23 Ott, 2026

Ucraina, tregua a Oleshky. Trump: «È stata Melania»

Il presidente Trump attribuisce a Melania il merito dell’intesa per consentire gli aiuti umanitari a Oleshky, mentre restano dubbi sulle date della tregua in Ucraina. Intanto, secondo il Telegraph, Giorgia Meloni sarebbe tra i possibili negoziatori europei, ma Palazzo Chigi smentisce: «Una lista molto fantasiosa». Sul tavolo anche una bozza di accordo tra Washington e Mosca che preoccupa Kiev e Bruxelles.


La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe nella rosa dei possibili candidati al ruolo di negoziatore per conto dell’Unione europea nelle future discussioni con Vladimir Putin per porre fine al conflitto in Ucraina. Questo è quanto riferisce il quotidiano britannico The Telegraph, riportando Meloni nel ristretto numero delle personalità che potrebbero svolgere questo ruolo di mediazione in qualità di negoziatore incaricato di rappresentare l’intera Unione Europea. Secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche al quotidiano di Londra, oltre alla presidente del Consiglio ci sarebbero anche il presidente della Finlandia Alexander Stubb, e il suo collega ceco Petr Pavel. A completare la cinquina anche il primo ministro danese Mette Frederiksen e Jonas Gahr Store, primo ministro della Norvegia.

Secondo la pubblicazione britannica, comunque, Pavel e Stubb sembrerebbero i candidati potenzialmente più indicati, riferiscono le fonti al Telegraph, sia per la prossimità geografica sia per la vicinanza al presidente statunitense Donald Trump del finlandese e il passato nell’Alleanza Atlantica del ceco. Stubb, in particolare, sarebbe considerato il favorito in virtù della consolidata tradizione diplomatica di Helsinki nel negoziare con il proprio ingombrante vicino. Opzione su cui sembra che la stessa Mosca abbia azzardato un’apertura, affermando che il leader finlandese potrebbe giocare un ruolo costruttivo nei negoziati.

Palazzo Chigi: «Una lista molto fantasiosa»

A chiudere alla pista italiana interviene del resto lo stesso governo di Roma: «Una lista molto fantasiosa», è come fonti di Palazzo Chigi hanno definitito all’agenzia La Presse l’elenco di nomi pubblicato dal Telegraph. Se l’Europa però accelera sulla definizione del proprio rappresentante – scavalcando così i leader formali dell’Unione (Ursula von der Layen, Antonio Costa e Kaja Kallas), invisi da tempo a Putin – è soprattutto nel timore di essere esclusa dal tavolo di pace, lasciando così spazio a un’intesa sopra la sua testa da parte di Stati Uniti e Russia.

Proprio ieri l’Economista ha rilanciato una bozza di possibile risoluzione del conflitto russo-ucraino dibattuta tra le due superpotenze: l’intesa di pace prevederebbe la creazione di una zona demilitarizzata nel Donbass e la rinuncia dell’Ucraina all’adesione alla Nato. Kiev otterrebbe invece un massiccio programma di investimenti volti alla ricostruzione e l’adesione all’Unione europea. Parallelamente Mosca beneficerebbe di un allentamento delle sanzioni, di una normalizzazione dei rapporti politici e di accordi commerciali con aziende statunitensi. Washington proporrebbe inoltre di rilanciare le forniture di gas russo all’Europa e il progetto del gasdotto Nord Stream.

I dubbi sulla proposta di pace per l’Ucraina

Si tratta, ha sottolineato il settimanale, di impegni che gli Stati Uniti non hanno l’autorità di assumere in quanto violerebbero la volontà tanto ucraina quanto europea di resistere e strappare condizioni migliori. L’accordo inoltre non menziona una serie di questioni fondamentali, come i limiti agli armamenti ucraini da tempo richiesti dalla Russia. Secondo il giornale, Mosca potrebbe quindi prolungare i negoziati continuando nel frattempo a ottenere concessioni immediate sul fronte delle sanzioni e a portare avanti gli attacchi contro l’Ucraina.

Negoziati che finora non hanno portato che a formule vaghe e vacue promesse, salvo per il cessate il fuoco che ieri Russia e Ucraina hanno concordato per la cittadina di Oleshky, da tempo assediata dalle forze delle due parti. La questione, a dire il vero, era stata sollevata pubblicamente lo scorso 16 ottobre, quando Papa Leone XIV – ancora convalescente al Policlinico Gemelli dopo l’asportazione di un tumore maligno al polmone – aveva telefonato al presidente russo Vladimir Putin per ottenere un intervento umanitario a favore della popolazione civile locale.

Il ruolo di Melania Trump e le date discordanti

Per la Casa Bianca, tuttavia, il merito della tregua sarebbe tutto della First Lady Melania Trump, nonostante lo scetticismo dei diplomatici e degli analisti. Va aggiunto che c’è un po’ di confusione sulle date: secondo la Casa Bianca, la tregua inizierà il 29 ottobre, mentre il capo di stato maggiore russo Valerij Gerasimov ha annunciato che le ostilità verranno sospese a partire dal 27 ottobre.

«Entrambe le nazioni hanno concordato di sospendere temporaneamente ogni azione militare a Oleshky per consentire l’ingresso degli aiuti umanitari e preparare l’evacuazione dei civili attraverso un corridoio sicuro designato», si legge nella nota con cui la Casa Bianca ha dato conto della pausa nei combattimenti attorno alla città sotto occupazione russa. «La situazione a Oleshky è drammatica. Oleshky è una città in prima linea sul fronte, sull’orlo del disastro. La popolazione rimasta a Oleshky è composta principalmente da anziani che hanno urgente bisogno di cure mediche, medicinali, cibo e acqua potabile», ha dichiarato Melania Trump, citata dal comunicato. Un piccolo raggio di sole, insomma, in una guerra che altrimenti non vede alcuna conclusione in vista.

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