26 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Giu, 2026

Robot in fabbrica, facciamo i conti

Robot in fabbrica

In Corea la Hyundai “arruola” gli umanoidi. Pronti allo sciopero 30mila lavoratori


Dopo l’accordo Samsung sulla partecipazione agli utili dell’intelligenza artificiale, la vertenza Hyundai apre un nuovo terreno: la contrattazione dell’automazione.

Quando Hyundai acquistò Boston Dynamics, nel 2021, i robot umanoidi appartenevano ancora soprattutto alla fantascienza. Cinque anni dopo, oltre trentamila lavoratori del gruppo sono pronti a scioperare di fronte al piano che prevede l’ingresso dei robot Atlas negli stabilimenti. La protesta riguarda il modo in cui la tecnologia viene introdotta, gli effetti sull’organizzazione del lavoro e la distribuzione dei vantaggi economici che ne deriveranno.

Poche settimane fa, scrivendo dell’accordo Samsung, avevo indicato nella Corea del Sud uno dei primi laboratori della contrattazione collettiva nell’economia dell’intelligenza artificiale. I lavoratori della divisione semiconduttori non si sono limitati a chiedere tutele contro eventuali riduzioni dell’occupazione. Hanno rivendicato una quota strutturale dei profitti generati dal superciclo dei chip destinati ai sistemi di AI.

I nuovi punti sulla contrattazione

La vertenza Hyundai allarga il campo. Non si discute soltanto di come distribuire il valore prodotto, ma delle condizioni con cui l’automazione entra nell’impresa e modifica mansioni, competenze, tempi e organici.

Queste mobilitazioni hanno una caratteristica che in Italia viene spesso trascurata. In Corea la contrattazione è aziendale e, in alcuni casi, riguarda persino la singola divisione. Le rivendicazioni sono costruite sulla produttività, sulla redditività, sugli investimenti e sulla posizione competitiva concreta dell’impresa. Il bonus Samsung nasce dai risultati della divisione semiconduttori, non da una generica media nazionale del settore. Le richieste dei lavoratori Hyundai si confrontano con i piani industriali del gruppo, con la crescita attesa della robotica e con i rendimenti economici dell’automazione.

Nessun luddismo tra i coreani

Questa aderenza alla realtà produttiva rende possibili richieste molto ambiziose. È il contrario delle rivendicazioni fondate sulla “media del settore”, definite a livello nazionale e applicate nello stesso modo a imprese diversissime per innovazione, margini, produttività e capacità d’investimento. La contrattazione nazionale mantiene una funzione importante nella tutela generale del lavoro e nel recupero dell’inflazione. Ma la produttività e la redditività si producono nelle imprese, negli stabilimenti e nelle divisioni. È in quei luoghi che salari, innovazione e partecipazione possono essere collegati a risultati misurabili. Anche la lettura della mobilitazione Hyundai come una protesta contro i robot sarebbe sbagliata.

Non dobbiamo trasferire sui sindacati coreani il nostro neoluddismo. Il sindacato coreano sostiene l’innovazione e lo sviluppo tecnologico. Opera in imprese collocate nei segmenti più avanzati delle catene del valore dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale, dell’automotive e della robotica. Samsung, Hyundai e SK Hynix progettano chip, sviluppano robot, controllano brevetti e investono in tecnologie strategiche. La contrattazione in queste imprese non si limita a contenere le conseguenze sociali dell’innovazione. Può intervenire sulla distribuzione del valore creato, sull’organizzazione dei processi e sulle modalità di introduzione delle tecnologie.

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La qualità della contrattazione dipende anche dalla qualità del sistema produttivo nel quale si esercita. Non si distribuisce un valore che non viene prodotto. È difficile costruire relazioni industriali avanzate in un sistema che arretra lungo le catene del valore, riduce gli investimenti nella ricerca, importa tecnologie e compete prevalentemente sul costo. Un sindacato moderno ha interesse che le imprese innovino, crescano e si collochino nelle parti più pregiate delle filiere. Da quella crescita può derivare una rivendicazione più forte sulla distribuzione dei risultati e sulla partecipazione alle scelte.

L’impiego degli umanoidi

Hyundai sostiene che i robot umanoidi saranno impiegati nelle attività più faticose, ripetitive e pericolose. È possibile, ma non basta un impegno unilaterale dell’azienda. Gli effetti di una tecnologia dipendono dal modello organizzativo, dagli investimenti nella formazione, dalla qualità della progettazione e dal coinvolgimento delle persone. Lo stesso robot può sottrarre un lavoratore a una mansione usurante oppure impoverirne il ruolo, frammentare il lavoro e aumentare il controllo sui tempi e sulle prestazioni. Per questo la discussione deve avvenire prima che le decisioni siano definitive.

