Il caso delle frasi attribuite a uno scrittore su Michela Murgia diventa una polemica più larga: cosa è pubblico, cosa è privato e che cosa l’informazione considera ormai notizia
Poveri scrittori. Siccome i treni, al Sud, funzionano male, gli tocca prendere il minivan. E lì dentro, su quei sedili, non si può scrivere, non si può leggere: insomma dovrete appiattirvi le dita su Whatsapp, oppure conversare col vicino. Siete scrittori, dopotutto, si può parlare di filologia classica o di avanguardie del Novecento e tanto altro. Attenti però a quel che dite: c’è caso che se vi scappa qualcosa di scabroso vada a finire sui giornali.
Il metodo, non il merito
Il merito è inutile ripeterlo, oltre che inelegante: quel che ha detto (pardon, avrebbe: tutta la vicenda è soggiogata a uno scomodo condizionale) uno degli scrittori a proposito di una scrittrice morta di recente, ormai lo sanno pure in Messico. La questione è un’altra: di metodo, piuttosto. Valutare cosa sia interessante per un giornale o un lettore non è facile, in questi amari tempi. Sono tempi in cui i notiziari, assetati e moribondi nell’afa che circonda redazioni e amministrazioni, per qualche clik in più si costringono a prendere in considerazione gli “occhi spaccanti” di una ventenne o l’aggressività del ragno violino.
Il reporter nel bagagliaio
Certo quel vecchio scrittore, seduto nel pulmino, non sapeva che ci sarebbe finito in mezzo pure lui, tra gli occhi spaccanti e il ragno violino. Colpa sua: doveva saperlo, l’informazione è così avida che nel bagagliaio del minivan ci stava chiuso un reporter assetato. E così, oltre a un inelegante commento su una scrittrice che non c’è più, sono giorni che circola un pauroso dibattito sui giornali (no, sui social: vabbe’, è uguale): il minivan del Premio Strega è uno spazio pubblico o privato?
Chi può invocare la dignità
Serve qualcuno che invochi la dignità, magari nell’esimersi da questo dibattito. Ma chi? I giornalisti? Non possumus, non possiamo, scusate: ci hanno detto all’ufficio marketing che per sopravvivere non possiamo fare a meno del ragno violino, degli “occhi spaccanti” e di chi offende Michela Murgia. Gli scrittori? Non possono più parlare, poveracci, aggiungere qualcosa rischia di essere letale: attento a quando ti fai la barba la mattina, o scrittore, perché se sei iscritto allo Strega stai in pubblico, dietro il bidet s’annida qualcuno.it. Quindi: muti. Gli amici della Domenica? Mhh, quelli sono troppi, meglio un comunicato che si dissocia dalle considerazioni offensive pronunciate dentro il van, tanto per non lasciar credere che noi mille amici si sia d’accordo col candidato.
La cultura indifesa
Certo è che il mondo della cultura appare in questo senso piuttosto indifeso, quasi quanto quello dell’informazione. Difficile che dal minivan di un G8 (o dal minivan della Federcalcio, o da quello di Confindustria, o da quello delle olgettine) emergano informazioni riportate al condizionale, senza neanche un vocale o un sms, o una “fonte bene informata” come minima pezza d’appoggio. Invece sono tre scrittori, che volete che sia. Oltretutto lo scrigno della cultura li chiude in un “minivan”: neanche la lingua italiana si salva dall’orrore del quotidiano, quasi quasi era meglio il ragno violino.































