22 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Giu, 2026

Starmer si dimette, Burnham vede Downing Street. Farage: «Ora elezioni politiche»

Keir Starmer

Il premier britannico Keir Starmer parlerà davanti al numero 10 di Downing Street, dove è atteso l’annuncio delle dimissioni e dei tempi del passaggio di consegne. Intanto Andy Burnham, vincitore della suppletiva di Makerfield, è arrivato a Westminster


Keir Starmer si è dimesso. Il premier britannico ha annunciato la decisione davanti al numero 10 di Downing Street, cedendo alla rivolta interna del Labour e alla sfida aperta alla sua leadership. Resterà primo ministro fino alla scelta di un nuovo leader del partito, probabilmente entro settembre, invece di combattere per conservare l’incarico conquistato quasi due anni fa.

Starmer ha detto di accettare con «buona grazia» il desiderio dei suoi colleghi di sostituirlo. In una rara manifestazione di emozione, si è commosso mentre parlava del futuro e della famiglia, elogiando il sostegno della moglie Victoria e dei figli. Ma nel discorso ha anche difeso il bilancio del suo governo, con un tono che lasciava intendere di sentirsi trattato ingiustamente. Ha rivendicato il miglioramento dell’economia, la riduzione delle liste d’attesa per le cure sanitarie, nuovi diritti per gli affittuari e i progressi nel contrasto all’immigrazione illegale.

ll passaggio formale sul Re

Starmer ha detto di aver parlato in mattinata con re Carlo per informarlo della decisione di lasciare la guida del Labour e, una volta scelto il successore, anche Downing Street. È il passaggio istituzionale che chiude la fase delle indiscrezioni e apre quella della successione.

«La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali», ha detto Starmer davanti al numero 10. «Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e accetto quella risposta con buona grazia. È per questo che mi dimetterò da leader del Partito laburista».

Il calendario della successione

Non è ancora chiaro quando esattamente Starmer lascerà Downing Street. Il premier ha detto di volere che le candidature per sostituirlo si aprano il 9 luglio e si chiudano quando il Parlamento inizierà la pausa estiva. Un nuovo leader laburista verrebbe eletto entro settembre, diventando poi primo ministro.

Il calendario, però, potrebbe accorciarsi. Se ci fosse un solo candidato, Andy Burnham, il passaggio potrebbe avvenire già a luglio. Starmer ha promesso di fare tutto il possibile per garantire un trasferimento ordinato del potere e ha assicurato al successore «pieno e inequivocabile sostegno».

Burnham favorito

L’annuncio rende Andy Burnham, eletto deputato giovedì, il candidato più probabile per conquistare la guida del Labour e diventare primo ministro. Ex sindaco della Greater Manchester, Burnham è oggi il politico più popolare del partito. La sua netta vittoria nell’elezione suppletiva di Makerfield, dove ha ottenuto quasi il 55 per cento dei voti, ha dato slancio alla sua sfida e ha accelerato la pressione interna su Starmer.

Burnham è arrivato a Westminster per prestare giuramento da deputato proprio mentre si compiva la resa politica del premier. Una coincidenza solo apparente: la sua vittoria in un collegio operaio e politicamente sensibile lo ha trasformato nel candidato più forte alla successione e in una possibile via d’uscita per un Labour in difficoltà.

Burnham potrebbe diventare il sesto primo ministro britannico dopo il referendum sulla Brexit. Dal 2016, dopo le dimissioni di David Cameron, Downing Street ha visto passare Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak e Keir Starmer. Ora il Paese si prepara a un altro cambio al vertice.

La reazione di Farage

La crisi apre anche un problema di legittimità politica. Nigel Farage ha chiesto elezioni anticipate subito dopo l’annuncio, accusando il Labour di voler «incoronare» Burnham senza passare dalle urne. È il primo attacco al possibile successore di Starmer: il nuovo premier avrebbe una maggioranza parlamentare, ma non un mandato diretto degli elettori.

Il punto diventerà centrale nelle prossime settimane. Il Labour può cambiare leader e primo ministro senza elezioni generali, come avvenuto più volte nella politica britannica recente. Ma dopo anni di instabilità post-Brexit, ogni nuovo passaggio interno rischia di alimentare l’accusa di un sistema politico incapace di produrre una leadership stabile.

