Mario Roggero resta in carcere. Mattarella deve decidere sulla grazia. Respinta la richiesta di differimento della pena. Salvini auspica il ritorno a casa. Gratteri: «Ha sparato alle spalle dei rapinatori in fuga. Si chiama esecuzione»
Niente da fare, resta dentro. Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta dei legali di Mario Roggero. Il gioielliere di 72 anni che nel luglio scorso è stato condannato a 14 anni e nove mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo in occasione dell’assalto al suo negozio in aprile 2021 a Cuneo.
Nelle scorse settimane i difensori hanno chiesto il differimento di esecuzione della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare. Ciò in attesa della decisione del Quirinale sulla domanda di grazia, inoltrata al Presidente della Repubblica dalla moglie di Roggero, Mariangela Sandrone poco prima che suo marito si costituisse in carcere, nel luglio scorso.
La grazia e la prerogativa del Quirinale
Non si può fare, spiegano i magistrati nell’ordinanza: il differimento in caso di domanda di grazia è “un’ipotesi residuale”, con pochissimi precedenti in giurisprudenza. Per concedere il differimento, sempre secondo il tribunale, sarebbe necessario quello che in dottrina si definisce “fumus boni iuris”, cioè una “parvenza di buon diritto” tanto evidente da giustificare una intrusione della magistratura di sorveglianza in un ambito che è prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica. Un’intrusione che sarebbe fra l’altro “quasi irrispettosa”.
Questo “fumus”, secondo i magistrati, nel caso di Roggero non c’è. La vicenda del gioielliere è fra l’altro, sempre secondo il Tribunale, piuttosto divisiva sul piano politico e su quello dell’opinione pubblica. Ed è proprio la presenza di “ragioni contrapposte” che ha spinto il tribunale a escludere un intervento preventivo dei giudici. Deciderà Mattarella per l’eventuale modifica della situazione attuale.
Nel documento si osserva inoltre che un differimento potrebbe risultare sfavorevole addirittura allo stesso Roggero, nel caso che il Quirinale concedesse alla fine una grazia solo parziale. Il periodo di pena sospeso e quindi non scontato andrebbe a ritardare il raggiungimento dei requisiti temporali necessari per accedere ai benefici penitenziari.
I pochissimi precedenti
Un’occhiata alla giurisprudenza precedente, ai “pochissimi” casi che esistono, mostra che secondo la Cassazione “il differimento è applicabile quando la pena non sia ancora iniziata”. Nel caso di Roggero la domanda di grazia fu inoltrata due giorni prima dell’ordine di esecuzione e la richiesta di differimento della pena fu contestuale all’esecuzione della stessa, il 17 luglio, chiedendo espressamente che la decisione fosse presa prima della carcerazione stessa.
Salvini e Gratteri, due Italie sul caso Roggero
I magistrati definiscono “divisiva” una questione che in più di un ambito politico appare centrale, e coinvolge categorie piuttosto ampie, perlomeno sul piano emotivo. Non ha tardato a esprimersi in merito il ministro dei Trasporti Matteo Salvini.
“Non penso che ci siano né pericolo di fuga né di reiterazione del reato e quindi, nel rispetto dei reciproci ruoli, conto che torni dai suoi figli e dai suoi nipoti, al suo lavoro e al suo negozio il prima possibile”.
Salvini ha anche annunciato che a Pontida, in occasione del raduno federale della Lega previsto sabato e domenica, ci sarà un gazebo per la raccolta fondi per sostenere le spese legali di Mario Roggero. Due giorni fa il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, si era espresso sulla vicenda durante un suo intervento alla festa del Fatto Quotidiano, a Marina di Pietrasanta: “Ha sparato alle spalle dei rapinatori in fuga. Si chiama esecuzione”.
Questione divisiva davvero, il Presidente della Repubblica ha davanti un’Italia spaccata esattamente in due, non sarà una decisione facile.
































