I due candidati progressisti Ossoff e Talarico guidano i sondaggi in Georgia e in Texas. La loro strategia unisce pragmatismo economico, calmi toni istituzionali e una forte identità di frontiera
Se domani l’onda blu coprirà davvero l’America, non saranno i socialisti di New York a cavalcarla. Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez restano le star dei comizi, Abdul El-Sayed, il medico di origine egiziana candidato al Senato in Michigan, è il simbolo della sinistra che sfida l’establishment. Ma i due nomi che il Partito democratico si prepara a incoronare la sera del 3 novembre vengono da un’altra scuola.
Sono progressisti senza essere radicali, parlano a un elettorato stanco degli estremi, e corrono in due Stati del Sud che Donald Trump ha vinto nel 2024. Si chiamano Jon Ossoff e James Talarico, hanno 39 e 37 anni, e rappresentano la risposta che una parte del partito cerca da tempo alla domanda su come si batte il trumpismo senza imitarne i toni. Ossoff è il senatore uscente della Georgia e la sua storia è già una piccola epopea democratica.
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La traiettoria politica di Jon Ossoff in Georgia
Nato ad Atlanta il 16 febbraio 1987 da madre australiana e padre ebreo di origini russe e lituane, ha studiato alla Georgetown University e alla London School of Economics, ha lavorato come collaboratore per la sicurezza nazionale del deputato Hank Johnson e poi ha diretto per otto anni, da Londra, Insight TWI, una società di documentari investigativi che ha prodotto inchieste per la Bbc sui crimini dell’Isis e sugli squadroni della morte in Africa orientale. Il grande pubblico lo scoprì nel 2017, quando a trent’anni sfiorò la conquista del sesto distretto della Georgia, roccaforte repubblicana.
Quattro anni dopo, il 5 gennaio 2021, vinse il ballottaggio per il Senato contro il repubblicano David Perdue con il 50,61 per cento, consegnando ai democratici il controllo della Camera alta e a Joe Biden la possibilità di governare.

Aveva 33 anni, era il senatore più giovane in carica. Al Senato ha tenuto una linea di centrosinistra classica: una proposta per vietare ai parlamentari di comprare azioni, la difesa del diritto all’aborto dopo la sentenza Dobbs, il blocco di una miniera di titanio nella palude di Okefenokee, il voto per la condanna di Trump nel secondo impeachment e, nel 2026, il voto per limitare i poteri di guerra del presidente sull’Iran. Il suo avversario è Mike Collins, deputato del decimo distretto, erede di una dinastia politica georgiana e beniamino della base Maga, che ha vinto la primaria repubblicana al ballottaggio di giugno con l’endorsement di Trump e scommettendo tutto su immigrazione e sicurezza.
Il sostegno finanziario e l’ombra di Obama
La campagna di Ossoff ha avuto mezzi senza paragoni: quasi 98 milioni di dollari raccolti al 30 giugno contro i 7,4 dell’avversario. I sondaggi lo danno avanti con margini fra i sei e gli otto punti. Il 28 ottobre Barack Obama è salito sul palco alle porte di Atlanta, davanti a ottomila persone, per Ossoff e per Keisha Lance Bottoms, candidata governatrice.
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Era già intervenuto con spot radiofonici e digitali («votando per Jon Ossoff abbiamo la possibilità di proteggere il diritto di voto»), ma la presenza fisica dell’ex presidente, alla terza campagna georgiana dopo il 2022 e il 2024, ha certificato l’investitura. Da mesi commentatori come Ezra Klein del New York Times e Jonathan Martin di Politico lo chiamano “il nuovo Obama”: stesso profilo, stessa calma, stessa capacità di parlare agli elettori neri e ai sobborghi bianchi moderati.
James Talarico e le origini texane
Talarico è il fenomeno dell’anno. Nato a Round Rock, sobborgo di Austin, il 17 maggio 1989, cresciuto da una madre single e nipote di un predicatore battista del Texas meridionale, si è laureato all’Università del Texas, ha insegnato inglese in una scuola media del West Side di San Antonio, ha preso un master in politiche dell’istruzione a Harvard e nel 2018, a 29 anni, è entrato nella Camera del Texas strappando ai repubblicani un distretto che due anni prima aveva votato Trump. Nel frattempo ha completato un master in studi teologici all’Austin Presbyterian Theological Seminary e non nasconde di voler diventare un giorno pastore.
La fede è il cuore della sua politica: è diventato famoso con un intervento contro la legge che impone i Dieci Comandamenti nelle aule texane con la frase che riassume il suo messaggio, «non c’è niente di cristiano nel nazionalismo cristiano». I suoi video e le interviste su podcast (la Cbs non ha mandato in onda quella con Stephen Colbert) fanno milioni di visualizzazioni. Il 3 marzo ha vinto la primaria democratica battendo con il 52,4 per cento Jasmine Crockett, la deputata di Dallas idolo della sinistra, dimostrando che nel partito del Texas il centro può ancora vincere.
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Lo scontro con Ken Paxton in Texas
Il suo avversario è Ken Paxton, procuratore generale dello Stato, scelto da Trump, un uomo che porta addosso un impeachment da parte della Camera texana per corruzione (“assolto” nel 2023) e un divorzio chiesto nel 2025 dalla moglie, la senatrice Angela Paxton, «per motivi biblici».
Paxton fa campagna su sicurezza, confini e «legge della sharia». Dietro di lui i soldi: oltre 200 milioni di dollari di gruppi esterni repubblicani, quasi tutti finanziati da Elon Musk.
Talarico risponde con una raccolta da record, 64 milioni fra luglio e settembre e oltre 146 dall’inizio, e con un programma da democratico pragmatico: opzione pubblica nella sanità, asili universali, tetto ai tassi delle carte di credito, energia «di ogni tipo», petrolio e nucleare compresi e la definizione di sé come «democratico della sicurezza di frontiera». Nei sondaggi è avanti 51 a 47, un margine mai visto per un candidato democratico in Texas. Il partito che domani spera di riprendersi il Congresso ha già capito che la campagna presidenziale del 2028 sarà fatta di facce nuove. Ossoff e Talarico sono i primi nomi della lista.





























