10 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Set, 2026

Legge elettorale, FdI affossa le preferenze: «Manteniamo gli accordi di maggioranza»

Senato

Il sub-emendamento delle opposizioni per eliminare i capilista bloccati viene respinto con 99 no e 68 sì. Il governo si rimette all’Aula, ma il centrodestra vota compatto. FdI sacrifica la sua storica battaglia sulle preferenze per non rompere l’intesa nella maggioranza


Il centrodestra serra i ranghi sulla legge elettorale e al Senato boccia il tentativo delle opposizioni di eliminare i capilista bloccati e introdurre il voto di preferenza.

Il sub-emendamento del Pd, a prima firma Dario Parrini, viene respinto con 68 voti favorevoli e 99 contrari. Il governo si era rimesso all’Aula, lasciando formalmente libertà al Parlamento. Ma alla fine la maggioranza vota compatta e dai banchi dell’opposizione parte il grido: «Vergogna!».

Il passaggio più delicato riguarda Fratelli d’Italia, che delle preferenze ha fatto in passato una propria battaglia e che alla Camera aveva votato a favore. A spiegare il cambio di rotta è il capogruppo al Senato Lucio Malan. Davanti alla scelta tra sostenere l’emendamento dell’opposizione e rispettare l’accordo raggiunto nel centrodestra, FdI sceglie la seconda strada.

«Tra un emendamento strumentale sulle preferenze delle opposizioni e mantenere gli accordi di maggioranza noi non abbiamo dubbi: manteniamo la parola e votiamo contro questo emendamento», dice Malan.

FdI cambia rotta sulle preferenze

Malan rivendica che Fratelli d’Italia «ha sempre votato a favore delle preferenze» e ricorda che il partito lo aveva fatto anche alla Camera durante l’esame della stessa riforma. Ma accusa il Pd di usare ora il tema per tentare di dividere il centrodestra.

Il capogruppo di FdI richiama il precedente dell’Italicum, approvato durante il governo Renzi con i capilista bloccati, e ricorda soprattutto quanto accaduto alla Camera, quando l’introduzione delle preferenze fu respinta per un solo voto.

Secondo Malan, le opposizioni non possono aver festeggiato allora quella bocciatura e ripresentarsi oggi come sostenitrici delle preferenze: «È piuttosto chiaro che il tentativo è spaccare la maggioranza». Da qui la scelta di rispettare gli accordi raggiunti nel centrodestra e votare contro il sub-emendamento.

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Il governo si rimette all’Aula

La posizione dell’esecutivo aveva reso il voto ancora più delicato. La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati aveva annunciato che su alcuni emendamenti il governo si sarebbe rimesso all’Aula: «Come sempre il Parlamento è sovrano».

Prima dell’esame delle modifiche si era svolta una riunione di maggioranza al Senato alla quale avevano partecipato, tra gli altri, Casellati, il presidente della commissione Affari costituzionali Andrea De Priamo, i capigruppo e alcuni tecnici del centrodestra.

La discussione generale si era chiusa in mattinata. Dopo la replica della ministra e l’espressione dei pareri sugli emendamenti — circa un centinaio dei quali dichiarati inammissibili — i lavori erano stati sospesi su richiesta dello stesso Malan per consentire alla maggioranza di fare il punto prima delle votazioni.

Le opposizioni: «La destra fa indietro tutta»

Durissimo l’attacco di Enrico Borghi, senatore di Italia Viva-Casa Riformista, che accusa direttamente Giorgia Meloni e la maggioranza di aver fatto marcia indietro.

«Sull’emendamento dell’opposizione sulle preferenze assistiamo a una sceneggiatura degna di Renzo Arbore: la maggioranza fa “Indietro tutta”», dice Borghi. Secondo il senatore, dalla presidente del Consiglio arriva «una retromarcia, un dietrofront, un voltafaccia» per tenere insieme «con la colla una maggioranza che non regge più».

Borghi insiste proprio sull’incertezza di FdI: secondo il senatore, ancora in mattinata Malan non sarebbe stato in grado di chiarire se il partito di Meloni avrebbe sostenuto o meno le preferenze. «La destra è in stato confusionale», conclude.

Cambia anche la norma “anti-cespugli”

Intanto si profila un’altra modifica alla riforma. La cosiddetta norma “anti-cespugli”, introdotta alla Camera, potrebbe essere rivista attraverso una riformulazione di un emendamento di FdI a firma Antonella Zedda.

L’ipotesi prevede di eliminare qualsiasi soglia minima per contribuire al calcolo dei voti necessari al premio di maggioranza. In cambio verrebbe aumentato il numero delle firme richieste per presentare una lista, con l’obiettivo di evitare la proliferazione delle cosiddette «liste civetta».

È un altro tassello di una legge elettorale ancora in movimento. Quando la battaglia identitaria di FdI entra in conflitto con l’accordo di maggioranza, per ora prevale l’accordo.

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