2 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Ago, 2026

Pietre e potere, l’acqua in bocca della vanità

Quando è nata la passione per le fontane monumentali come simbolo del dominio o della grandezza dei regnanti? La storia universale della vanagloria


La vanità è uno zampillo che sgorga dalle uniche bocche che il potere vuole sempre aperte e pronte. Bocche di pietra, marmo, bronzo. L’oro del mondo ha un nome antico e universale, che non è solo l’elemento primordiale della vita, è il simbolo che meglio racchiude la passione per l’acqua che zampetta libera come se lo fossero anche i popoli. Quando è nata l’esibizione dei regnanti per le fontane? Che messaggio è nella grammatica del potere? Insieme agli zampilli di acqua si passano il testimone anche i simboli eterni del prezioso liquido: vita, rinascita, purificazione, prosperità.

Utilitas e decus

Dare l’acqua al popolo, farla arrivare nelle piazze delle città o nei luoghi più impensati, sperduti e deserti è un’operazione che regala imperitura memoria e riconoscenza. Un atto che assicura il favore degli umani e mette insieme utilitas e decus (utilità e decoro estetico) ma anche le volontà e le scelte dei potenti, l’ingegno degli esseri umani e la genialità degli artisti. Le fontane monumentali in passato (e in alcuni casi ancora oggi) sono state e sono emblemi di potere politico, religioso ed economico.

Propaganda al servizio del bene comune

Con la loro magnificenza e spettacolarità, queste fontane ricordano la potenza di imperatori, papi, casati nobiliari, regnanti, sceicchi, sultani, governanti. Così è accaduto nella tradizione italiana al punto che esse vengono raccontate come forma rappresentativa della politica: «Che si tratti di una fonte dedicata all’approvvigionamento dell’acqua o di un monumento vero e proprio, in ogni caso sono le “voci” attraverso le quali la classe politica parlava e si mostrava ai cittadini in maniera diretta e precisa». Propaganda sì, ma a servizio del bene comune. Gli esempi non mancano, anzi. L’inventario non potrebbe essere più ricco. Difficile districarsi in questo dedalo che unisce architetture magnifiche, bellezza e benefici. Segni e simboli. Storia, fatti e leggende.

L’antica Roma

Roma apre la strada di questa narrazione. È nella città eterna che s’incontrano alcune delle fontane più celebri al mondo ed è qui che nell’antichità troviamo le fontane “mostra” (o mostre d’acqua): grandi opere d’arte e monumenti storici costruiti per celebrare l’arrivo dell’acqua degli acquedotti in città, come l’antica Meta Sudans di età flavia o il Ninfeo di Alessandro. Il nome lo spiega: fontana “mostra” per rendere visibile a quante più persone possibili la potenza e il prestigio dei committenti. Strumenti utilizzati dagli imperatori per rendere visibile la magnificenza di Roma, la sottomissione dei territori conquistati e la capacità ingegneristica dell’Impero.

La Chiesa cattolica

Impero ma anche Chiesa e nobili casati. Pontefici del XVII secolo, come Innocenzo X Pamphilj, commissionarono fontane spettacolari per dimostrare la centralità e la grandezza del potere papale. Basti pensare alla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in Piazza Navona. Il capolavoro barocco celebra il dominio spirituale della Chiesa sui quattro continenti all’epoca conosciuti, rappresentati dai fiumi Nilo (Africa), Gange (Asia), Danubio (Europa) e Rio de la Plata (America). Innocenzo X deve fare i conti anche con il costo elevato dei lavori. Le spese per la costruzione furono così alte che, per finanziarle, il papa ricorse ad una tassazione sul pane scatenando l’ira del popolo. Ma, la Fontana dei Quattro Fiumi resta ancora oggi un capolavoro che il mondo ammira.

Il Fontanone dell’Acqua Paola

Sempre Roma. Il Fontanone dell’Acqua Paola conosciuto come il Fontanone del Gianicolo risale al periodo tra il 1610 e il 1614. Per realizzarlo ci lavorarono gli architetti Giovanni Fontana e Flaminio Ponzio e lo scultore Ippolito Buzio. A volerlo, papa Paolo V Borghese. Il nome “Paola”, il drago e l’aquila simboli araldici della famiglia Borghese, a cui apparteneva il pontefice ne celebrano e ne ricordano la committenza. Tra i materiali impiegati anche marmi di spoglio, provenienti dal Foro Romano e dal tempio di Minerva, e granito, proveniente dalla vecchia basilica di San Pietro in Vaticano.

