Beppe Fioroni, ex ministro della Pubblica Istruzione ed ex parlamentare, torna a interrogarsi sul futuro del centro e del cattolicesimo democratico e stronca l’idea delle primarie Pd: «Sono solo un contificio»
C’è un’isola che non c’è. E non è quella di Bennato, anche se nella politica italiana qualcuno continua ostinatamente a cercarla con la stessa aria di Peter Pan davanti alla carta geografica. È l’isola del Centro: quella terra promessa dove dovrebbero approdare cattolici, moderati, popolari, riformisti e tutti coloro che, a ogni elezione, scoprono improvvisamente di non sentirsi né troppo a destra né troppo a sinistra. Tanto più che nel campo largo il caos regna sovrano. L’ultima in tema di primarie è l’annuncio di Angelo Bonelli (Avs): «Candideremo un partigiano». Prima di lui l’ex ministro Roberto Speranza si era detto disposto a candidare un 18enne. Un carneade di sana e robusta costituzione in grado di intendere e volere, si spera. Uno purchessia.
Fioroni rimette al centro la parola «centro»
Adesso a rimettere la bussola sul tavolo è Beppe Fioroni, medico, ex ministro della Pubblica Istruzione, ex parlamentare, tra i fondatori del Pd e storico riferimento del cattolicesimo democratico. A settembre esce per Rubbettino Editore il suo nuovo libro, “Ovunque è il centro. Delle cose, della vita, della politica”, nato da un lungo dialogo con il sociologo Angelo Palmieri. Fioroni prova a rimettere mano alla parola «centro», sottraendola alla geometria parlamentare, ai piccoli cabotaggi.
Il centro, nel suo racconto, non è il posto dove piazzarsi aspettando che qualcuno perda voti a destra e a sinistra. È dove c’è una persona da ascoltare, una comunità da difendere, un pezzo di società che rischia di diventare invisibile. Insomma, «una politica senza narcisismo, senza propaganda» e soprattutto senza quell’irresistibile tentazione di considerare il potere una multiproprietà. «Non devo candidarmi, non devo fare un partito personale», mette subito le mani avanti Fioroni.
E forse è proprio qui che la faccenda si fa interessante. Perché chi conosce la politica italiana sa che, quando qualcuno dice di non voler fare un partito, generalmente bisogna controllare se nel frattempo è già stato prenotato un dominio internet. Ma Fioroni insiste: «Mi auguro che la scuola politica cattolica non scompaia. Siamo una minoranza, vero, ma non credo che il nostro Paese, cresciuto per mezzo secolo anche grazie all’impegno dei cattolici, oggi senza l’impegno dei cattolici sia più ricco».
Il mondo cattolico resta un riferimento
Dopo avere lasciato il Parlamento nel 2018 e il Pd nel 2023, Fioroni continua a occupare un posto rilevante nel mondo cattolico. È vicepresidente della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma e vicepresidente dell’Isti tuto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, l’ente fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Presidente dell’Istituto Toniolo è l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. Non proprio il tavolino di un circolo di reduci.
E mentre a Rimini chiude i battenti il Meeting di CL, con il suo consueto intreccio di fede, politica, economia e passerelle, un altro pezzo del mondo cattolico si muove su traiettorie autonome. Senza necessariamente chiedere il permesso. Fioroni è uno dei punti di riferimento di questo universo disperso, frammentato. Il suo libro riparte dalle radici: scoutismo, dottrina sociale della Chiesa, Sturzo, De Gasperi, Aldo Moro, Maritain. Capire se da quella tradizione possa ancora germogliare qualcosa.
«Le nuove generazioni devono avvertire la necessità di essere in politica, metterci la faccia, non farsi sfrattare dal futuro, non diventare evanescenti», dice Fioroni, rivolgendosi ai giovani. «Bisogna seminare per un nuovo impegno dei cattolici in politica. Serve sale e lievito», spiega. «Si possono fare coalizioni e alleanze se c’è l’obbligo di difendere le cose in cui si crede».
Il centro come ricerca di equilibrio
E qui il centro smette definitivamente di essere una casella e diventa un pendolo. Oscilla, cerca equilibrio, attraversa gli schieramenti. «Non è importante con chi ci si allea se il fine è il bene comune», dice Fioroni. Con una condizione: «Bisogna evitare la tentazione che pur di esserci si debba diventare concavi e concessi fino a diventare evanescenti».
Dal Pd è uscito tre anni fa, alla vigilia delle primarie. Quella casa non aveva più una stanza per lui. «La Schlein ha fatto una scelta legittima, ma il partito di centrosinistra che per dieci anni ho contribuito a fondare oggi si è geneticamente modificato. Gli elettori hanno premiato queste cento sfumature del centrosinistra, ma è indubbio che oggi io abbia molte difficoltà a riconoscermi».
Nessuna vendetta, assicura. «Non do giudizi sugli altri». Però il confine è netto. «Quando sono uscito avevo capito di essere un ingombro e che potevo fare attività politica e lavorare perché il centro dei cattolici moderati possa trovare le energie e metterci la faccia». Un partito? No. Una corrente? Nemmeno. E allora? «I cattolici debbono preparare il terreno, seminarlo».
Le primarie e i «contifici»
Parole prudenti. Forse persino troppo. Anche perché Fioroni, quando osserva le vicende del Nazareno, non rinuncia a qualche stoccata. Le primarie, dice, finiscono spesso per essere dei «contifici»: ci si conta, ci si misura, ci si scontra. «Ma i contifici non servono per sciogliere i nodi e i nodi vanno sciolti se ci si vuole candidare a governare con continuità il Paese».
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La vera novità del libro di Fioroni è proprio questa: parla di centro senza mettersi automaticamente al centro di uno schieramento. Evoca una cultura, un popolo, una presenza politica, ma non consegna ancora un indirizzo, un’insegna, una coalizione. C’è un mondo cattolico che non vuole scomparire, che non intende ridursi a comparsa, a benedire una lista.
Chi c’è dietro Beppe Fioroni? Chi move il sole e tutte le altre stelle? Forse nessuno. O forse la domanda è sbagliata. Perché non sembra esserci un burattinaio e neppure, almeno per ora, un nuovo partito pronto a salpare verso la Terra Promessa. Ci sono piuttosto cattolici che, dispersi continuano a guardare l’orizzonte. Ma l’Isola che non c’è, per il momento, continua ostinatamente a non esserci.




























