Il leader del partito liberaldemocratico Luigi Marattin in dialogo con l’Altravoce parla del nuovo polo centrista e invita a superare il bipolarismo
La politica italiana assomiglia sempre più a un condominio litigioso: urla dai balconi, porte sbattute e nessuno che si occupi delle fondamenta. Mentre in Europa avanzano sovranismi, nazionalismi e nuove destre che flirtano senza troppi complessi con vecchi fantasmi, il fronte riformista continua a presentarsi in ordine sparso, incapace di trasformare il consenso potenziale in progetto politico. Luigi Marattin, economista, già parlamentare e oggi tra i fondatori del Partito Liberaldemocratico, insiste invece sulla necessità di una terza via lontana tanto dai populismi di destra quanto da quelli di sinistra. Una scommessa controcorrente, che in molti considerano velleitaria e che lui rivendica come l’unica alternativa possibile alla deriva delle curve ideologiche. Con lui abbiamo parlato di centro, Israele, Pd, legge elettorale e del futuro delle città italiane.
Onorevole Marattin, in Inghilterra la destra di Farage sta mettendo seriamente in pericolo una delle democrazie più antiche del mondo. In Spagna Sanchez non se la passa bene, per non parlare della Germania e di certi rigurgiti che affiorano un po’ in tutta Europa. Da noi, tanto per non farci mancare nulla, ecco il “generale nero” Vannacci che vuole rimandare a casa gli immigrati e si scaglia contro i musulmani, mentre il ministro Piantedosi per sovrabbondanza cita Mussolini. Insomma, la destra dei nuovi sovranisti si fa sempre più minacciosa mentre riformisti e liberali da noi camminano in ordine sparso e con il vento contrario. Davvero lei pensa che giocarsi la partita al centro abbia qualche chance di successo?
«L’alternativa – cioè allearsi con questi populismi (o quelli, ugualmente pericolosi, di segno contrario – è peggiore. Cioè la convinzione che sia possibile “romanizzare i barbari”. Purtroppo questa teoria, così autorevolmente promossa negli scorsi anni, è stata un fallimento. Il tentativo del Pd nei confronti dei M5S si è tradotto nella completa grillizzazione del Pd. Il tentativo di Forza Italia di tenere a bada la Lega salviniana ha prodotto Vannacci. Perché quando vai nelle curve ultrà a tentare di convincerli a smettere di urlare e di cantare slogan orecchiabili e guardare la partita con gusto e obiettività, nessuno si convince. Anzi dopo un po’ ti scopri a urlare cori anche tu. Ecco perché il Partito Liberaldemocratico è convinto che serva un’offerta politica che non si illuda di umanizzare i populisti, ma che li combatta a viso aperto in nome di un approccio riformatore e liberale».
C’è da dire che un sondaggio di Youtrend è in un certo senso più incoraggiante. Viene fuori che se ci fossero ancora i partiti della Prima Repubblica il Pci sarebbe il più votato dagli italiani seguito dalla Dc e dal Msi. Ma il dato sorprendente è l’11,9 % del Psi che sommato all’area laica moderata (Psdi, Pri, Pli) si aggirerebbe intorno al 30%. Insomma, contro ogni previsione stando al sondaggio ci sarebbe spazio per una scelta terzista.
«Che in un quadro di bipolarismo così schiacciato sugli estremi ci sia una parte di paese che non vuole essere costretta a scegliere se avere ministro Vannacci o Bonelli non ce lo dice certo questo sondaggio. Lo può capire chiunque non si rinchiuda nei palazzi della politica o nelle redazioni dei giornali e giri il paese parlando con chi produce Pil tutti i giorni. E ce lo conferma l’esperienza empirica: le due volte in cui una forza liberaldemocratica si è presentata alle elezioni (Scelta Civica nel 2013 e Terzo Polo nel 2022) ha preso sempre tra l’8% e il 10%. Purtroppo però entrambe le volte questo risultato lusinghiero non è stato l’inizio di un processo politico, ma – inspiegabilmente – la sua fine».
