24 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Ago, 2026

Germania, Weidel rilancia l’AfD: «Fuori da euro e Schengen»

La leader di Alternative für Deutschland propone frontiere chiuse, uscita dall’euro e da Schengen. Mentre l’AfD vola nei sondaggi in Sassonia-Anhalt, l’euroscetticismo arriva al cuore dell’Unione.


«La Germania stava decisamente meglio prima dell’introduzione dell’euro». In un clima comunitario già particolarmente caldo, visti i recenti scontri sullo spazio Schengen e i rinnovati dibattiti sull’immigrazione, è arrivata ieri anche la leader dell’AfD Alice Weidel a rincarare l’assalto contro l’Ue. In un’intervista rilasciata all’emittente pubblica tedesca ZDF, infatti, la leader del partito più a destra tra quelli di maggiore peso nell’Unione è tornata ad attaccare l’Europa criticando molti dei punti forti dell’Ue. Facendosi in parte portabandiera di un sentimento antieuropeista che, del resto, il partito non ha mai particolarmente nascosto. 

Frontiere chiuse e uscita da Schengen

Nel contesto di un Paese che vedrà tra poche settimane importanti elezioni nei Land, e che rischia di vedere per la prima volta l’AfD governare da solo una regione, la Weidel si è unita al coro di voci, partite dall’Italia, che guardano alla libertà di movimento nell’Unione come ad un pericolo esistenziale. «Li chiuderemo e usciremo da Schengen», ha detto in tal senso la leader riferendosi ai confini nazionali, attraverso i quali secondo la leadership di Alternative non fanno che affluire liberamente migranti di ogni genere. Un cavallo di battaglia storico del suo partito che fiuta ora un clima continentale che, volente o nolente, si sta facendo sempre più favorevole a discorsi di questo tipo. Tanto da spingere, in effetti, la Weidel a promettere di rimpatriare tutti gli 1,3 milioni di siriani che attualmente vivono in Germania, i quali secondo la politica dovrebbe essere rimpatriati in Siria a prescindere dalle legittime preoccupazioni degli stessi.

Il voto in Sassonia-Anhalt come trampolino nazionale

Tutte politiche, quelle proposte dalla Weidel a ZDF, da applicare appena l’AfD arriverà al potere nel Paese. Per la leader, del resto, la prossima probabile vittoria nelle regionali in Sassonia-Anhalt – che si terranno il 6 settembre – non sono altro che il primo trampolino verso il governo federale, che ora, sempre a suo dire, sarebbe a portata di mano. Secondo le stime fornite dalla Weidel, in fin dei conti, l’AfD viaggerebbe oggi attorno al 28% dei consensi. Numeri che farebbero del partito di gran lunga la prima forza politica del Paese, quasi in grado di totalizzare le stesse preferenze dei due storici partiti tedeschi, la CDU e l’SPD, combinati. 

L’euroscetticismo nel cuore dell’Unione

Forse proprio forte di questi dati la Weidel torna dunque a colpire quello che è diventato, negli ultimi tempi, il bersaglio più facile contro cui infierire: l’Unione Europea. Si tratta, ovviamente, di una mossa che mina alle fondamenta l’Ue, visto che queste posizioni antiunitarie vengono espresse proprio nel cuore di quel sentimento europeista che ha dominato il continente nel recente passato, ovvero la Germania. E, in fin dei conti, è proprio alla luce di questo punto la parabola dell’AfD assume un peso che va oltre i suoi numeri elettorali. La Germania non è infatti soltanto il Paese più popoloso e una delle principali economie dell’Unione: per decenni ne è stata anche uno dei principali architravi politici. Vedere oggi una forza che contesta Schengen, mette in discussione l’euro e propone una radicale revisione della politica migratoria avvicinarsi alla soglia del governo significa dunque misurarsi con un cambiamento più profondo del semplice successo di un partito. Se quelle posizioni dovessero tradursi in consenso di governo, il problema per Bruxelles non sarebbe più soltanto come contenere l’onda populista, ma come ripensare l’equilibrio europeo davanti a una Germania che sembra sempre meno disposta a riconoscersi nel progetto che per decenni ha contribuito a costruire. 

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