23 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Giu, 2026

Lega, ora Salvini scava una nuova trincea

Il segretario della Lega Matteo Salvini blinda la sua leadership, salta il putsch dei governatori del Nord. Rimandato a settembre sul prato di Pontida?


Salvini alza l’ennesima trincea. E tenta – non è chiaro come – non solo di sopravvivere («Vannacci un pericolo? Solo fiction, gli unici voti che contano sono quelli delle urne e non dei sondaggi») ma anche il rilancio. Il fronte del nord prende atto ed è costretto a rinviare. Per l’ennesima volta. Prova ne è il “Tavolo dei territori”, la cabina di regia con governatori e delegati regionali, uno degli strumenti del tentato rilancio programmatico della Lega Salvini: l’esordio ieri pomeriggio è stato un nulla di fatto. «Tutti presenti i convocati» ha avvisato via Bellerio senza specificare chi e il fatto che la riunione fosse da remoto. Le decisioni importanti si prendono sempre dal vivo, in presenza. Ennesima bolla? Ennesimo trucco del segretario Salvini? Anche ieri ha ripetuto: «I militanti mi hanno chiesto l’anno scorso di lavorare per altri quattro anni. E questo farò».

Cambio al vertice rimandato


Addio putsch. Addio cambio di segretario. Addio ipotesi della confederazione sul modello della Cdu -Csu. Gli striscioni, issati in Lombardia e in Veneto, “grazie Matteo, ma ora Zaia segretario” che sembravano per qualche ora aver convinto Salvini al passo indietro sono diventati «esercizio di democrazia interna, ben vengano» quindi. La risposta a quegli striscioni è stata – nelle intenzioni di Salvini – la due giorni nei 38 gazebo Lega che a Milano hanno ospitato le primarie del partito per indicare il candidato sindaco per Milano nel 2027.

Allo striscione di qualcuno Salvini ha risposto con la fatica di «circa diecimila persone» che tra sabato e domenica hanno sfidato il caldo africano per andare a scrive un nome su una scheda. Il più votato è stato ovviamente lui (più di cinquemila voti dice via Bellerio), seconda per gradimento la vice segretaria Silvia Sardone (guarda caso l’ostacolo più difficile per la nomina di Zaia a vicesegretario), terzo il fedelissimo Morelli, sottosegretario alle Infrastrutture. Il messaggio è chiaro: la Lega Salvini premier c’è, esiste e non ha alcuna intenzione di fare le valigie.

La corsa per Palazzo Marino

Salvini si è subito sfilato dalla corsa a Palazzo Marino. «Più di cinquemila persone e questo è per me motivo di orgoglio», altro che striscione “Zaia segretario”, «io però sono vicepremier, faccio il ministro e conto di farlo per ancora un anno». La sua proposta per il ruolo di sindaco è Silvia Sardone, «una risorsa importante». L’interessata ha risposto, schermendosi: «Ne sarei onorata, ma al momento è un’ipotesi molto futuribile». Intanto Salvini prende l’iniziativa politica anche nel centrodestra e propone la ricetta “primarie” per individuare i candidati sindaci. Diciamo che Maurizio Lupi – da tempo in predicato per succedere a Sala – non l’ha presa benissimo.

Lo spettro del 3%


Il problema è che Salvini, al contrario di altri dirigenti Lega, non vuole fare i conti con “lo spettro del 3%”. Ovvero con la convinzione – assai diffusa anche tra deputati e senatori persino del suo cerchio magico – che «il parassita Vannacci ci ridurrà al 3%. Serve una scossa vera, non solo percepita perché il Generale è in fase magic moment, è l’uomo del momento». La “scossa” doveva arrivare ora, una volta certificato il sorpasso nei sondaggi, per provare a fermarlo subito. Altro che “Tavolo dei territori” e gazebo a Milano. Ecco perché erano state molto apprezzate, due settimane fa, il fatto che nella riunione del Federale della Lega, la franchezza e la vivacità degli interventi, la formulazione di una proposta chiara: Zaia almeno vicesegretario con delega al nord; Durigon con delega al centro-sud; fuori Sardone «che fa perdere voti».


Ora siamo tornati alla blindatura, a Salvini «proprietario del simbolo e unico con le chiavi per cambiare gli organigrammi della Lega». Solo «quando saremo al 3%, scenario che di questo passo è verosimile che si verifichi durante l’estate, forse capirà che il cambio di passo o lo fa lui o sarà costretto a farlo». Il 20 settembre, il giorno della convocazione al pratone di Pontida, potrebbe essere il momento della verità.

Il sondaggio


Intanto, secondo un sondaggio diffuso da Noto, il centrodestra ottiene un risultato migliore con un Vannacci fuori anziché dentro la coalizione. L’eventuale presenza dell’ex generale all’interno dello schieramento produrrebbe una reazione negativa nell’elettorato moderato e centrista che oggi sostiene i partiti della coalizione: Fratelli d’Italia passerebbe dal 29% al 27%, Forza Italia dal 7,5% al 6,5%, Noi Moderati dall’1,5% allo 0,5% e la Lega dal 6,5% al 6%.


Il sondaggio è stato pubblicato da un giornale di destra e questo è per i vannacciani «la prova di quanto siano terrorizzati da noi». Nel centrodestra prevalgono due tesi: la prima, portata avanti dai centristi e da FI, prevede FnV fuori dalla coalizione fin da subito; l’altra, condivisa da una parte di Fdi, è che «si vedrà tra un anno cosa converrà fare, quale sarà l’atteggiamento della coalizione nei confronti dell’ex vicesegretario della Lega, uno che ha tradito».
Intanto ieri Vannacci ha proposto nuovamente «le classi distinte in base al merito» e ha votato ancora una volta no alla fiducia sul Piano casa. Insieme al centrosinistra. Per motivi opposti.

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