La premier partecipa da remoto al vertice su Kiev: nessun annuncio sull’invio di truppe, ma sostegno alle sanzioni e nuovi aiuti energetici. Nel pomeriggio la commemorazione del terremoto di Amatrice.
Per collegarsi da remoto con la riunione dei Leader della Coalizione dei Volenterosi, convocata in concomitanza del 35esimo anniversario dell’Indipendenza dell’Ucraina, Giorgia Meloni ieri ha fatto ritorno a Palazzo Chigi dalla Valle d’Itria, dove aveva trascorso nel massimo riserbo gli ultimi giorni di vacanza. Confermando al presidente ucraino Zelensky la determinazione dell’Italia a operare al fianco degli altri partner internazionali «per favorire un percorso negoziale del conflitto verso una pace giusta e duratura», nel suo intervento in videochiamata avvenuto intorno alle ore 13,00 la premier ha convenuto con gli altri leader che per indebolire la macchina bellica di Mosca vi è la necessità di rafforzare ulteriormente gli effetti delle sanzioni. Di particolare rilievo, perciò, il significato delle parole utilizzate da Giorgia Meloni a nome del governo italiano nel contesto in cui Zelensky presentava agli alleati un nuovo piano di pace, elaborato con Washington ed Europa, ovvero il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe e la creazione di una zona economica franca.
Sanzioni e negoziati: la linea italiana su Kiev
Da un lato Meloni ha confermato il sostegno senza ambiguità alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina e la pressione sulla Russia; dall’altro lato ha sottolineato l’importanza di operare al fianco dei partner internazionali per favorire una soluzione negoziale, ma non ha annunciato alcuna iniziativa italiana d’impegno militare diretto nella guerra, ribadendo così di fatto il no all’invio di truppe, che è la stessa posizione già adottata da Roma in precedenza. Secondo alcune indiscrezioni, poiché l’assistenza militare è un altro dei dossier caldi sul tavolo dei Volenterosi, tra gli aiuti che l’Italia potrebbe fornire a Kiev potrebbero rientrare anche mezzi destinati alla difesa antiaerea, ma nel corso della videochiamata Meloni si è soffermata esclusivamente sulle forniture energetiche. «Una posizione che non cede ad ambiguità di sorta e che non occhieggia a una certa propaganda, mentre nella sinistra italiana si consumano contraddizioni e ambiguità sul conflitto russo-ucraino, sullo sfondo di un dibattito surreale sulla cultura woke, dimenticando i diritti di un popolo oppresso e aggredito» ha commentato Stefania Craxi, la presidente dei senatori di Forza Italia. In vista della stagione invernale, inoltre, Meloni ha concluso il suo intervento alla riunione dei Volenterosi sul fronte umanitario con l’impegno dell’Italia di proseguire «con l’invio di ulteriori generatori destinati a sostenere la resilienza della popolazione ucraina e a garantire la tenuta della rete energetica», aggiungendo parole di profonda vicinanza per le sofferenze causate dai continui attacchi russi contro le infrastrutture civili.
Ad Amatrice, nel decennale del terremoto
Dopo aver preso parte alla riunione con Kiev, Giorgia Meloni ha raggiunto in elicottero la cerimonia delle ore 16,00 per il decennale di Amatrice e delle altre località del Centro-Italia, dove il sisma alle ore 3,36 del 24 agosto 2016 di magnitudo 6 provocò 299 morti (di cui 239 ad Amatrice). La premier ha partecipato alla deposizione della corona d’alloro al Monumento nel parco Don Minozzi, poi ha incontrato i familiari delle vittime, insieme al commissario alla ricostruzione Guido Castelli, il quale ha ricordato che «burocrazia, Covid e bonus 110% hanno frenato i lavori, oggi però la ricostruzione procede a ritmi diversi». Infine è stata celebrata una messa officiata dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, presso il campo sportivo di Amatrice. Qualche diserzione lì c’è stata, in particolare da parte dei residenti nelle casette Sae (Soluzioni Abitative di Emergenza) del “Campo zero”, dove a dieci anni dal sisma non sempre le condizioni delle strutture prefabbricate sono confortevoli, a causa di umidità e infiltrazioni.
Ricostruzione lenta e promesse di accelerazione
La ricostruzione che procede a rilento e la rabbia di chi, dal 2016, vive in quelle casette sono elementi che non sono sfuggiti alla premier Meloni che si è detta intenzionata «ad accelerare» la rinascita di Amatrice, Accumuli e Arquata del Tronto, i borghi dell’epicentro inseriti con cinque provvedimenti nell’ultimo decreto Pubblica Amministrazione. La presidente del Consiglio aveva scritto sui social: «Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente, ma i dati testimoniano che la direzione è cambiata. L’obiettivo è di vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale».
Ma ad Amatrice nei suoi confronti non si sono sentiti i sonori fischi di venerdì sera a Taranto, un campanello d’allarme che avrebbe potuto verificarsi anche nel comune reatino, dove invece la premier è stata applaudita e chiamata per nome. «Grazie per l’accoglienza, per il calore e soprattutto per la straordinaria determinazione con cui state ricostruendo il vostro futuro» ha concluso lei lasciando Amatrice alle 18,30. «Il risanamento è un percorso che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile» ha ricordato in una nota il presidente Sergio Mattarella, che proprio ad Amatrice inaugurerà il 21 settembre l’anno scolastico.






