In Italia le ristrutturazioni vengono spesso negoziate quando gli impianti sono già stati modificati, le competenze disperse e gli esuberi annunciati. La tecnologia viene introdotta e il sindacato viene convocato successivamente per gestirne gli effetti. In questo modo la partecipazione si riduce all’amministrazione delle conseguenze. Da qualche tempo il sindacato italiano chiede di essere informato preventivamente sui programmi di innovazione. È un passaggio necessario, ma rischia di restare puramente formale. Senza competenze sulle tecnologie, sui dati, sui processi produttivi e sui nuovi modelli organizzativi, l’informazione non produce una vera capacità di intervento.

Gli effetti sulla produttività

L’impresa illustra il progetto, il sindacato prende atto, ma non dispone sempre degli strumenti per valutarne gli effetti sulla produttività, sulle professionalità, sull’organizzazione e sull’occupazione. La partecipazione richiede competenze di merito. Sedersi al tavolo non è sufficiente. Bisogna comprendere il funzionamento della tecnologia, conoscere le alternative, individuare gli indicatori da misurare e valutare le competenze che serviranno. Senza questa capacità, l’informazione preventiva diventa una comunicazione aziendale presentata come coinvolgimento. La contrattazione dell’innovazione richiede sindacalisti in grado di dialogare con ingegneri, tecnologi, responsabili della produzione, esperti di dati e vertici aziendali.

Il confronto coreano mostra che la contrattazione può entrare nelle scelte industriali. Samsung ha aperto il tema della partecipazione agli utili prodotti dall’AI. Hyundai porta al centro il governo dell’automazione. In entrambi i casi il lavoro cerca di non essere considerato una variabile residuale.

Il nodo delle rivendicazioni

Anche la richiesta dei dipendenti Hyundai di partecipare ai profitti va letta in questo quadro. Non è una rivendicazione salariale separata dalla strategia industriale. Cerca di collegare produttività, innovazione e remunerazione del lavoro. Se l’automazione produce più valore, una parte di quel valore deve essere destinata anche alle persone che contribuiscono al funzionamento e alla trasformazione dell’impresa. Il modello coreano non è trasferibile automaticamente in Europa. Sono differenti la struttura industriale, la forza dei sindacati, la densità tecnologica delle imprese e i sistemi di relazioni del lavoro.

È però utile studiarne il metodo. Il buon uso della tecnologia non si determina da solo e la distribuzione dei suoi benefici non è automatica. Servono una contrattazione vicina ai luoghi in cui il valore viene prodotto, indicatori verificabili, competenze adeguate e accordi costruiti sui risultati reali dell’impresa. In Italia continuiamo spesso a muoverci tra l’attesa che l’innovazione generi benefici diffusi e la difesa dell’occupazione quando la trasformazione è ormai avvenuta. Manca ancora uno spazio nel quale impresa e lavoro progettino la nuova organizzazione, concordino percorsi di qualificazione e definiscano come distribuire gli incrementi di produttività.

Capire l’utilizzo dei robot

Il problema non è fermare Atlas all’ingresso delle fabbriche. Bisogna stabilire con quali obiettivi verrà utilizzato, quali attività sostituirà, quali competenze dovranno crescere e come saranno condivisi i benefici. Un robot umanoide può cambiare la divisione dei compiti, le gerarchie, i criteri di valutazione e il confine tra attività umane e automatizzate. Lasciare queste decisioni soltanto ai produttori della tecnologia o ai vertici aziendali significa rinunciare a governare una parte decisiva della transizione.Le strategie “AI first” o “automation first” non sono strategie.

Affidano alla tecnologia il compito di ridefinire l’organizzazione. Possono scomporre il lavoro, disperdere competenze e produrre deskilling. Una strategia industriale deve partire dagli obiettivi, dalla qualità dei processi, dal valore da creare e dalle persone necessarie per farlo. La scelta delle tecnologie viene dopo.Samsung e Hyundai indicano un possibile terreno della contrattazione dei prossimi anni. Partecipare prima che le decisioni siano irreversibili, misurarsi con la produttività reale dell’impresa e condividere una parte del valore generato dall’innovazione.La mobilitazione Hyundai non è una rivolta contro il futuro. È il tentativo di non subirlo.

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