Il presidente dell’Unione Industriali di Napoli Vittorio Genna chiede meno burocrazia, più investimenti e una strategia nazionale per il Mezzogiorno. Orsini rilancia la Zes unica: «L’Italia deve viaggiare tutta alla stessa velocità»
«Far crescere Napoli e il Mezzogiorno non significa aiutare una parte del Paese. Significa liberare una parte del potenziale dell’Italia che per troppo tempo è rimasta inutilizzata». Non più una questione meridionale, ma una questione nazionale, un’esigenza di «rilancio del sistema Italia», all’interno della quale puntare sul Mezzogiorno, area «ad alto potenziale di crescita», diventa «strategico».
Vittorio Genna, da pochi mesi presidente dell’Unione Industriali di Napoli, rovescia i termini di una diatriba antica nel richiamare l’attenzione di governo e istituzioni su un percorso che deve avere a suo giudizio una sola stella polare: la crescita. Lo fa esponendo la sua relazione a una partecipatissima Assemblea pubblica dell’associazione, alla presenza del presidente nazionale di Confindustria Emanuele Orsini, del vicepremier Antonio Tajani, del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.
Lo fa tenendo ben presenti le difficoltà geopolitiche mai viste negli ultimi ottant’anni, sulle quali può e deve incidere l’Europa alla quale chiede di «deregolamentare e ridefinire le norme del Wto, riequilibrando i rapporti con la Cina con politiche anti-dumping» e di «dotarsi di una politica energetica continentale senza integralismi ideologici, puntando su nucleare e rinnovabili, rivedendo profondamente il sistema Ets».
E lo fa chiedendo al governo, impegnato nelle prossime settimane nell’ultima manovra di bilancio (quella dal sapore inevitabilmente pre-elettorale) non prebende ma «solo la possibilità di poter competere ad armi pari con giganti che non hanno i lacci e lacciuoli che hanno le aziende italiane ed europee in genere».
Meno burocrazia, più investimenti
Meno burocrazia, più efficienza per creare le non più rinviabili «condizioni di attrattività». Nel suo discorso il presidente dell’Unione napoletana degli industriali oscilla costantemente dai temi globali a quelli più locali, senza perdere di vista quella stella: si deve crescere, nonostante tutto, o il declino diventerà inarrestabile.
E crescere significa «promuovere nel Sud investimenti ad alto impatto occupazionale, capacità di creare lavoro qualificato e manifatturiero, per colletti bianchi e colletti blu, anche in ambiti strategici come il rafforzamento della difesa nazionale. Il Sud – scandisce Genna – non può essere confinato in un ruolo di hub energetico nazionale. Il Sud ha, come ogni altra area sviluppata, necessità di data center, ma né queste strutture né le pale eoliche creano occupazione, se non in misura limitata».
Quello di oggi è un Sud diverso, vitale, consapevole delle sue potenzialità, e che non accetta una politica industriale per un’Italia «ridotta alle sole regioni del Nord», come commenta il segretario Uil Campania Giovanni Sgambati.
Perciò «va recuperato il ruolo del coordinamento nazionale, abbandonando visioni come quelle portate avanti con la riforma dell’autonomia differenziata e valorizzando la proposta di riconfigurazione dei rapporti fra Stato e Regioni prodotta dalla Fondazione Mezzogiorno», insiste Genna nella sua relazione. Che non trascura di citare un’altra pesante palla al piede che ancora rende poco attrattivo investire nel territorio meridionale: le condizioni ambientali che vedono la Campania e le altre province del Sud agli ultimi posti delle classifiche sulla qualità della vita.
«Non bastano turismo e intervento pubblico»
«Fondamentale, per le istituzioni territoriali – dice il leader degli industriali – è una visione dello sviluppo. Significa non limitarsi a sussidi e iniziative assistenziali, ma incentivare l’impresa che crea lavoro duraturo».
Non bastano, rimarca Genna, «turismo, intervento pubblico, progetti di rigenerazione urbana dalla sostenibilità economica e sociale peraltro ancora incerta, come quello per la futura Bagnoli, dopo l’America’s Cup. Occorre rendere il territorio autosufficiente attraendo investimenti produttivi ma anche manager di altissimo profilo, rilanciando una metropoli come Napoli quale sede di centri decisionali».
D’altronde «il Sud è baricentrico per una politica europea indirizzata maggiormente al dialogo con i Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, in una prospettiva non solo meramente economica, ma anche di maggiori relazioni sociali, culturali, accademiche, formative».
