24 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Lug, 2026

Spagna, inferno ad Almeria: almeno 12 morti nelle auto in fuga dal fuoco

Il rogo ad Almeria

L’incendio ha devastato la provincia di Almeria, in Andalusia, Spagna. Oltre mille evacuati, almeno sette feriti e più di 150 vigili del fuoco impegnati nello spegnimento. Sánchez: «Profonda tristezza»


È di almeno 12 morti e 23 dispersi il bilancio provvisorio dell’incendio boschivo divampato nell’area di Los Gallardos, nella provincia andalusa di Almería. Nove le persone ferite, quattro delle quali in gravi condizioni per le ustioni riportate e trasferite in elicottero all’ospedale Virgen del Rocío di Siviglia.

Le autorità avvertono che il numero delle vittime potrebbe ancora aumentare. I dispersi potrebbero trovarsi nei centri di accoglienza, essere ricoverati oppure essere già compresi tra le persone morte e non ancora identificate. La Guardia Civil sta setacciando le aree bruciate «casa per casa, strada per strada» alla ricerca di altre vittime.

Secondo le prime ricostruzioni, gran parte delle persone morte sarebbe stata travolta dalle fiamme mentre cercava di allontanarsi dall’incendio lungo percorsi diversi da quelli indicati dai soccorritori.

La Farnesina sta seguendo gli sviluppi e verificando l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani.

Le vittime durante la fuga

Il vicepresidente della Giunta andalusa e assessore alle Emergenze, Antonio Sanz, ha descritto due diversi scenari in cui sono stati trovati i corpi. Quattro persone sono morte all’interno di un’automobile rimasta bloccata nel letto asciutto di un fiume. Forse cittadini britannici, anche se le autorità non hanno ancora confermato ufficialmente né le identità né la nazionalità delle vittime.

Altre otto persone sono state trovate nella stessa zona. Facevano parte di un gruppo che avrebbe tentato di fuggire dalle fiamme lungo un percorso diverso da quello indicato durante l’evacuazione.

Il sindaco di Bédar ha raccontato che, in un primo momento, alcuni residenti si erano rifiutati di lasciare le abitazioni. Quando il fronte dell’incendio si è avvicinato, parte del gruppo avrebbe deciso di allontanarsi autonomamente. Le autorità avevano invece consigliato loro di rimanere nelle case, considerate in quel momento più sicure.

Il presidente della Giunta andalusa, Juanma Moreno, ha sostenuto che il mancato rispetto delle indicazioni dei soccorritori «ha probabilmente portato a questo numero di vittime». Le autorità hanno rinnovato l’appello alla popolazione a non tentare evacuazioni autonome e a seguire esclusivamente le disposizioni dei servizi di emergenza.

Le autorità hanno rinnovato l’appello a seguire esclusivamente le indicazioni dei soccorritori e a non tentare percorsi alternativi durante le evacuazioni. Sanz ha definito «l’incendio con le conseguenze più gravi registrato finora nella regione» e «una tragedia senza precedenti».

L’ipotesi del cavo elettrico e la smentita di Endesa

L’incendio è stato segnalato alle 16,35 di giovedì nella zona di Los Gallardos. Il numero di emergenza 112 ha ricevuto più di 150 telefonate da parte di residenti e automobilisti.

Le autorità regionali continuano a ritenere che il rogo possa essere partito dalla caduta di un cavo elettrico in un fossato, all’altezza del chilometro 511 della strada nazionale N-340A. Alcuni testimoni avrebbero visto il cavo precipitare sulla vegetazione secca già provata dalle ripetute ondate di caldo estremo che hanno colpito la Spagna, e innescare le fiamme.

L’ipotesi è però contestata da Endesa. La compagnia sostiene che il cavo indicato non appartenga alla propria rete di distribuzione, ma a un impianto privato abbandonato da anni, e che non fosse sotto tensione. Anche Red Eléctrica ha escluso che la linea fosse di propria competenza.

