Il problema non è l’età in sé, ma la concentrazione del potere nelle mani di capi assoluti, senza freni democratici. Da Trump alla lezione di Michelangelo, il punto è uno: non c’è solo la carica elettiva
I gerontologi suggeriscono diete, esercizi fisici e rimedi prêt-à-porter per allenare il cervello dopo gli anta. Arrivati ad una “certa età” la dotazione neuronale s’ammoscia con la memoria, mentre si solidificano tutte le peggiori angolature caratteriali perché crollano i freni inibitori e la vita di relazione s’affolla di cavoli amari, soprattutto per gli altri. La Chiesa, che pure non viene citata per l’acerbità dei suoi ministri di culto, capì 56 anni fa che esiste un limite d’età per l’esercizio dei poteri.
Fu Paolo VI a fissare ad ottant’anni l’asticella oltre la quale una responsabilità assoluta, come quella di eleggere il Papa, non poteva essere più consentita. Perché lo Spirito Santo non avrebbe certamente mai mancato di illuminare gli ultraottuagenari, ma se sono spenti i naturali recettori poteva diventare più complicato interpretarlo.
E poi l’essere umano, anche il più santo, ha dei limiti, appunto, umani. Fu una scelta importante. Nessuno mai l’ha presa ad esempio per attuarla in politica, almeno cercando di limitare l’accesso alle cariche monocratiche dotate di potere assoluto. Che sono quelle oggi a maggior rischio nel mondo che conobbe la democrazia “diffusa” in cui i parlamenti, i gruppi sociali e i media, creavano solidi “balance” al potere degli esecutivi. Armamentario di salute democratica che non usa più essendo la democrazia plurale quasi completamente narcotizzata dai superpoteri dei capi assoluti.
Il potere concentrato
Figurarsi allora se il naturale decadimento senile del vertice supremo parte male, con disturbi comportamentali come quelli che ormai tutto il mondo riconosce nei prolassi di parole e nelle posture (ahinoi anche belliche) di Donald Trump.
Chi scrive cerca da una ventina d’anni di ricordare come, dopo il crollo delle ideologie, la politologia dovrebbe dotarsi di uno strumento d’interpretazione della politica che tenga conto delle scienze della psiche, dalla psicanalisi alla psichiatria. Il ragionamento è semplice: se esiste una pluralità di soggetti istituzionali a bilanciare il potere (stile “democrazia diffusa”) siamo tutti più tranquilli. Ma se nelle mani di uno solo s’addensano prerogative e possibilità di scelta fondamentali i cui effetti ricadono sul popolo (che in democrazia dovrebbe essere “sovrano” ma viene ridotto a “suddito”), siamo oltre la soglia dell’allarme. Pensate alla famosa valigetta con il bottone atomico e ricordatevi il Kubrick del Dottor Stranamore.
La psichiatra Mary L.Trump descrive dettagliatamente i disturbi dello zio Donald, ma noi possiamo aggiungere una cospicua serie di analoghi precipizi cognitivi in versione maniacale cominciando dagli autocrati professionisti (Putin, ad esempio) e proseguendo con le neo-autocrazie ancora formalmente rubricate come democrazie occidentali (Netanyahu, tanto per capirci). Per star lontani da queste cose occorrerebbe dare un’energica spinta alla diffusione dei poteri piuttosto che alla concentrazione, che invece rappresenta l’ideale per il neocapitalismo della finanza digitale: i tycoon non hanno nessuna voglia di perdere tempo e vogliono un solo decisore al comando. È un caso che sistemi elettorali e pratiche di governo in Occidente si conformino a questo modello?
Il rimedio democratico
Il rimedio? Più forza al popolo nella scelta della rappresentanza che produrrà più forza ai parlamenti nell’azione di contenimento dello strapotere dei premier; leggi elettorali che consentano la scelta degli eletti oggi negata; restituzione del ruolo di “watch dog” ai media; più società civile organizzata. E magari anche l’apposizione di un bel limite d’età per l’esercizio dei mandati.
Certo, Michelangelo morì a 89 anni con lo scalpello ancora in mano e attorno a noi scopriamo ogni giorno la lucidità di pensiero di persone che hanno anche superato la soglia del grande artista rinascimentale. Ma ci sono tanti modi per essere utili alla società se si ha qualcosa d’importante da dire. Con la saggezza, per esempio, o con la proposta autorevole. Non c’è solo la carica elettiva.






























