Gli Stati Uniti bloccano gran parte degli alcolici importati dal Canada, dopo che diverse province canadesi avevano tolto dagli scaffali quelli Usa . Una spirale che colpisce un mercato da 800 milioni di dollari
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada finisce nel bicchiere. Da oggi, 29 settembre, gli Stati Uniti vietano l’importazione di gran parte degli alcolici canadesi.
Una misura senza precedenti nei rapporti tra due Paesi legati da uno degli scambi commerciali più stretti al mondo. E l’ultimo colpo di una battaglia fatta ormai di dazi, ritorsioni e contro-ritorsioni.
Il provvedimento deciso da Trump riguarda circa 800 milioni di dollari di bevande alcoliche importate dal Canada lo scorso anno, secondo i dati riportati da CNN.
Arriva dopo che l’Ontario e altre province canadesi avevano a loro volta tolto dagli scaffali vini e liquori americani in risposta alle misure commerciali degli Stati Uniti.
La Casa Bianca sostiene che il Canada discrimini il commercio Usa limitando acquisto, distribuzione e vendita degli alcolici statunitensi. E senza applicare analoghe restrizioni ai prodotti provenienti da altri Paesi.
Washington aveva già imposto dazi aggiuntivi del 50% e ora è passata al divieto di importazione.
Una legge del 1930 mai usata così
Per chiudere la frontiera agli alcolici canadesi Trump ha rispolverato la Section 338 dello Smoot-Hawley Tariff Act del 1930, una delle leggi commerciali più controverse della storia americana. La norma consente al presidente di imporre dazi fino al 50% e, in certe circostanze, di escludere completamente alcuni prodotti di un Paese accusato di discriminare il commercio statunitense.
L’amministrazione Trump l’aveva già utilizzata a luglio per imporre dazi al Canada, nella prima applicazione nota della norma in quasi un secolo.
Ora arriva il salto ulteriore: dal dazio al divieto. Il provvedimento stabilisce che gli alcolici canadesi interessati dalla misura non possano più entrare negli Stati Uniti dalle 00,01 del 29 settembre.
«Usare divieti alle importazioni contro un alleato non ha precedenti ed è una deviazione importante dalla politica commerciale degli Stati Uniti», spiega a CNN Inu Manak, esperta di politica commerciale del Peterson Institute for International Economics. Secondo Manak, colpire gli alcolici ha soprattutto un forte valore simbolico.
La rappresaglia sulla rappresaglia
Ormai è una spirale. Le province canadesi avevano cominciato a rimuovere vini e liquori americani dagli scaffali nel marzo 2025 in risposta alle minacce tariffarie di Washington. Ora gli Stati Uniti rispondono alla risposta canadese.
Manak lo riassume con un’immagine molto meno diplomatica: «In termini da cortile, hanno cominciato gli Stati Uniti. Il Canada ha risposto».
Le conseguenze si sono già fatte sentire dall’altra parte del confine. Secondo il Distilled Spirits Council of the United States, citato da CNN, dopo la rimozione dei prodotti dagli scaffali canadesi le esportazioni americane di spirits verso il Canada sono crollate del 70%.
Crown Royal può passare dalla porta di servizio
Il divieto ha però le sue eccezioni. Whisky e liquori spediti in contenitori superiori ai quattro litri possono continuare a entrare negli Stati Uniti e, in quei casi, non sono sottoposti neppure ai dazi.
È una scappatoia che potrebbe favorire soprattutto Crown Royal. Il whisky canadese viene già spedito in grandi quantità negli Stati Uniti e imbottigliato sul territorio americano. Altri produttori, invece, dovrebbero procurarsi contenitori adatti, modificare la propria logistica e poi imbottigliare il prodotto negli Stati Uniti, con costi aggiuntivi che potrebbero finire sui prezzi pagati dai consumatori.
Per questo, almeno nell’immediato, molti americani potrebbero non accorgersi quasi del divieto. I distributori hanno avuto tempo per accumulare scorte e le deroghe consentono ad alcuni prodotti di continuare ad attraversare il confine.
Crown Royal era già finito al centro di un’altra guerra commerciale. A gennaio il premier dell’Ontario Doug Ford aveva minacciato di toglierlo dagli scaffali dopo la decisione di Diageo di chiudere lo stabilimento di imbottigliamento nella provincia e trasferire quelle attività negli Stati Uniti, con la perdita di circa 200 posti di lavoro.
Trump: «Verranno da noi»
Trump è convinto che sarà Ottawa a cedere. Poche ore prima dell’entrata in vigore del divieto ha sostenuto che il Canada voglia raggiungere un accordo e che nelle prossime «tre o quattro settimane» tornerà dagli Stati Uniti proponendo di eliminare tutti i dazi.
Il premier canadese Mark Carney, non ha detto niente al rigurado. La stessa amministrazione americana aveva già sospeso temporaneamente per tre giorni alcune misure ad agosto, quando Washington sosteneva che Ottawa avesse manifestato la volontà di eliminare le pratiche contestate. Secondo la successiva ricostruzione della Casa Bianca, il negoziato non produsse l’intesa sperata.
La partita non riguarda soltanto il whisky. L’amministrazione Trump ha disposto divieti anche per alcuni prodotti lattiero-caseari e motociclette canadesi. Nel complesso, secondo la CNN, le merci interessate dai nuovi divieti valgono quasi un miliardo di dollari di importazioni annuali.
Ma il peso economico immediato del bando è molto più piccolo del suo significato politico. Secondo Capital Economics riguarda appena lo 0,25% delle esportazioni canadesi negli Stati Uniti. Il timore è che l’escalation finisca invece per mettere a rischio l’Usmca, l’accordo commerciale fra Stati Uniti, Canada e Messico. Mentre Washington e Città del Messico hanno già avviato diversi round negoziali, il confronto con Ottawa è rimasto molto più indietro.
Il Canada come banco di prova
Il divieto potrebbe inoltre non fermarsi al Canada. Secondo il New York Times, funzionari dell’amministrazione Trump hanno indicato che, se Washington giudicherà efficace questa strategia, il blocco delle importazioni potrebbe essere utilizzato anche contro prodotti di altri Paesi.
Il Canada diventerebbe così il banco di prova di un nuovo strumento della guerra commerciale americana.
E Washington non sembra avere fretta di chiudere il contenzioso. Il rappresentante americano per il Commercio Jamieson Greer ha detto che gli Stati Uniti continuano a ottenere dal Canada ciò di cui hanno bisogno. E cita «petrolio, gas e potassa, materia prima fondamentale per i fertilizzanti», e che sul raggiungimento di un accordo «non c’è alcuna urgenza».
Il Canada dipende dal mercato americano
Nel 2025 circa il 93% degli spirits esportati dal Canada è finito negli Stati Uniti, secondo i dati del Distilled Spirits Council. Ma la dipendenza va molto oltre il whisky: il 72% di tutte le esportazioni canadesi è diretto negli Stati Uniti, mentre quasi la metà delle importazioni del Canada arriva dal mercato americano. Il Canada è il secondo partner commerciale degli Usa dopo il Messico e il principale fornitore estero di energia degli Stati Uniti.
Nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada, anche scegliere cosa versare nel bicchiere è un problema di politica internazionale.






























