16 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Giu, 2026

Quelle domande che rafforzano Vannacci e Futuro Nazionale

Roberto Vannacci

Politici e giornalisti si ostinano a demonizzare Vannacci senza però rivolgergli le domande necessarie per smascherare la vacuità della proposta di Futuro Nazionale. Così il generale è destinato a superare il 5% dei consensi alle prossime elezioni del 2027


C’è un motivo per il quale Futuro Nazionale cresce costantemente nei sondaggi ed è proiettato verso il 5% dei consensi alle elezioni del 2027. Non è la delusione nei confronti dei partiti di governo né il “vento di estrema destra” che soffia su gran parte dell’Europa. È, piuttosto, il livello del dibattito sulla figura e sulle proposte del generale Vannacci.

La demonizzazione

Tutti – esponenti politici e operatori dell’informazione – sono da mesi impegnati nel presentare il leader di Futuro Nazionale come un Hitler redivivo pronto a sterminare migranti, omosessuali e disabili. Ma quest’opera di mostrificazione è il più grande favore che gli si possa rendere. Demonizzarlo senza entrare nel merito della sua proposta politica, così da svelarne la totale inconsistenza, è utile a un solo scopo: presentare Vannacci come l’ennesimo uomo della provvidenza e rafforzare la vocazione anti-sistema di Futuro Nazionale.

L’eterogenesi dei fini

E la storia insegna di quanti e quali disastri, in Italia e altrove, si siano resi responsabili sia gli uomini della provvidenza sia certi partiti anti-sistema. Il che, in concreto, significa spingere tra le braccia del generale non solo populisti di ogni risma e qualche nostalgico, ma soprattutto gli astenuti che alle elezioni europee del 2024 hanno superato i 25 milioni e costituiscono il vero partito di maggioranza nel Paese.

Le domande che mancano sull’Europa

Una dimostrazione di quanto miope sia una simile strategia si è avuta nel fine settimana appena trascorso. Durante l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, Vannacci ha sostenuto che «l’Europa è allo scatafascio», che «uscire dall’Unione adesso è difficile» ma che «qualcosa bisogna fare». Eppure nessuno, tra i sui avversari o sedicenti tali, ha alzato il dito e gli ha domandato: se l’Ue è alle corde e l’Italia non ne può uscire, qual è la soluzione? La regola dell’unanimità va superata, per mettere i 27 nella condizione di reagire più rapidamente ed efficacemente a uno scenario geopolitico ed economico in costante evoluzione, o il diritto di veto va difeso? Le priorità indicate da Draghi e Letta per il futuro del continente sono da respingere in toto o vale la pena di prenderne in considerazione almeno qualcuna?

L’ambiguità su Russia

E ancora, quando Vannacci ha detto che «la Russia non va temuta» perché nell’ultimo anno ha speso “solo” 190 miliardi per la difesa a differenza dell’Europa che ne ha sborsati più del doppio, perché nessuno ha sollecitato una sua presa di posizione netta sulla guerra di aggressione di Putin all’Ucraina? Perché nessuno gli ha chiesto quale strategia andrebbe seguita per mettere fine al conflitto? E perché non si è levata una voce per ricordare al generale che, senza investimenti nella difesa e complice il disimpegno degli Stati Uniti, l’Europa rischia di rimanere vittima del neo-imperialismo russo?

GUARDA Il femminicidio, Vannacci e il diritto come propaganda di A. BARBANO

Il femminicidio

Stesso discorso per l’affermazione secondo la quale «il reato di femminicidio non esiste»: politici e opinion leader si sono strappati i capelli accusando Vannacci di esporre le donne alla violenza di genere, ma nessuno gli ha domandato quali politiche intenda sostenere per prevenire e arginare il fenomeno. Intanto, lungo le strade di Roma, migliaia di persone sfilavano per denunciare il fascismo alle porte, come se Mussolini e i quadrumviri fossero resuscitati e ormai pronti a ripristinare la dittatura.