In Parlamento è arrivato il disegno di legge contro l’antisemitismo. A sinistra c’è chi minimizza ma diserta gli incontri con le comunità ebraiche per non esporsi. Questo mentre Israele continua gli sfollamenti forzati e ha invaso ormai il 20% del territorio libanese. Nel commentare questa domanda le chiederei di prendere una posizione netta, di politici che fanno 0-0 ce ne sono fin troppi…
«Sta parlando con forse l’unico esponente politico (e l’unico partito) che su questo tema ha sempre parlato chiaro. Il fattore di instabilità in Medio Oriente non si chiama Israele, ma si chiama Iran e le formazioni terroriste da esso sostenuti e finanziati (Hamas, Houthi e Hezbollah). Israele non opera in Libano perché non sa come passare le giornate, ma perché da anni ogni giorno sugli abitanti della Galilea piovono razzi e missili sparati da Hezbollah. È strano che Israele sia l’unico paese del mondo a cui si chiede di rinunciare al diritto-dovere di proteggere i propri cittadini. Dopodiché a fine ottobre ci saranno le elezioni, e personalmente spero in un risultato che estrometta dal governo i partiti della destra messianica, che hanno fatto solo danni alla stessa causa di Israele».
Nel Pd il disagio dei riformisti è sempre più evidente. Lo spazio per liberali e riformisti ci sarebbe ma è un arcipelago di isole distanti tra loro. Madia e Picierno sono secondo lei l’inizio di un esodo o solo due casi isolati? Vi siete sentiti?
«Con Pina ci siamo sentiti spesso, personalmente la stimo e ho accolto con molto favore il suo interesse per un’area terzopolista. Che, per quanto ci riguarda, deve stare ben lontana dal Campo Largo. Se son rose fioriranno».
Da noi – anche se può sembrare paradossale viste le difficili contingenze internazionali – si continua a trattare sulla legge elettorale. prevalgono veti i tatticismi sulla data delle prossime elezioni. Qual è la sua opinione?
«Paradossale perché l’Italia è l’unico paese al mondo dove la legge elettorale non è una caratteristica strutturale del sistema, ma si contratta ogni volta a fine legislatura. Negli ultimi 30 anni ne abbiamo cambiate quattro, e ogni volta non in nome di un preciso modello di Repubblica, ma in nome dei sondaggi e degli interessi del momento dei partiti. Noi del Partito Liberaldemocratico siamo a favore di uno di questi due modelli: o un maggioritario a doppio turno, o un proporzionale con sbarramento al 5% e preferenze. Entrambi hanno due caratteristiche cruciali in comune: non costringono i partiti a correre nelle gabbie di coalizioni- carovana con dentro tutto e il contrario di tutto, e restituiscono agli italiani il diritto di scegliere il proprio parlamentare».
Si voterà, presumibilmente prima delle Politiche, ad aprile 2027 nelle grandi città. Tra queste c’è Milano dove il centrodestra rischia di spaccarsi sui nomi senza, tra l’altro, che si intravedano soluzioni sull’urbanistica. La città rischia la paralisi. Come se ne esce?
«Noi abbiamo appoggiato la candidatura civica di Antonio Civita, un imprenditore liberale che mi ha sorpreso per il suo entusiasmo e la sua voglia di fare. Credo rappresenti quella ventata di novità e freschezza di cui Milano ha probabilmente bisogno. Venerdi sarò a Milano per fare una conferenza stampa con lui. Dopodiché noi siamo solo un piccolo partito, con le nostre scelte non possiamo (né vogliamo) influenzare nessuno. Ma se Antonio andrà fino in fondo, non gli faremo mancare il nostro appoggio. Su urbanistica e edilizia il Partito Liberaldemocratico ha lanciato, proprio a Milano, le proprie proposte concrete per evitare la paralisi e creare un quadro aggiornato ai tempi (l’ultima legge urbanistica nazionale è del 1942…) e che sia in grado di combinare sviluppo con rispetto del territorio».































