competitivi della Camera. Il Maine presenta una delle sfide più osservate per il Senato, mentre Michigan e Texas possono incidere in maniera significativa sugli equilibri della Camera alta. Gran parte del Texas chiude alle 2 italiane, ma le contee di El Paso e Hudspeth chiudono alle 3.
Alle 2 italiane si apre dunque una fase decisiva: i risultati non riguardano più soltanto pochi Stati, ma una porzione consistente del Paese.
Ore 2.30: chiude l’Arkansas, si consolidano i primi risultati
20.30 sulla costa orientale Usa
L’Arkansas conclude le votazioni. Nel frattempo, negli Stati orientali chiusi da una o due ore, lo scrutinio dovrebbe essere più avanzato.
È il momento di osservare soprattutto le differenze tra i risultati delle aree urbane, suburbane e rurali. Il voto delle periferie, in particolare, può fornire indicazioni importanti sulla tenuta del consenso repubblicano e sulla capacità di recupero dei democratici.
Ore 3: New York, Arizona, Wisconsin e gli Stati del Midwest
21.00 sulla costa orientale Usa
Si chiudono le urne in New York, Arizona, Colorado, Iowa, Louisiana, Minnesota, Nebraska, New Mexico, Wisconsin e Wyoming, oltre alle ultime zone di Michigan, Texas, Kansas e degli Stati attraversati da più fusi orari, comprese le restanti zone di North Dakota e South Dakota.
Il voto dell’Iowa è importante per il Senato, quello del Wisconsin per il governatorato e per alcuni collegi della Camera. New York e California, pur essendo Stati tradizionalmente democratici, ospitano distretti congressuali che possono risultare determinanti per la maggioranza alla Camera.
Tra le 3 e le 4 italiane potrebbe emergere una prima tendenza nazionale, soprattutto se uno dei due partiti dovesse conquistare diversi collegi considerati competitivi. Ma una tendenza non equivale ancora a una maggioranza assegnata.
Ore 4: Nevada, Montana e Utah, il quadro si allarga verso ovest
22.00 sulla costa orientale Usa
Chiudono i seggi in Nevada, Montana, Utah, nella maggior parte dell’Idaho e nell’Oregon orientale.
A quest’ora le grandi reti americane avranno a disposizione risultati provenienti dalla maggior parte degli Stati orientali e centrali. Sarà possibile confrontare il numero dei seggi già assegnati con quelli ancora in bilico e valutare se la maggioranza repubblicana alla Camera sia effettivamente in pericolo.
Per il Senato, invece, la situazione potrebbe restare incerta se le sfide più combattute dovessero essere decise da margini molto ridotti.
Ore 5: chiudono California, Washington e Oregon
23.00 sulla costa orientale Usa — 20.00 sulla costa del Pacifico
È un altro momento fondamentale per la Camera dei rappresentanti. Terminano le votazioni in California, Washington, nella maggior parte dell’Oregon e nell’Idaho settentrionale.
La California elegge 52 deputati alla Camera ed è uno degli Stati più importanti per la composizione del Congresso. Alcuni suoi collegi sono competitivi, ma il largo ricorso al voto per corrispondenza può rendere particolarmente lento lo scrutinio.
Per questo motivo, anche se alle 5 italiane le urne californiane saranno chiuse, diversi risultati potrebbero restare in sospeso per giorni.
Ore 6: Hawaii e gran parte dell’Alaska, le ultime urne
Mezzanotte sulla costa orientale Usa
Chiudono i seggi alle Hawaii e nella maggior parte dell’Alaska. In quest’ultimo Stato si vota anche per un seggio al Senato particolarmente importante.
Resteranno aperti soltanto i seggi delle Aleutine occidentali, che chiuderanno alle 7 italiane.
L’Alaska utilizza un sistema di voto a preferenze ordinate: se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta delle prime preferenze, possono essere necessari ulteriori conteggi. Il risultato definitivo potrebbe quindi arrivare molto più tardi.