La causa dell’incendio resta quindi da accertare. Gli specialisti della Guardia Civil stanno svolgendo le verifiche tecniche e giudiziarie.

Quindici chilometri di fuoco in due ore

L’incendio si è propagato con una velocità eccezionale. Secondo Moreno, venti fino a 50 chilometri orari hanno spinto le fiamme per circa 15 chilometri in appena due ore.

Sono già bruciati almeno 3.200 ettari, in gran parte ricoperti da macchia mediterranea ed erba sparto, rese particolarmente infiammabili dalle ondate di calore e dalla lunga siccità.

Il terreno, ripido e attraversato da burroni e abitazioni isolate, ostacola il passaggio dei mezzi pesanti. Le squadre di emergenza stanno cercando di costruire linee di contenimento soprattutto sul fronte settentrionale, mentre il cambio di direzione del vento continua a complicare le operazioni.

Mille persone evacuate

Circa mille persone sono state evacuate dalle aree minacciate dall’avanzata dell’incendio. Il comune di Bédar è stato sgomberato completamente, insieme alle frazioni di Almocáizar, El Chocolate e Los Collados.

Nelle ultime ore altre 400 persone sono state evacuate in via precauzionale dalla frazione di Alfaix, dopo il peggioramento delle condizioni meteorologiche e l’intensificarsi del vento. Gli abitanti e gli ospiti di un complesso turistico sono stati trasferiti nel palazzetto dello sport di Garrucha.

Almeno 193 sfollati sono ospitati nei centri di accoglienza allestiti nella zona. Altri hanno trascorso la notte nel teatro municipale e nelle strutture pubbliche di Lubrín e Garrucha.

L’avanzata delle fiamme ha più volte costretto le autorità a chiudere l’autostrada A-7 e le principali strade di accesso a Bédar, obbligando i soccorritori a modificare i percorsi di evacuazione.

La Guardia Civil cerca casa per casa

La Guardia Civil ha schierato oltre 160 agenti, 52 veicoli, due elicotteri e due droni. Gli uomini delle squadre specializzate stanno perlustrando le aree in cui il fuoco è stato contenuto, entrando nelle abitazioni bruciate e controllando le automobili abbandonate.

Sei corpi sono già stati trasferiti all’Istituto di medicina legale di Almería. Le operazioni di identificazione sono particolarmente difficili e richiederanno l’esame del Dna. I campioni raccolti durante le autopsie saranno inviati a Madrid.

Le autorità hanno aperto un punto di assistenza a Garrucha per raccogliere le denunce di scomparsa e aiutare le famiglie a rintracciare parenti e conoscenti.

Centinaia di uomini contro le fiamme

Nelle operazioni sono impegnati vigili del fuoco, militari dell’Unità di emergenza dell’esercito spagnolo, Guardia Civil, Protezione civile e mezzi del ministero della Transizione ecologica.

L’Ume ha inviato 220 militari e 70 veicoli. Il governo centrale ha messo a disposizione quattro aerei anfibi e un elicottero, mentre altre unità stanno operando con mezzi terrestri e aerei forniti dalle amministrazioni regionali.

Il centro culturale di Los Gallardos è stato trasformato in un ospedale da campo. Quattro persone con ustioni gravi sono state trasferite in elicottero a Siviglia

Tre giorni di lutto in Andalusia

La Giunta dell’Andalusia ha proclamato tre giorni di lutto ufficiale per le vittime, fino alla mezzanotte di domenica. Le bandiere regionali saranno esposte a mezz’asta davanti agli edifici pubblici.

In numerosi comuni spagnoli è stato osservato un minuto di silenzio. Anche re Felipe VI ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime e alle persone che attendono notizie dei dispersi.

Il premier Pedro Sánchez ha assicurato «la massima collaborazione tra le istituzioni» e la mobilitazione di tutti i mezzi necessari. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha annunciato una visita al posto di comando avanzato di Turre.

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