Il declino di Starmer

Il mandato di Starmer alla guida del Regno Unito era iniziato nel 2024 con la vittoria elettorale del Labour, che aveva conquistato un’ampia maggioranza parlamentare e chiuso 14 anni di governo conservatore. Ma quel successo era arrivato con una quota di voti storicamente bassa, il 34 per cento, spingendo diversi analisti a definirlo una «frana senza amore».

Il suo periodo al governo è stato sempre più segnato dal declino politico. Starmer è apparso debole, indeciso e non più in controllo del proprio partito. Nelle ultime settimane aveva ripetutamente promesso che avrebbe combattuto qualsiasi sfida alla sua posizione, da Burnham o da chiunque altro, dicendo di non voler abbandonare le proprie responsabilità verso il Regno Unito. Alla fine, però, ha accettato la realtà politica di essere diventato uno dei primi ministri meno popolari della storia britannica moderna.

Le sconfitte e il caso Mandelson

Starmer era in difficoltà già dall’inizio del mandato, in un quadro economico debole che aveva spinto la sua popolarità a livelli molto bassi. I suoi avversari politici avevano sfruttato per mesi la sua tendenza a tornare indietro sulle decisioni davanti alle proteste del partito, dell’opinione pubblica, dei media o dei critici interni.

A ferire profondamente la sua posizione politica sono state anche le rivelazioni sulla decisione di nominare Peter Mandelson ambasciatore negli Stati Uniti nonostante i suoi legami con Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali. Ma l’ultimo colpo è arrivato con le pesanti sconfitte laburiste alle elezioni amministrative in Inghilterra e nei Parlamenti di Scozia e Galles, a maggio. Più di 1.400 candidati del Labour hanno perso seggi nei consigli locali inglesi, con molti elettori che hanno indicato proprio la frustrazione verso Starmer come motivo del voto.

Il Labour cerca una transizione ordinata

Per il Labour, la partita ora è evitare che la caduta del premier diventi il racconto di un partito allo sbando. Una transizione rapida verso Burnham potrebbe ridurre i tempi della crisi, ma aprirebbe il fronte della legittimità politica. Una corsa interna più lunga darebbe al partito una procedura più ordinata, ma rischierebbe di indebolire ulteriormente il governo.

Dalle dimissioni di David Cameron, subito dopo il voto sulla Brexit nel 2016, ci sono stati 5 primi ministri, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak, Keir Starmer. Ora il Paese si prepara ad averne un altro.

Il nodo non è solo chi guiderà il Labour, ma con quale mandato e con quale programma. Burnham dovrà trasformare una vittoria territoriale e interna in una leadership nazionale credibile, mentre l’opposizione proverà a presentarlo come un premier scelto dal partito e non dal Paese.

Un altro cambio nella Gran Bretagna post-Brexit

Le dimissioni di Starmer fanno parte della nuova normalità della Gran Bretagna post-Brexit. Dalla decisione di lasciare l’Unione europea, dieci anni fa, Downing Street è diventata il simbolo di una politica incapace di stabilizzare a lungo una leadership nazionale. Dopo Cameron sono arrivati May, Johnson, Truss, Sunak e Starmer. Ora potrebbe toccare a Burnham.

Il discorso davanti al numero 10 ha chiuso la stagione di Starmer, ma ha aperto una fase altrettanto delicata. Per Burnham comincia la parte più difficile: trasformare l’onda della rivolta interna in un governo capace di durare. Per il Regno Unito, invece, si apre l’ennesimo passaggio di potere in un decennio segnato da Brexit, crisi economica e instabilità politica.

Dalle dimissioni di David Cameron, subito dopo il voto sulla Brexit nel 2016, ci sono stati 5 primi ministri, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak, Keir Starmer. Ora il Paese si prepara ad averne un altro.

Von der Leyen: Grazie a te Europa e Ucraina più sicure

“Molti leader impiegano anni per diventare lo statista che tu sei riuscito a diventare in soli due anni. La sicurezza dell’Europa e dell’Ucraina è più solida grazie a te. Grazie, caro Keir”. Lo scrive su X la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen dopo l’annuncio delle dimissioni.

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