Il Tritone

La Fontana del Tritone nel mezzo della piazza Barberini è stata realizzata dal Bernini. In una conca aperta, sostenuta da quattro delfini, si trova il tritone che soffiando in una bùccina fa sgorgare l’acqua che ricade nella vasca. Fra i delfini è collocato il simbolo araldico della casata Barberini: le api. Commissionata da Urbano VIII, appartenente ai Barberini, l’opera esalta la grandezza della casata attraverso precise scelte iconografiche e messaggi celebrativi.

La Fontana di Trevi

Celebre è la Fontana di Trevi del XVIII secolo. Collocata sulla facciata di Palazzo Poli è stata disegnata dall’architetto Nicola Salvi e poi ultimata da Giuseppe Pannini. È la più grande fontana barocca di Roma. Fu costruita grazie a un concorso indetto nel 1731 da Clemente XII e vinto dallo scultore francese Lambert-Sigisbert Adam: si dice che l’incarico passò poi a Salvi perché il pontefice non voleva affidarlo a uno straniero; altri, invece, sostengono che Adam rifiutò perché costretto a rientrare in Francia. Cominciata nel 1732, fu infine affidata nel 1759 a Pietro Bracci aiutato da suo figlio Virginio. I due completarono l’opera, che venne inaugurata nel 1762.

Nel cinema e nella musica

Molti secoli dopo, Fellini ne fa un’icona cinematografica ne “La dolce vita” con Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, mentre i turisti di tutto il mondo lanciano ancora monetine per “assicurarsi” il ritorno nella città eterna. Così come cantava Renato Rascel nella sua “Arrivederci Roma”: “Te trovi Fontana de Trevi tutta pè te! Ce sta ‘na leggenda romana legata a ‘sta vecchia fontana per cui se ce butti un sordino costringi il destino a fatte tornà. E mentre er sordo bacia er fontanone la tua canzone in fondo è questa qua! Arrivederci, Roma… good bye…au revoir…”.

A Firenze

Spostiamoci a Firenze. Si dice che l’idea della prima grande fonte pubblica a Firenze venne in mente a Cosimo de’ Medici verso il 1549, per ragioni di sanità, di autocelebrazione ma anche per motivazioni personali. Il granduca di Toscana aveva già perso tre figli per malattie e scarsità di igiene generale. Nasce così la Fontana del Nettuno, detta anche di Piazza o il Biancone per via del marmo bianchissimo adoperato. E forse non è un caso se il volto della statua del Nettuno somiglia a quello di Cosimo I. Un modo neanche troppo velato per celebrare il potere del signore di Firenze.

In Umbria

Umbria, Perugia. Dopo aver percorso corso Vannucci lo sguardo si poggia sulla Fontana Maggiore in Piazza IV Novembre, simbolo medievale del capoluogo umbro. Creata tra il 1275 e il 1278 da Nicola e Giovanni Pisano rappresentava il potere politico, la ricchezza economica e l’autonomia del libero Comune, unendo i simboli della fede, della storia di Roma e delle arti nel cuore del potere cittadino tra il Duomo e il Palazzo dei Priori.

A Napoli

E poi c’è Napoli. Anche qui le fontane monumentali scrivono una storia a sé diventando potenti strumenti di propaganda politica ad uso di viceré spagnoli e sovrani per ostentare magnificenza, grazia e controllo sul territorio. Tre gli esempi tra i numerosi che la città partenopea può vantare: la Fontana del Gigante voluta dal duca d’Alba don Antonio Alvarez di Toledo e creata per opera di Pietro Bernini e di Michelangelo Naccherino; la Fontana del Nettuno voluta dal viceré Enrique de Guzmán, conte di Olivares e la Fontana di Spina Corona. Quest’ultima ha origini incerte. La sua presenza è attestata per la prima volta in un documento del 1498 relativo alla distribuzione idrica in città: la Platea delle acque. Restaurata e modificata per volere del viceré don Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga su disegno di Giovanni da Nola nella prima metà del XVI secolo, come attestato dalla presenza dello stemma di Carlo V. Il soggetto principale è la sirena in procinto di spegnere le fiamme del Vesuvio con l’acqua che le sgorga dai seni (da qui il nome popolare con cui è conosciuta: fontana delle zizze). Un simbolo del legame tra Napoli, il suo vulcano e il mito di Partenope.

