Il 4 settembre Giorgia Meloni festeggerà a Bari la longevità del suo governo, ma la celebrazione arriva in un momento delicato per la maggioranza, stretta tra legge elettorale, rincari e supporto a Difesa ed Ucraina
I preparativi per il 4 settembre fervono a più non posso. Quel giorno Giorgia Meloni festeggerà a Bari il governo più longevo in ottanta anni di storia della Repubblica. Il claim è pronto: «Il governo più stabile della destra è anche l’opposizione più longeva della sinistra». Sarà l’avvio ufficiale dalla campagna elettorale al grido: «Avremo ancora la maggioranza e riconquisteremo palazzo Chigi». È così che si motivano le truppe. Ma non solo le truppe andranno a votare. Perché stabilità questa volta fa rima con avversità. E non è chiaro come la premier potrà ignorare il contesto in cui andrà ad autocelebrarsi. E il vero costo sociale di questa stabilità.
La legge elettorale al Senato
Venerdì 4 settembre saremo in pieno dibattito sulla legge elettorale in discussione in Commissione Affari costituzionali al Senato. Il primo settembre infatti riprende l’attività parlamentare ed è prevista la scadenza per gli emendamenti al Melonellum: preferenze, alternanza di genere a cominciare dai capilista, ballottaggio, sono tante le incognite e non è chiaro come andrà a finire visto che l’estate di Lega e Forza Italia non è stata all’insegna della concordia con il partito di maggioranza relativa.
Salvini e Tajani potrebbero non essere così sicuri di controllare il voto dei rispettivi gruppi parlamentari che vogliono andare a votare con i collegi. La nuova legge elettorale sarà approvata entro ottobre come previsto dall’agenda Meloni? «Non è la legge Meloni, è una legge di iniziativa parlamentare» volle precisare qualche giorno fa, Giovanni Donzelli, coordinatore di Fdi. Un distinguo non banale. Il non detto è che se non passa la colpa è del Parlamento.
Il 4 settembre Meloni dal grande palco di Bari dovrà spiegare ai 25 milioni di italiani del controesodo tra oggi e domenica che dovranno pagare un conto da quasi mezzo miliardo per il caro carburante peserà sulle loro tasche. Soprattutto dovrà spiegare quale sarà la tanto attesa misura strutturale (aumento di tassazione per banche e società energetiche che in questi anni hanno guadagnato molto) annunciata per il 6 settembre, due giorni dopo la grande festa, su cui la sua maggioranza si scontra da settimane, da una parte Salvini dall’altra Tajani.
Il nodo della spesa pubblica
In mezzo il ministro Giorgetti che non ne vuole sapere di perdere il controllo sulla spesa pubblica e sul debito. Cosa racconterà Meloni dal palco di Bari? E poi c’è tutto il capitolo armi e difesa che tormenta tanto la maggioranza quanto l’opposizione ma pesa maggiormente su chi è al governo, deve decidere e spiegare agli alleati decisioni “negate” fino al giorno prima.
La premier, infatti, non potrà tacere sul fatto che la narrazione «a Kiev solo aiuti civili, umanitari e generatori elettrici» è smentita dai fatti, e cioè da 12 pacchetti di aiuti militari e civili approvati dal Parlamento in forma secretata da marzo 2022. Il tredicesimo è in arrivo e prevede l’invio di sistemi antimissili e la concessione di licenze e brevetti per la costruzione di sistemi d’arma di cui l’Italia è titolare con altri Paesi Ue.
Non esistono armi di difesa, esistono armi per difendersi e la premier dovrebbe aver il coraggio di dire questo ai suoi alleati ma non può farlo: Lega, un pezzo di elettorato di Fratelli d’Italia non sarebbero in grado di accettarlo e di gestire la variabile Vannacci che incalza la maggioranza con il suo falso pacifismo filoputinista.
Il caso Copasir
Il tredicesimo pacchetto era previsto al Copasir (la Commissione parlamentare che è l’unica deputata a conoscere il contenuto dei “pacchetti” vincolando però i membri al segreto) il 5 agosto ma è stato rinviato perché Claudio Borghi (Lega) probabilmente non potrebbe accettarne il contenuto: batterie contraeree di missili SampT e radar per avvistare gli incursori. E qui la narrazione si ferma, a tu per tu con la realtà.
Il governo più longevo non può autocelebrarsi ignorando questi nodi. Come quello del Safe, il fondo Security action for Europe di 150 miliardi a cui i 27 possono attingere con prestiti facilitati per acquistare e produrre sistemi d’arma compatibili a livello europeo. L’ago sto ha fatto chiarezza sui tanti balbettii delle scorse settimane e il governo ha ufficializzato ciò che già si sapeva (ma finora smentito), ovvero che l’Italia ha chiesto un prestito pari a 8,9 miliardi su un totale di 14 disponibili.
Ancora una volta (lo aveva già fatto un paio di volte in precedenza correggendosi subito dopo) è stato il vicepremier Tajani a confermare la decisione al meeting di CL a Rimini. Aggiungendo una frase sbagliata perché non vera: «Abbiamo preso solo 9 miliardi perché non vogliamo sottrarre risorse alla sanità e altre voci della spesa sociale». I fondi del Safe sono vincolati esclusivamente a spese per la difesa e non possono in alcun modo essere destinati ad altri capitoli di spesa.
Gli investimenti della Difesa
La lista degli investimenti coperti dai fondi Safe arriverà a breve (già a settembre) in Parlamento davanti alle Commissioni Difesa e Esteri. E pesca dagli investimenti pluriennali del ministero della Difesa, un volume di oltre cento pagine più allegati già noto al Parlamento da oltre un anno con l’elenco dei mezzi e dei sistemi d’arma che il ministro della difesa Guido Crosetto ritiene non più differibili per la messa in sicurezza dell’Italia. Non ci sarà segreto su questo ma ci sarà un voto.
Con quei 9 miliardi andremo a finanziare l’acquisto di sistemi missilistici Samp T, le fregate Fremm, unità navali Vulcano necessarie per il supporto logistico, mezzi blindati e corazzati da fanteria (Vbm, A2cs), veicoli blindati anfibi, elicotteri d’attacco, sistemi antidrone. Le opposizioni stanno scaldando i motori, com’è scontato (ma non giustificato).
Il problema è che Claudio Borghi (Lega) ha già detto al ministro Crosetto: «Le priorità sono altre». Si riferiva a Kiev. Il Safe per la Lega è come il Mes: il diavolo. Il titolare della Difesa ha replicato: «Stupisce che non si capisca la gravità della situazione». Vannacci si frega le mani e gonfia la propaganda. La festa per il governo più longevo coinciderà con il momento dell’implosione della maggioranza? Forse, non è un caso.




