Ore 7: tutti i seggi sono chiusi, ma non necessariamente le partite
Mercoledì 4 novembre — 01.00 sulla costa orientale Usa
Con la chiusura degli ultimi seggi nelle Aleutine occidentali termina la fase ordinaria delle votazioni negli Stati Uniti. Lo scrutinio, però, è tutt’altro che concluso.
Il conteggio proseguirà nei collegi ancora incerti, soprattutto dove il margine tra i candidati è ristretto oppure devono essere elaborate molte schede postali.
Le principali televisioni americane potranno avere già attribuito numerosi seggi, ma il controllo di una o entrambe le Camere potrebbe non essere ancora deciso.
Dalle 7 alle 10: il primo bilancio politico per l’Italia
È la fascia oraria più utile per il lettore italiano, perché coincide con il risveglio e con un quadro dei risultati più ampio.
Se uno dei due partiti avrà conquistato abbastanza seggi, sarà possibile stabilire chi controlla la Camera o il Senato. In caso contrario, la notizia sarà proprio l’incertezza: il risultato dipenderà da una manciata di collegi ancora in bilico.
La distinzione fondamentale è tra vantaggio nelle proiezioni, maggioranza matematicamente raggiunta e risultato ufficialmente certificato. Sono tre momenti diversi, che possono essere separati anche da diversi giorni.
Quando sapremo davvero chi ha vinto le midterm?
Per conquistare la maggioranza alla Camera dei rappresentanti servono 218 seggi su 435.
Al Senato la maggioranza richiede 51 seggi ai democratici, mentre ai repubblicani possono bastarne 50, grazie al voto del vicepresidente JD Vance in caso di parità..
Il risultato della Camera potrebbe emergere già nella mattinata italiana di mercoledì 4 novembre, ma non è garantito. Lo stesso vale per il Senato: molto dipenderà dall’andamento delle sfide in North Carolina, Ohio, Maine, Michigan, Texas e Alaska.
Ci sono precedenti che invitano alla prudenza. Nel 2022 il controllo del Senato fu assegnato quattro giorni dopo il voto e quello della Camera otto giorni dopo. Nel 2024, invece, il Senato fu assegnato il giorno successivo, mentre per la Camera servirono ancora otto giorni.
La timeline in sintesi: gli orari italiani da seguire
Tutti gli orari sono riferiti all’Italia (CET)
Martedì 3 novembre, ore 11–15 Apertura progressiva dei seggi sulla costa orientale
00:00 Prime chiusure in Indiana e Kentucky
01:00 Georgia, Virginia e gran parte della Florida
01:30 North Carolina e Ohio
02:00 Pennsylvania, Maine e molti Stati centrali
03:00 New York, Arizona, Iowa e Wisconsin
04:00 Nevada, Montana e Utah
05:00 California, Washington e gran parte dell’Oregon
06:00 Hawaii e gran parte dell’Alaska
07:00 Ultimi seggi chiusi nelle Aleutine occidentali
07:00–10:00 Primo bilancio politico nazionale, se i dati lo consentono
Il verdetto potrebbe slittare di giorni
Il conteggio dei voti per corrispondenza, le differenze tra le procedure dei singoli Stati e i sistemi elettorali particolari possono ritardare l’assegnazione dei seggi. In Alaska, per esempio, i risultati completi del voto a preferenze ordinate potrebbero non essere disponibili prima del 18 novembre. Anche alcuni collegi della California potrebbero richiedere diversi giorni.
Per il lettore italiano, dunque, l’appuntamento centrale è la mattina di mercoledì 4 novembre, tra le 7 e le 10. È la finestra in cui si potrà tentare un primo bilancio politico delle elezioni e valutare se Donald Trump dovrà affrontare gli ultimi due anni del mandato con un Congresso ancora repubblicano oppure con una o entrambe le Camere controllate dai democratici.
Ma se la partita si giocherà su pochi seggi, per conoscere il vincitore bisognerà aspettare.
Fonti per gli orari: 270toWin, Ballotpedia e Associated Press. Le fasce previste per l’emergere dei risultati sono stime giornalistiche, non orari ufficiali di proclamazione.





