In Sicilia

Da Napoli a Palermo. La fontana monumentale del capoluogo siciliano simbolo di potere è la Fontana Pretoria o “fontana della vergogna”. Realizzata a Firenze nel 1554 da Francesco Camilliani, fu acquistata nel 1574 dal Senato palermitano per esibire la propria centralità politica e la sua autonomia rispetto al potere vicereale ed ecclesiastico. Insomma in lungo e in largo per la Penisola, isole comprese l’inventario delle fontane monumentali lascia a bocca aperta per il numero, la bellezza ma anche per le storie che celano questi manufatti architettonici.

Nel resto d’Europa

Gli esempi non mancano anche nel resto d’Europa. Ecco La Fontana di Apollo (o del Carro del Sole), voluta da Luigi XIV (il Re Sole) nei giardini della Reggia di Versailles, simbolo per eccellenza del potere assoluto. Il carro del dio che emerge dalle acque all’alba è la metafora plastica del dominio del re. In questa narrazione un capitolo a parte la scrivono anche le fontane del deserto. Antiche fonti su Petra in Giordania – comprese le testimonianze degli storici greci come Diodoro Siculo e Strabone – raccontano la straordinaria rete di fontane, canali e cisterne ideata dai Nabatei per dominarne l’aridità. Si tramanda che questa città circondata dal deserto, già allora era dotata non solo di avanzati sistemi di irrigazione ma anche di stoccaggio dell’acqua, che permettevano di mantenere magnifici giardini con fontane, laghetti e una grandissima piscina, più ampia delle attuali olimpioniche.

Nel deserto

Simbolo di dominio sulla natura ostile, queste opere nel deserto erano strutture straordinarie come i ninfei di Palmira e le opere idrauliche delle oasi sahariane, nate per celebrare il potere politico e gestire la risorsa più preziosa: l’acqua. La “sposa del deserto” – come era chiamata la città siriana Palmira – offriva così punti di ristoro anche per le carovane dei viaggiatori in transito tra l’Occidente e l’Oriente.

La Turchia

Questo inventario incompleto passa anche per la Turchia. Qui, manufatti architettonici e di pubblica utilità comprendono splendidi esempi di epoca ottomana e siti archeologici romani, tra cui la Fontana del Sultano Ahmed III a Istanbul: realizzata in stile ottomano rococò, ubicata nella grande piazza di fronte all’ingresso principale del Palazzo di Topkapı a Istanbul. Fu costruita durante il regno di Ahmed III, nel 1728, nello stile del periodo dei tulipani. Sopra le fontanelle e le nicchie, su ogni facciata e sebil (piccolo chiosco dove l’acqua viene distribuita al pubblico), ci sono grandi lastre calligrafiche bordate con piastrelle blu e rosse. Ogni lastra reca le strofe di un poema di 14 versi, dedicato all’acqua e al suo donatore, composto da Seyyid Hüseyin Vehbi bin Ahmed, giudice principale di Halep e Kayseri. Si legge in senso orario intorno alla fontana, iniziando dal sebil settentrionale. L’ultima strofa del poema della facciata nord-ovest è un cronogramma composto da Ahmed III.

Le strutture più antiche

A questo punto del viaggio vien da chiedersi quali siano le fontane monumentali più antiche al mondo. La risposta è multipla e difficile da trovare. C’è, però, chi le individua tra quelle risalenti all’epoca classica ed ellenistica. E tra queste: la Fontana di Teagene a Megara in Grecia (VI secolo a.C.), il Ninfeo di Traiano a Efeso (II secolo d.C.) e i resti monumentali romani come il Ninfeo di Alessandro Severo all’ Esquilino a Roma (III secolo d.C.). La prima è attribuita al tiranno Teagene; la seconda mostra statue di divinità in nicchie decorative; la terza conosciuto oggi con il nome di “trofei di Mario”, era un castellum aquae di distribuzione dell’acqua agli edifici imperiali, ai privati cittadini che ne facevano richiesta e alle fontane pubbliche fatto costruire dall’imperatore Alessandro Severo. Ancora una storia di acqua e potere: un connubio che ha attraversato la storia dell’umanità.

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