Trump riserva a Xi Jinping un’accoglienza spettacolare tra B-2, caccia, bande militari e cena di Stato. Ma dietro il tappeto rosso restano tutti i nodi tra le due superpotenze. Commercio, intelligenza artificiale, Taiwan e terre rare
Quattrocentosettantanove militari americani, bandiere degli Stati Uniti e della Cina, bande militari, un bombardiere stealth B-2 e quattro caccia F-22 nei cieli di Washington. La nuova America sotto steroidi di Donald Trump ha srotolato il tappeto rosso per accogliere Xi Jinping alla Casa Bianca. Il presidente cinese travolto dal Trump show, non la vedeva da oltre dieci anni. Da quando ancora, quella Casa, aveva una East Wing.
Trump, impaziente, ha voluto cominciare ad accoglierlo ancora prima: mercoledì è volato alla Joint Base Andrews, nel Maryland, per riceverlo al suo arrivo negli Stati Uniti, una cortesia rarissima se non fuori protocollo. Xi non era andato all’aeroporto a prenderlo quando Trump era atterrato a Pechino nel maggio scorso.
Stretta di manone sulla pista davanti alle rispettive first lady, Melania Trump e Peng Liyuan, la banda militare, gli inni nazionali e in bella vista, sulla pista, sei caccia F-22 e sei F-16.
L’arrivo di Xi senza le telecamere dei grandi network
L’eccezionale accoglienza alla Joint Base Andrews è stata eccezionale solo per pochi. Non è stata trasmessa dai principali network americani. Il pool televisivo che segue a rotazione gli eventi del presidente per conto della Casa Bianca da lunedì scorso non copre gli appuntamenti dopo il ritiro degli accrediti a Cnn, Ms Now e Politico, che hanno fatto ricorso contro l’amministrazione Trump. All’aeroporto Cnn, Nbc, Abc, Cbs e Fox non c’erano, e neanche le loro telecamere.
Il blackout è proseguito anche durante la cerimonia alla Casa Bianca: nessun grande network americano l’ha trasmessa in diretta. Nell’Ufficio Ovale la Casa Bianca ha consentito l’ingresso a un numero limitato di fotografi, ma non ai reporter. Poi qualcosa si è mosso: poco dopo l’inizio dell’incontro CNN e MS NOW hanno riferito che il loro accesso alla Casa Bianca era stato ripristinato.
L’arrivo alla Casa Bianca
Poi sono andati tutti a Washington, dove c’è la piscina coperta, la statua di Colombo in giardino, un arco di trionfo al momento in miniatura e la sala da ballo bunker del futuro.
La visita di giovedì prevedeva cerimonia ufficiale alla Casa Bianca, colloqui tra le due delegazioni e, in serata, cena di Stato nell’East Room. Nei giorni scorsi Trump ha raccontato di aver dovuto dire di no a «molti ottimi amici» che volevano partecipare, gli inviti sono ambitissimi.
Ma dietro il cerimoniale ci sono due giorni di negoziati. E le possibilità di una svolta sui grandi nodi tra Washington e Pechino, poche. Sul tavolo ci sono la fragile tregua nella guerra commerciale, Taiwan, la competizione sull’intelligenza artificiale, le terre rare, i microchip, il sostegno cinese alla Russia nella guerra contro l’Ucraina e i rapporti di Pechino con l’Iran. Meglio sarebbe parlar d’altro.
Xi: «Evitiamo la trappola di Tucidide»
Xi ha scelto parole concilianti. Ma mentre Trump ha insistito sulla loro «amicizia davvero grande», il presidente cinese è stato meno personale e più politico. Ha ringraziato i Trump per l’ospitalità e poi è andato dritto ai rapporti fra le due superpotenze.
«Gli interessi della Cina e degli Stati Uniti sono profondamente intrecciati», ha detto. E soprattutto ha avvertito che Washington e Pechino devono evitare la «trappola di Tucidide»: la teoria secondo la quale l’ascesa di una nuova potenza e il timore che questa provoca in quella dominante finiscono per rendere la guerra quasi inevitabile.
