9 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Set, 2026

Famiglia nel bosco, procedimento disciplinare per l’assistente sociale: «Fu ostile»

L’Ordine degli assistenti sociali dell’Abruzzo ha aperto un fascicolo su Veruska D’Angelo dopo due segnalazioni. La verifica riguarda anche i rapporti dei bambini con parenti e amici e alcune dichiarazioni


Funghi e mirtilli, cioè no: faldoni e carta bollata. Altro che bosco. È stato avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che segue il caso di Catherine Birmingham, Nathan Trevallion e dei loro tre figli, la famosa “famiglia del bosco”.

Ad avviare la pratica è l’Ordine degli assistenti sociali della Regione Abruzzo, che ha aperto il fascicolo in seguito a due segnalazioni, la prima presentata dal presidente dell’Ordine stesso, Francesca D’Atri; l’altra è un esposto depositato da quelli che fino a maggio scorso erano i legali rappresentanti dei due genitori.

La verifica dovrà stabilire se D’Angelo abbia o no violato, in questi mesi, alcune norme del codice deontologico che regola la sua attività, anche in relazione alle dichiarazioni che la professionista ha rilasciato alla stampa in questo periodo.

Le due segnalazioni contro l’assistente sociale

La prima segnalazione nei suoi confronti risale al 22 gennaio scorso. Si deve a Francesca D’Atri, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali per l’Abruzzo, intesa proprio alla «necessaria verifica del corretto esercizio della professione».

Non più di una settimana più tardi arriva l’esposto di Marco Femminella e Danila Solinas, al tempo avvocati della coppia di genitori. L’ipotesi contenuta nel documento è che D’Angelo si fosse mostrata «ostile» e non abbia svolto «il proprio incarico con l’imparzialità richiesta dal ruolo».

Secondo l’esposto, l’assistente sociale avrebbe negato ai bambini non solo la possibilità di telefonare a nonni e parenti. Ma anche quella di incontrare i loro amichetti. Soprattutto si presume la violazione del codice deontologico, in particolare relativamente agli articoli che vietano di imporre i propri valori personali agli assistiti.

Nel dicembre 2025, quando i bambini erano stati separati dai genitori da circa un mese, D’Angelo scriveva che «privilegiare a ogni costo lo sviluppo della sfera emotiva a discapito di quella cognitiva rappresenta una adulterazione che deve necessariamente portare alla difesa dei diritti dell’infanzia». Secondo gli avvocati quest’affermazione evidenzia la presenza di un pregiudizio.

L’incontro per il graduale rientro dei minori

Domani è previsto un incontro fra l’avvocato di Catherine e Nathan, che ora è Simone Pillon, e l’assistente sociale, che sarà affiancata da una collega nel lavoro, «per concordare le modalità di graduale rientro dei minori come previste dal Tribunale», afferma Pillon.

«È falso che la dottoressa sia stata sostituita», ha precisato l’avvocato della professionista, Luca Bauccio, in merito a voci circolate, secondo le quali D’Angelo fosse stata rimossa dal suo incarico: «Il team è stato integrato con la presenza di altri psicologi e assistenti per rafforzare l’attività e non per sostituire o punire qualcuno». Il legale spiega anche che «l’Ordine dell’Abruzzo aveva già archiviato precedenti esposti».

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