29 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Giu, 2026

Se anche Lincoln smette di riflettersi nell’America di Trump

La Reflecting Pool

La vasca monumentale davanti al Lincoln Memorial, luogo del discorso di Martin Luther King, è stata restaurata per i 250 anni degli Stati Uniti. Ma alghe, danni e arresti l’hanno trasformata nel simbolo più involontario (e reale) dell’America di Trump


Sono sempre di più i visitatori che hanno smesso di osservare la statua del Lincoln Memorial di Washington. Ad attirare la loro attenzione è ciò che si trova più in basso: la lunga vasca monumentale che si estende ai piedi del memoriale. Quella di Martin Luther King e del suo sogno. Il sogno di un’America che sta giocando a pallone.

La piscina diventata verde

La ristrutturazione della Reflecting Pool si è conclusa il 6 giugno scorso ed è costata oltre 14 milioni di dollari. Eppure, a poche settimane dalla riapertura, le sue pessime condizioni continuano a far discutere. L’acqua si è tinta di un pittoresco colore azzurro verde, un Van Gogh dove a vincere su tutto sono le alghe, potentissime. Più del sogno, a quanto pare. E visto che raramente i problemi si palesano da soli, anche il nuovo rivestimento blu del fondo ha cominciato a sollevarsi, a staccarsi, accentuando l’impressione generale di deterioramento.

L’intervento di ristrutturazione era stato personalmente promosso da Donald Trump, in vista delle celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti. Sua anche la scelta di ricoprire il fondo con una tonalità definita “American Flag Blue”, il blu della bandiera americana. Perché Trump vuole che l’America abbia un colore che non esiste. Oltre le stelle, l’America dovrebbe assorbire il fango, e sorridere.

Il blu della bandiera

Oggi è difficile passeggiare per il National Mall, il viale monumentale che parte dal Campidoglio e arriva al Lincoln Memorial, senza essere attratti dalle alghe e dai frammenti azzurri che galleggiano nell’acqua paludosa.

Quello che è sempre stato un luogo simbolo di autorità e dignità, sembra oggi conservare poco di veramente autorevole e dignitoso. L’interesse per la vasca, però, può costare ai visitatori più fastidio che orgoglio.

I visitatori fermati

Secondo le testimonianze raccolte dal New York Times, alcuni gesti descritti dai protagonisti come dettati dalla semplice curiosità sono stati interpretati dalle autorità come possibili danneggiamenti a una proprietà federale.

Tra le persone fermate c’è David Hearn, 67 anni, ex atleta olimpico statunitense di canoa. L’uomo ha raccontato di avere notato un lembo del fondale staccato e di aver quindi immerso la mano per capire di quale materiale fosse fatto. Secondo la sua versione, non avrebbe strappato, né rotto o danneggiato nulla. Hearn è stato ammanettato e trattenuto per alcune ore con l’accusa di danneggiamento di una proprietà federale.

Il caso non è isolato. Il Times racconta di altri visitatori fermati o interrogati dopo essersi avvicinati all’acqua. Intorno alla Reflecting Pool sono aumentati i controlli e lo stesso Trump ha attribuito i problemi della piscina all’azione dei vandali. Che i militari camminino a Washington è ormai la normalità. Molto verde alga, molto verde militare, poco blu flag e nessuna stella.

La versione dei vandalismi

Il presidente americano ha parlato di sostanze chimiche gettate nell’acqua e di un lungo taglio realizzato intenzionalmente nel nuovo rivestimento. Ha, inoltre, annunciato arresti e invocato pene severe per chi danneggia i monumenti nazionali.

Il National Park Service ha successivamente riferito di avere trovato parti del sigillante tagliate con un coltello o con un oggetto affilato. Il ritrovamento rende plausibile che almeno alcuni danni siano stati provocati volontariamente.

Rimane, però, da chiarire quale rapporto esista tra questi episodi e i problemi più generali della piscina. Quella che rappresenta la speranza di Stati mai così disuniti, mai più in cerca di magia. Oggi la presenza di alcuni tagli sul fondo blu repubblicano non dimostra nulla. Neanche che il sabotaggio abbia causato anche la proliferazione delle alghe o il distacco diffuso del rivestimento. I diversi fenomeni rischiano così di essere riuniti all’interno di un’unica narrazione, nella quale ogni visitatore che si avvicina alla piscina può trasformarsi in un potenziale vandalo. Noi vandali che tocchiamo con mano un pezzo di cielo.

Il luogo di Martin Luther King

La Reflecting Pool è uno dei luoghi più riconoscibili degli Stati Uniti. Sulle sue sponde, nel 1963, Martin Luther King pronunciò il discorso “I Have a Dream”. Sulla superficie si riflettono, da una parte, il celebre tempio dorico con l’austera statua di Lincoln, dall’altra, l’obelisco innalzato in onore di George Washington. È un luogo che appartiene all’immaginario politico e civile americano.

Anche per questo la vicenda ha assunto rapidamente un valore simbolico che va oltre la manutenzione di una piscina. La Reflecting Pool era nata per riflettere i monumenti. Ora riflette tensioni.

L’America monumentale di Trump

Trump tiene particolarmente alle celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti, che immagina come una grande rappresentazione della rinascita americana ma, soprattutto, del proprio ritorno al potere. Vuole che tutto sia imponente, lucido, perfetto. Funzionante, quindi, comprensibile. Dalla Reflecting Pool colorata di “American Flag Blue” alla fiera sul National Mall, fino all’arco di trionfo alto 250 piedi che dovrebbe sorgere tra il Lincoln Memorial e il cimitero di Arlington. Un arco per celebrare l’indipendenza americana, certamente, ma anche un monumento difficile da separare dall’uomo che lo ha voluto e che qualcuno ha già ribattezzato “Arc de Trump”. E che nei lavori non è nemmeno a metà strada. Questa è l’America di Trump, un lavoro in corso che nessuno ha scelto di pagare.

Come la nuova sala da ballo da 400 milioni di dollari, costruita dopo avere fatto demolire l’intera East Wing della Casa Bianca. L’arco che Trump ha visto a Parigi. Le sue immagini sugli edifici federali. Intangibili, effimeri. Come i post generati con l’intelligenza artificiale nei quali il suo volto compare scolpito sul Monte Rushmore accanto a Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln. Una grande melma. E sarebbe un così bel risultato restare alga.

Alga sono rimasti Biden e Obama che hanno smesso di lottarci.

Lincoln guarda in basso

Sullo sfondo di tutto questo resta la statua di Lincoln, che continua a essere riflessa sulle acque suo malgrado. Perché l’acqua questo fa. Riflette. E riflettendo, ricorda. Un’America che emancipava invece di scivolare sul ghiaccio (Ice). E invece di guardare in alto, verso la statua del presidente che non ha mai chiesto di diventare statua, ma uguaglianza, l’America oggi guarda in basso, verso una curiosa melma verde da cui, di tanto in tanto, sbuca fuori anche un pezzo di blu. Il blu di una bandiera senza stelle, senza sogno. Guardata a vista da soldati, pronti ad arrestare chiunque sia coraggioso a tal punto da voler toccare quel sogno. Per capire se esista o sia solo un trucco artificiale. Poco intelligente.

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