Cina e Stati Uniti, ha ribadito Xi, «dovrebbero essere partner, non avversari». Si è detto «fiducioso» che la visita negli Stati Uniti possa produrre «risultati fruttuosi» e ha invitato i due Paesi a «costruire relazioni stabili» e ad ampliare la cooperazione bilaterale.
La formula friendly
Ha anche utilizzato una formula più comprensibile per Trump, simile al suo linguaggio politico: la «grande rinascita della nazione cinese» e il «ritorno alla grandezza dell’America», ha detto, possono essere raggiunti contemporaneamente, in modo «reciprocamente vantaggioso e a beneficio del mondo intero».
Poi è entrato nel concreto. «La Cina tiene la porta spalancata e accoglie le aziende americane che vogliono investire e fare affari», ha detto. Ma la reciprocità deve valere anche dall’altra parte: «Speriamo che le aziende cinesi siano trattate equamente qui negli Stati Uniti».
Trump punta sul rapporto personale con Xi
«Direi che con altri forse non va altrettanto bene, ma con la Cina stiamo andando molto bene e io e il presidente Xi abbiamo un buon rapporto», ripete Trump come un mantra motivazionale. Alla Casa Bianca ha alzato ancora il livello, parlando della «amicizia davvero grande» che lo lega al presidente cinese.
È il rapporto personale la leva per ottenere qualcosa e anche il segno di quanto sia cambiata la sua politica cinese. Partita con la durezza nei confronti di Pechino nel 2016, proseguita con i dazi imposti durante il secondo mandato. Poi, quando il confronto sulle terre rare ha mostrato la vulnerabilità di Washington, il presidente Usa ha progressivamente spostato l’ago dallo scontro alla ricerca di un’intesa con Xi.
Xi, almeno nelle parole pronunciate a Washington, sembra però guardare meno all’amicizia tra presidenti e più ai rapporti di forza tra Stati. Ha parlato di «stabilità strategica», espressione presa dal vocabolario della deterrenza nucleare, e della necessità di evitare conflitto e confronto.
La tregua commerciale allungata di due mesi
Un primo risultato, limitato ma concreto, è arrivato ancora prima dell’inizio formale del vertice. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che Stati Uniti e Cina hanno concordato di prolungare di due mesi, fino al 10 gennaio, la tregua commerciale che sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. È un rinvio, non la soluzione della guerra commerciale che negli ultimi anni ha scosso i rapporti tra le due maggiori economie mondiali.
A maggio, durante la visita di Trump in Cina, i due governi avevano già raggiunto una serie di intese economiche: dalla creazione di organismi bilaterali per commercio e investimenti agli acquisti cinesi di prodotti agricoli americani e a un primo ordine di 200 Boeing, fino agli impegni sulle terre rare e sui minerali critici. Ma ci sono divergenze profonde sull’accesso ai mercati, sulle tecnologie strategiche, sui semiconduttori e sul controllo delle catene di approvvigionamento.
Alla cena tutti i big americani, Xi senza i manager cinesi
Xi ha dato subito un segnale concreto. A Washington è arrivato insieme, tra gli altri, al suo stretto collaboratore Cai Qi, al vicepremier responsabile della politica economica He Lifeng e al ministro degli Esteri Wang Yi, ma senza i vertici delle principali aziende cinesi.
Secondo il Wall Street Journal, fino a pochi giorni prima della visita era stata ipotizzata la partecipazione di una delegazione dei grandi gruppi della Corporate China. La delegazione però è rimasta in Cina.
Al parterre americano invece ci sono tutti i big. Delusi ma seduti alla cena di Stato, Tim Cook di Apple, Jensen Huang di Nvidia, Sam Altman di OpenAI, Sundar Pichai di Google, Elon Musk di Tesla e SpaceX, Jane Fraser di Citigroup, Jamie Dimon di JPMorgan e Jeff Bezos di Amazon.
La partita dell’intelligenza artificiale
Tra i dossier più delicati c’è l’intelligenza artificiale. O come la chiama adesso Trump per non offenderla, Superintelligenza. Stati Uniti e Cina sono in competizione non solo sui modelli di AI ma anche sui chip più avanzati, potenza di calcolo, data center, energia e capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in potere economico oltre che militare.
