In Ungheria la riforma costituzionale voluta dal nuovo Primo ministro Magyar mette nel mirino il Presidente Sulyok e la Corte Costituzionale per colpire il sistema creato da Viktor Orbán
Ha tutta l’aria di un regolamento di conti quello avviato dal Primo ministro ungherese Peter Magyar contro il Presidente Tamás Sulyok e il presidente della Corte Costituzionale Péter Polt. Grazie alla sua schiacciante vittoria contro Viktor Orbán e ai due terzi dei parlamentari che controlla, infatti, Magyar è riuscito nei giorni scorsi a far passare una controversa riforma costituzionale volta a concludere il mandato del Presidente, considerato un complice di Orbán e uno degli ultimi baluardi politici dell’ex Primo ministro. Una riforma che ora attende solo la ratifica dello stesso Sulyok, chiamato in buona sostanza a firmare la sua stessa condanna a morte politica.
Il Presidente ha formalmente cinque giorni per ratificare la misura, ovvero entro sabato prossimo. Qualora scegliesse di non farlo, la questione finirebbe alla Corte Costituzionale, guidata proprio da Polt, altro personaggio nel mirino di Magyar. Sempre alla Corte potrebbe finire la riforma qualora Sulyok scegliesse di appellarvisi prima della scadenza dei termini previsti per la sua ratifica.
L’ipotesi impeachment e il rischio crisi costituzionale
Proprio a causa di questo cortocircuito, e per far ulteriore pressione sul Presidente, Magyar ha già fatto pubblicamente sapere di esser pronto ad aprire una procedura di impeachment contro Sulyok qualora questi tentasse una mossa azzardata ricorrendo alla Corte. Una scelta che sospenderebbe immediatamente il Presidente fino alla decisione finale sulla procedura d’impeachment, di fatto aprendo una crisi costituzionale che rischia di spaccare il Paese. La procedura dovrebbe essere infatti giudicata sempre dalla Corte, tornando al problema originale di Magyar.
Per evitare questi complessi procedimenti costituzionali dal partito di Magyar si stanno levando in questi giorni sempre più richieste di dimissioni all’indirizzo di Sulyok, il quale però per ora non ha ancora dato segni di voler cedere il posto senza combattere. Probabilmente, vista la sua vicinanza a Orbán, il Presidente ha deciso di voler dar battaglia a Magyar e al suo governo, ben conscio del fatto che se la questione arriverà alla Corte ha buone possibilità di spuntarla ai danni del Primo ministro. Minandone dunque politicamente tanto il margine d’azione quanto la credibilità di fronte agli elettori.
La riforma anti-Orbán davanti agli ostacoli del sistema
La purga anti-Orbán lanciata dal nuovo premier magiaro rischia in sostanza di bloccarsi in modo spettacolare. D’infrangersi contro gli scudi di un sistema costruito in più di un decennio per tutelare la presa dell’influente ex-Primo ministro sulle istituzioni ungheresi.
Bloccare la riforma significherebbe infatti fermare il più importante attacco al vecchio sistema lanciato da Magyar dal suo arrivo al potere. L’emendamento non si limita del resto a colpire il Presidente, ma esclude anche i giudici della Corte Costituzionale di età superiore ai 70 anni dall’organo e vieta ai deputati che hanno già svolto tre mandati in parlamento di ricandidarsi. Una misura che colpisce direttamente più della metà degli attuali deputati di Fidesz, incidendo pesantemente sul futuro politico del partito.
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Al di là dell’esito immediato dello scontro, dunque, la partita aperta da Magyar misura il vero equilibrio dei poteri nell’Ungheria post-Orbán. La larga maggioranza parlamentare conquistata dal nuovo premier potrebbe infatti non bastare a smantellare un sistema di contrappesi plasmato in oltre un decennio di governo di Fidesz. È su questo terreno, più che nelle aule del Parlamento, che si deciderà la portata reale del cambiamento promesso agli elettori. E quanto a fondo il nuovo Primo ministro potrà riplasmare il suo Paese.































