22 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Giu, 2026

Sorelle ritrovate: «Vogliamo stare con mamma». Fermati donna, compagno e nonno

Le sorelle Sarah e Alisya, 16 e 12 anni

Sarah e Alisya, 16 e 12 anni, stanno bene. Erano in un appartamento a Formia, nel Sud del Lazio. La madre, il compagno e il nonno sono stati fermati all’alba con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. Il padre: «Ora comincia una nuova vita»


Sarah e Alisya sono vive e stanno bene. Le due sorelle di 16 e 12 anni scomparse da una casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, sono state ritrovate a Formia, nel Sud del Lazio, dopo quindici giorni di ricerche. Erano in un appartamento nel quartiere Rio Fresco, nella casa di una donna di 80 anni, lontana parente acquisita della madre.

«Vogliamo stare con mamma» hanno detto quando le hanno ritrovate.

Secondo il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, le ragazze erano «segregate in una stanza», non potevano uscire né aprire le persiane e potevano soltanto guardare la televisione.

La madre delle ragazze, il suo compagno e il nonno sono stati fermati all’alba con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. La donna è stata portata nel carcere di Teramo, mentre il compagno e il nonno sono stati trasferiti in quello di Sulmona. L’ottantenne nella cui abitazione sono state trovate Sarah e Alisya è indagata a piede libero. Restano tre, al momento, i decreti di fermo.

La svolta dalla videochiamata

La svolta nelle indagini è arrivata da una videochiamata della madre verso un numero di telefono già attenzionato dagli investigatori. Secondo quanto spiegato dal procuratore D’Angelo in conferenza stampa, il numero era intestato a un cittadino pachistano e faceva parte di un gruppo di schede attivate clandestinamente a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa delle ragazze.

«Tra i tanti difetti della mamma c’era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie», ha detto il procuratore. Da quella chiamata gli investigatori sono arrivati fino all’appartamento di Formia dove le due sorelle sono state trovate.

Il ritrovamento a Formia

Quando i carabinieri sono arrivati davanti alla porta dell’abitazione, gli investigatori si aspettavano uno scenario diverso. «Eravamo pronti a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni», ha detto D’Angelo.

Le ragazze erano nella stanza dove avevano vissuto fino a quel momento. «Quando le abbiamo trovate le due sorelle non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora», ha raccontato il procuratore, spiegando di aver provato dolore nel colloquio avuto con loro subito dopo il ritrovamento.

Sarah e Alisya sono in buone condizioni di salute, ma il sindaco di Minturno, che le ha accompagnate in una struttura protetta, ha parlato di «forte stress emotivo». Le due sorelle saranno ospitate in una località sicura nel Sud del Lazio.

L’ottantenne: «Non sapevo nulla»

La donna di 80 anni nella cui casa sono state trovate le ragazze ha detto a Rainews24 di non sapere che i carabinieri le stessero cercando. «Non sapevo nulla, me l’hanno portate e basta», ha raccontato. Secondo la sua versione, le sarebbe stato chiesto soltanto di tenere le due ragazze: «Mi ha detto: “mi può tenere le due bambine?” e basta. Io ho detto “perché no”».

La donna ha aggiunto di non essere mai uscita con loro. «Io non esco già di mio», ha detto. Poi ha concluso: «Mi dispiace, adesso sto male io». Secondo quanto chiarito dagli investigatori, non si tratta di una zia diretta: la donna è una lontana parente acquisita. La madre delle ragazze, Valentina, sarebbe nipote del marito deceduto dell’ottantenne.

I tre fermi dopo l’interrogatorio

La madre, il compagno e il nonno delle ragazze sono stati interrogati nella notte negli uffici del procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo. Subito dopo l’interrogatorio sono stati portati in carcere con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.

Gli investigatori stanno verificando il possibile coinvolgimento di altre persone. L’indagine, ha spiegato D’Angelo, non può essere banalizzata con l’idea che le ragazze siano state «trovate a casa della zia a poca distanza da casa della madre». La Procura sostiene di aver controllato e identificato tutte le persone dell’albero genealogico materno e paterno, con decine di verifiche in tutta Italia, comprese abitazioni a Milano.

La fuga dalla casa famiglia

Le due sorelle erano scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, nella notte tra il 6 e il 7 giugno. Secondo il procuratore, i cani molecolari avevano seguito le loro tracce fino alla piazzetta del paese. Da lì le tracce si erano interrotte.

Secondo la ricostruzione, le ragazze sarebbero salite volontariamente in auto con le persone che poi le hanno portate a Formia. Resta però da chiarire quale fosse il piano, per quanto tempo sarebbero dovute rimanere nell’appartamento e chi abbia organizzato i vari passaggi.

Il padre: «Ora comincia una nuova vita»

Dopo il ritrovamento, il padre delle ragazze ha scritto su Facebook un messaggio di sollievo. «Alisya e Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia e preoccupazione ma mai ho pensato in negativo. Si inizia una nuova vita, si riparte da zero», ha scritto.

Poi il ringraziamento a chi lo ha sostenuto durante i giorni delle ricerche: «Siete stati tantissimi a darmi la forza di andare avanti e di non mollare mai. Dieci anni di battaglie con lieto fine. Diamo tempo alle ragazze di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro di potersi godere. Papà c’è. Vi amo».

L’uomo è stato portato in ospedale dopo aver saputo del ritrovamento. Secondo Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’associazione Penelope, ha avuto un crollo dovuto alla forte emozione.

Le parole della madre prima del ritrovamento

Proprio il giorno prima del ritrovamento, la madre aveva manifestato sconforto al suo avvocato, Enrico Mastantuono. «Temo siano morte», aveva detto, aggiungendo che le sembrava impossibile che, se fossero state vive, non avessero trovato il modo di tornare da lei. Il padre, invece, sabato si era detto ancora fiducioso: «Il mio cuore mi dice che stanno ancora bene». Poche ore dopo, le due sorelle sono state trovate a Formia.

Il fidanzato non è coinvolto

Il procuratore D’Angelo ha escluso il coinvolgimento di Youssef, il fidanzato della sedicenne. Il ragazzo era stato ascoltato sabato per diverse ore, prima dal procuratore e poi dai carabinieri della stazione di Villetta Barrea. «Youssef non è stato in contatto con queste persone», ha detto D’Angelo riferendosi ai quattro indagati, cioè i tre fermati e l’ottantenne di Formia.

Il giovane, ha spiegato il procuratore, si è presentato di nuovo spontaneamente dai carabinieri solo per avere conferma che le ragazze fossero state liberate. «L’unica sua colpa è di essersi innamorato della più grande delle sorelle», ha aggiunto D’Angelo, precisando che il ragazzo non ha fornito elementi utili al ritrovamento.

Le indagini proseguono

L’inchiesta ha coinvolto i carabinieri del nucleo provinciale dell’Aquila, del nucleo provinciale di Latina, l’intera Legione e gli esperti del Racis. «Abbiamo avuto come primo obiettivo trovare le persone», ha spiegato il procuratore. Per farlo, gli investigatori hanno lavorato su due piani: le indagini tradizionali e l’analisi dei profili psicologici delle persone coinvolte.

La Procura ha acquisito anche gli atti della separazione dei genitori, per ricostruire il passato familiare e capire il contesto in cui si era sviluppata la vicenda. Ora gli interrogatori dovranno chiarire il ruolo di ciascuno, il piano seguito nei quindici giorni di scomparsa e il motivo per cui le ragazze siano state tenute nascoste nell’appartamento di Formia.

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