«Non basta, dopo il Pnrr – incalza Genna – proseguire l’intervento pubblico per ridurre il divario infrastrutturale e di servizi. Serve un progetto per Napoli e per il Sud – è la conclusione – finalizzato ad ampliare un tessuto manifatturiero non privo di eccellenze e insediamenti multinazionali» ma sul quale le piccole e medie imprese sono ancora bisognose di intensificare la crescita. Questo significa «dargli servizi, dargli possibilità di rete, dargli possibilità finanziarie, dargli un nuovo aspetto, puntare sul futuro e sui sogni che dobbiamo dare ai nostri ragazzi, ai ragazzi del territorio».
La Zes e la spinta di Confindustria
Ma non si parte da zero: «Lo stato di salute dell’industria napoletana – rivendica con orgoglio il presidente – è molto buono. Oggi abbiamo un bilancio campano che è paragonabile a un piccolo Stato europeo», dice Genna, lanciando l’assist al presidente di Confindustria Orsini che dal canto suo indica nella Zes unica «la via giusta» per sostenere gli investimenti.
«Abbiamo visto – dice Orsini – tutti i risultati: oltre 1.400 domande e, degli ultimi cinque miliardi, abbiamo sprigionato un terreno di oltre 25 miliardi di nuovi investimenti e 60mila posti di lavoro». Secondo Orsini «servono misure che hanno una visione a lungo termine», perché «è fondamentale avere un’Italia che viaggia tutta alla stessa velocità. E il Mezzogiorno oggi sta dimostrando di andare meglio di tutta l’altra parte d’Italia», conclude Orsini, assicurando che nel documento che Confindustria presenterà a ottobre al governo nazionale ci saranno dieci punti economici, di cui «sicuramente un capitolo, forse due, dedicati al Mezzogiorno».
E per il governo è il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Tullio Ferrante, a sottolineare che «l’assemblea dell’Unione Industriali di Napoli conferma la centralità del mondo produttivo nelle prospettive di crescita del territorio. Solo attraverso un sistema dei trasporti all’altezza delle sfide di oggi – aggiunge – possiamo rendere il Mezzogiorno più competitivo, connesso e attrattivo. L’Alta Velocità Napoli-Bari e la Salerno-Reggio Calabria, il potenziamento del sistema portuale campano, il rilancio della rete aeroportuale regionale e la modernizzazione degli assi viari rappresentano tasselli di una strategia più ampia, nella quale le infrastrutture diventano una leva diretta per aumentare la capacità competitiva delle nostre imprese. Anche gli investimenti per la riqualificazione di Bagnoli e per l’America’s Cup dimostrano il rinnovato protagonismo del territorio. La crescita della Campania è al centro della strategia nazionale – assicura l’esponente di governo – e Napoli rappresenta il perno di una nuova stagione di sviluppo».
Napoli deve tornare a essere il luogo dove si decide
Napoli e l’America’s Cup, dunque. Anche su questo la relazione del presidente Genna si è concentrata, nei suoi passaggi di fatto più critici: al centro, la sollecitazione agli amministratori pubblici ad «aprirsi al confronto istituzionale con noi industriali, pur nella consapevolezza di numerose e concrete occasioni di confronto mancate».
Per Genna Napoli deve tornare a essere un luogo nel quale non soltanto si produce, ma si decide». Da qui la richiesta di «una pianificazione metropolitana che punti ad armonizzare le politiche di un territorio cresciuto per decenni all’insegna del disordine urbanistico».
Tra le criticità anche i frequenti scioglimenti di consigli comunali della provincia per collusioni con la criminalità organizzata: «Fino a quando si verificheranno queste situazioni – è il monito – sarà difficile, se non impossibile, che gli investitori internazionali scelgano il nostro territorio come sede di nuovi insediamenti».
Gli industriali chiedono quindi «un confronto con tutte le istituzioni, finalizzato a definire concretamente una visione di sviluppo della città e della regione» per «rendere Napoli attraente, arginare la fuga di cervelli e, anzi, invertire la tendenza calamitando sul territorio profili professionali qualificati».
Infine, il richiamo al «contributo che le imprese possono dare alla riqualificazione del territorio, da est a ovest» e alle «progettualità già presentate per l’area orientale e vesuviana, per le quali – è l’ultima stoccata – siamo ancora in attesa di una risposta».






























