19 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Ago, 2026

Unitree vola in Borsa: la Cina accelera sui robot umanoidi

La società tecnologica cinese chiude a 460%. Gli Stati Uniti osservano con attenzione le mosse di Pechino e stringono sull’import di robot umanoidi


Ieri la Borsa di Shanghai ha accolto più che positivamente il debutto della società cinese Unitree Robotics, specializzata nella realizzazione di robot umanoidi. La frenesia degli investitori per i traguardi delle aziende tecnologiche è tale che le azioni di Unitree sono volate fino al 629%.

Il debutto record di Unitree a Shanghai

L’offerta pubblica iniziale si attestava era di 22 dollari per azione, circa 150 yuan, valutando la società tech attorno ai 9 miliardi di dollari già prima dell’inizio della negoziazione. Nel corso della seduta il valore è arrivato fino a 1100 yuan, spingendo la capitalizzazione della società oltre i 60 miliardi di dollari. La trattazione si è chiusa con un rialzo del 460% e il titolo a 845 yuan.

Quasi 9,8 milioni di ordini retail sono stati presentati per una tranche online di 9,7 milioni di azioni, a dimostrazione che l’interesse da parte degli investitori è enorme. Unitree è un marchio ampiamente conosciuto nella Cina continentale grazie alla partecipazione a eventi pubblici. Dal 2021 la società ha portato i suoi robot agli Spring Festival Gala della China Media Group per festeggiare il Capodanno cinese. Ma Unitree ha partecipato anche alla cerimonia di apertura dei Giochi Invernali del 2022, e al pre-game del Super Bowl nel 2023.

Perché la Cina punta sui robot umanoidi

È chiaro che per Pechino si tratta di un settore strategico. La robotica umanoide è uno dei terreni di punta della politica industriale cinese, che punta allo sviluppo di una filiera completa che porti in breve tempo alla produzione in massa. Molte delle aziende tech più giovani oggi vedono valutazioni ai massimi storici per un mix tra entusiasmo degli investitori e sostegno governativo. L’utilità di queste tecnologie è anche sociale. Nuove forme di automazione possono bilanciare il rapporto tra l’invecchiamento della popolazione e la necessità di mantenere un alto tasso di produttività e competitività internazionale. 

Investimenti e rischi

L’impennata di ieri aumenta le aspettative sul potenziale di crescita per un’azienda che si inserisce però in una costellazione di società di robotica umanoide. AgiBot, la sua più grande concorrente, resta privata, mentre UBTech è quotata alla Borsa di Hong Kong. Oltre alla concorrenza serrata, a definire la dinamica tra le società in gioco ci sono forti investimenti interni. Secondo i documenti dell’Ipo, dietro Unitree figurano DeepSeek e le divisioni di investimento di China National Petroleum, China Southern Power Grid e China Telecom. Più una spinta pubblica che può aiutare con i costi ma anche creare sovraccapacità qualora la domanda non cresca con lo stesso ritmo. Una delle più grandi sfide del settore resta proprio questa: i robot umanoidi sono utilizzati soprattutto per ricerca, test e dimostrazioni contro la richiesta di macchine affidabili ed economiche da utilizzare nelle fabbriche. Il debutto positivo di Unitree, infatti, non certifica che il mercato dei robot umanoidi abbia già trovato una domanda di massa: misura soprattutto l’aspettativa che la società possa trasformare la leadership cinese nella manifattura hardware in ricavi ricorrenti da automazione industriale.

Frenata Usa

Ma la corsa ai robot umanoidi non è solo cinese: gli Stati Uniti guardano con grande attenzione a Pechino. A luglio la Federal Communications Commission statunitense ha inserito i nuovi robot umanoidi e quadrupedi prodotti all’estero nella propria lista di apparecchiature soggette a restrizioni per ragioni di sicurezza nazionale. La misura colpisce soprattutto i futuri modelli destinati al mercato Usa, non automaticamente quelli già autorizzati alla vendita. Solo lo scorso anno Unitree ha spedito 5500 robot, e i ricavi esteri rappresentano oltre il 40% del totale, con le esportazioni verso gli Stati Uniti che oscillano tra il 13,3 e il 18,4% delle vendite. 

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