Washington contesta da tempo alcune pratiche cinesi e mantiene restrizioni sulle tecnologie considerate strategiche. Pechino punta a ridurre la propria dipendenza dalla tecnologia americana e ad accelerare lo sviluppo di chip e sistemi domestici.
In comune Cina e Usa hanno solo il fatto di non voler «frenare», come sarebbe consigliabile. Ma qui Xi ha introdotto una differenza non piccola. L’intelligenza artificiale, ha detto alla Casa Bianca, deve rimanere «sempre sotto il controllo umano». Una posizione assai più netta di quella espressa finora da Trump, che ha liquidato come una «bufala» i discorsi sul controllo degli agenti di intelligenza artificiale.
Le aspettative su un accordo significativo sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale restano basse.
Taiwan, il dossier che Xi porta a Washington
Se Trump punta a consolidare il rapporto personale, Xi arriva a Washington con un obiettivo strategico: Taiwan. Pechino considera l’isola parte del proprio territorio e Xi potrebbe utilizzare la disponibilità mostrata da Trump nei suoi confronti per chiedere alla Casa Bianca di continuare a rinviare nuove vendite di armi a Taipei.
È uno dei punti sui quali il dialogo personale tra Trump e Xi incontra i limiti più evidenti. Per Pechino Taiwan rappresenta una questione di sovranità nazionale. Per Washington il sostegno all’isola è da decenni uno degli elementi centrali degli equilibri strategici nell’Indo-Pacifico.
Due americani detenuti in Cina
Al vertice arriva anche un dossier umanitario. Le famiglie di due cittadini americani che il governo degli Stati Uniti considera detenuti ingiustamente in Cina chiedono a Trump di intervenire personalmente con Xi per ottenerne la liberazione.
Il primo è Youlin Chen, sismologo nato in Cina e cittadino americano, arrestato nel 2024 mentre si trovava a Pechino per visitare alcuni parenti. Le autorità cinesi lo accusano di spionaggio. Il secondo è U Min Zin, politologo ed esperto di Myanmar, arrestato a giugno mentre si trovava nel sud-ovest della Cina per partecipare a una conferenza alla quale era stato invitato dal governo cinese. È direttore esecutivo di un centro di ricerca dedicato al Myanmar, Paese in cui è nato e dove da giovane partecipò al movimento studentesco per la democrazia.
La moglie di Chen, Yufang Rong sostiene di aver ricevuto assicurazioni che Trump affronterà con Xi i casi dei due uomini.
Sul tavolo resta anche il caso di Jimmy Lai, imprenditore e attivista per la democrazia di Hong Kong, cittadino britannico di origine cinese, condannato a febbraio a vent’anni di carcere per reati che comprendono la «cospirazione con forze straniere». I suoi sostenitori chiedono a Trump di utilizzare il rapporto con Xi per ottenerne la liberazione.
Centomila studenti e due panda
Xi non ha portato soltanto Tucidide alla Casa Bianca. Ha invitato 100mila studenti americani a visitare la Cina nei prossimi cinque anni. Trump, da parte sua, aveva proposto nei mesi scorsi di consentire l’ingresso nelle università americane ad altri 600mila studenti cinesi, provocando le proteste dell’ala più dura sull’immigrazione della sua base.
E poi Xi ha annunciato il ritorno di uno degli strumenti più antichi e soffici della diplomazia cinese: due panda arriveranno nei prossimi giorni nella loro nuova casa allo zoo di Atlanta.
Melania e Peng Liyuan, la diplomazia parallela
E poi ci sono i dettagli, la grazia. Dopo la cerimonia di arrivo, Melania Trump ha accompagnato Peng Liyuan, moglie di Xi, allo Smithsonian National Museum of Asian Art. Lo stesso che Trump accusa di promuovere un attivismo politico radicale e una visione distorta e «woke» della storia. Ma sia.
Venerdì le due coppie prenderanno il tè nella Red Room e visiteranno insieme i National Archives, dove è custodita anche la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Poi arriverà il momento dei saluti.