L’intervista a “Otto e mezzo”

Lo stesso copione era andato in scena pochi giorni prima a “Otto e Mezzo”. Negli studi di La7 le giornaliste Lilli Gruber e Lina Palmerini avevano “assalito” Vannacci per mezz’ora come se fossero state le sue avversarie in Parlamento, dispiegando il loro arsenale di risentimento non per capire, spiegare e confutare, ma per zittire o annientare. Risultato: in molti telespettatori è scattata quella sorta di riflesso pavloviano che spinge a schierarsi con chi viene attaccato non perché si condividano le sue idee, ma per difendere il suo diritto a esistere nel dissenso e a resistere al furore di chi non ammette contestazioni.

Gli interrogativi superficiali

Anche qui, più che nell’acrimonia delle intervistatrici, il problema risiede nella superficialità dei quesiti posti a Vannacci. Gruber e Palmerini avevano domandato al generale se fosse «un marito devoto e fedele», contestandogli il fatto di “abbaiare” contro i migranti ma di aver sposato una rumena. Gli avevano domandato che cosa succederebbe se si scoprisse che le sue figlie sono lesbiche, ricordandogli che «la famiglia naturale non esiste più» e come persino il presidente americano Trump abbia nominato segretario del Tesoro un gay dichiarato come Bessent. Lo avevano accusato di fare «passi indietro» sul tema delle quote rosa quando lui ripeteva che una donna deve affermarsi per le proprie qualità e non per il genere.

Il tema della remigrazione

Gruber e Palmerini, però, si erano ben guardate dal mettere Vannacci di fronte all’astrattezza e all’ideologismo di alcune sue proposte. Un esempio su tutti: la remigrazione. Su questo tema, si erano limitate a chiedere al leader di Futuro Nazionale quale procedura ipotizzasse per rimpatriare i migranti irregolari. Per il resto, non una domanda su costi e tempi dell’operazione né sulle strategie per gestire, in mancanza di migranti, le strozzature del mercato del lavoro e del sistema previdenziale.

I quesiti che mancano

L’elenco delle domande mancanti che nessuno rivolge a Vannacci potrebbe continuare. Qual è la politica fiscale di Futuro Nazionale? Che cosa farebbe per ridurre le tasse sul ceto medio? Come rimedierebbe ai salari bassi e alla scarsa produttività del tessuto economico? O affronterebbe l’avanzata dell’intelligenza artificiale? Come risolverebbe il problema delle case di comunità che, dopo il ritiro della riforma Schillaci, rischiano di rimanere vuote negando ai cittadini una sanità territoriale più forte? E come garantire la sicurezza nelle strade? Silenzio anche su questo.

L’alternativa al sistema

Nel frattempo il generale esaspera la sua postura da leader alternativo al sistema. E il suo linguaggio lo dimostra: dopo aver detto alla Gruber di voler raccogliere «i rifiuti degli altri» e di volere «una sporca dozzina in Parlamento», Vannacci è arrivato a dirsi «orgoglioso di essere considerato feccia», a citare il verso di de André secondo il quale «dal letame nascono i fior», per poi raggiungere l’apoteosi con quel «siamo figli di nessuno e fieri di esserlo».

Il bacino elettorale

Ecco, è proprio a questi figli di nessuno che si rivolge il leader di Futuro Nazionale: sono gli astenuti, gli esclusi, quegli italiani che la democrazia del web ha trasformato in follower ma di fatto estromesso da qualsiasi processo decisionale. Non si tratta di uno sparuto gruppo di persone, ma di milioni di cittadini che nelle istituzioni nazionali ed europee nutrono scarsissima fiducia e negli slogan di Vannacci vedono un porto sicuro. Sono loro l’enorme bacino elettorale al quale quest’ultimo attinge da mesi. E nel quale rischia di fare pesca grossa, se il dibattito politico e mediatico sulla sua figura dovesse essere restare in superficie e non scandagliare la vacuità delle sue proposte.

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