Taranto si prepara a ospitare i Giochi del Mediterraneo mentre la crisi dell’ex Ilva torna al centro dell’agenda nazionale.
Alla vigilia dell’apertura della manifestazione, Sergio Mattarella richiama l’Italia a un impegno comune su occupazione e salute; Giorgia Meloni annuncia per settembre due tavoli, uno sul futuro degli impianti e uno dedicato allo sviluppo della città.
Le luci dello stadio Iacovone, rinnovato per l’occasione, illumineranno una città che per due settimane sarà vetrina internazionale dello sport. Ma fuori dall’impianto resta la vertenza dell’acciaieria: una crisi industriale, ambientale e sociale che condiziona da anni il futuro di Taranto e che ora si confronta con una scadenza ravvicinata per l’area a caldo.
Una vetrina per Taranto
La XX edizione dei Giochi del Mediterraneo si apre il 21 agosto e proseguirà fino al 3 settembre. Sono attese 26 nazioni, 3.803 atleti e competizioni in 33 discipline, distribuite tra Taranto e altri centri pugliesi.
Alla cerimonia di inaugurazione, allo stadio Erasmo Iacovone, saranno presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Lo show, intitolato Il mito diventa futuro, punta a mettere in scena la storia mediterranea e l’identità pugliese, in una serata già annunciata come sold out.
Non è soltanto un grande appuntamento sportivo. Per Taranto, città segnata dal peso della siderurgia e dalle sue conseguenze sanitarie e occupazionali, i Giochi sono anche una prova di immagine: l’occasione per mostrarsi come capitale mediterranea, polo culturale e territorio capace di attrarre investimenti, eventi e turismo.
Mattarella ha affidato alla manifestazione un significato anche politico e simbolico. In un Mediterraneo attraversato da conflitti, violenze e crisi migratorie, ha indicato i Giochi come possibile «profezia di pace e fratellanza».
Il richiamo del Quirinale
Il messaggio più forte, però, riguarda la città oltre i riflettori. Mattarella ha espresso un «pensiero particolarmente intenso di attenzione e di vicinanza» per la condizione dei lavoratori e delle famiglie coinvolte nella crisi dell’ex Ilva, definendo salute e occupazione a Taranto «un problema e, insieme, un impegno nazionale».
Una formulazione rilevante, perché sottrae la vertenza alla dimensione locale. Taranto non viene descritta come un territorio chiamato a gestire da solo l’eredità dell’acciaio, ma come un nodo che riguarda politica industriale, ambiente, tutela del lavoro e credibilità dello Stato.
Il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, ha chiesto che le parole del Capo dello Stato diventino un punto di riferimento per la soluzione della crisi: lavoro, salute, sicurezza e sviluppo, secondo il sindacato, devono essere tenuti insieme e non contrapposti.
Settembre, il mese decisivo
Meloni ha annunciato due tavoli per settembre. Il primo sarà dedicato all’ex Ilva e all’esame delle manifestazioni di interesse arrivate per gli stabilimenti; il secondo riguarderà specificamente Taranto, con il coinvolgimento di governo, sindacati, Regione Puglia, enti locali e rappresentanze del territorio.
La premier ha definito il mantenimento di una rilevante capacità produttiva di acciaio un obiettivo di interesse nazionale. È una posizione che colloca la crisi oltre il destino di un singolo impianto: l’acciaio di Taranto è considerato strategico per filiere come automotive, meccanica ed elettrodomestici.
Sul tavolo c’è la manifestazione di interesse presentata da Federacciai insieme a 14 imprese associate. La proposta, però, è concentrata sull’area a freddo di Taranto e non comprende l’area a caldo. Parallelamente resta in campo l’interesse del gruppo indiano Jindal, che guarda anche alla parte più delicata e controversa dello stabilimento.
Il nodo dell’area a caldo
La questione più urgente è la chiusura dell’area a caldo, ordinata dalla Corte d’Appello di Milano entro la fine di ottobre. Il provvedimento è legato ai rischi ambientali e sanitari connessi alle emissioni e alla presenza di amianto; i commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria hanno presentato ricorso in Cassazione, ma l’ordine di spegnimento resta in vigore.
Per i sindacati, il rischio è che l’emergenza venga affrontata attraverso misure tampone, senza un vero piano industriale. La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, chiede una strategia pubblica in grado di tenere insieme salvaguardia dell’occupazione, indotto, innovazione, produzione, sicurezza e bonifica ambientale.
È il punto più difficile della vertenza: difendere il lavoro senza rimuovere l’impatto sanitario e ambientale della produzione; programmare una transizione industriale senza trasformarla in una nuova emergenza sociale; garantire l’acciaio italiano senza fare di Taranto il luogo in cui si concentra il costo umano della siderurgia nazionale.
Due immagini della stessa città
I Giochi portano a Taranto sport, delegazioni straniere, capi di Stato e attenzione mediatica. L’ex Ilva riporta invece al centro le preoccupazioni di lavoratori, famiglie, imprese dell’indotto e associazioni territoriali. Sono due immagini apparentemente opposte, ma in realtà inseparabili.
La sfida sarà fare in modo che la narrazione del futuro evocata allo Iacovone non resti confinata alla cerimonia di apertura. Per Taranto, settembre sarà il passaggio decisivo: trasformare gli annunci in un piano con tempi, risorse, responsabilità e garanzie verificabili su lavoro, salute e riconversione.






























