13 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

13 Giu, 2026

Usa-Iran, c’è l’accordo. Le firme a distanza

Il premier pakistano su X: mai così vicini all’accordo, poi Teheran frena: non entro 24 ore


«Siamo più vicini che mai a un accordo di pace». Il Primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, mediatore tra Stati Uniti e Iran, non nasconde più il suo ottimismo dopo mesi di difficili trattative diplomatiche. Mancano solo i “dettagli”, perché è lo stesso Primo ministro a confermare che «poiché la sua finalizzazione è prevista nelle prossime 24 ore, il Pakistan si sta preparando alla firma elettronica dell’accordo di pace», cui seguiranno «colloqui a livello tecnico la prossima settimana».

Sembra dunque che dopo mesi di trattative e una quarantina di annunci del Presidente americano Donald Trump, la firma dell’accordo sia (questa volta per davvero) prossima. Sempre ieri Sharif ha voluto «ringraziare gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran per il loro costante impegno durante i negoziati, ed esprimiamo il nostro sincero apprezzamento ai nostri fratelli della regione per il loro sostegno». Le aspettative sono altissime, perché il memorandum d’intesa, definito come uno «storico accordo di pace», servirà nelle speranze del mediatore a costituire «una solida base per una pace duratura».

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La frenata


Intervenuto ieri davanti ai media iraniani, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei si è mostrato più cauto: «Dobbiamo attendere la data esatta della firma dell’accordo. Non avverrà domani [oggi, ndr], ma potrebbe avvenire nei prossimi giorni. A causa dell’incoerenza della controparte [gli Stati Uniti ndr], dobbiamo rimanere cauti nel commentare il processo». Il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, ha invece voluto chiarire i punti negoziati nell’accordo. L’opinione pubblica interna era infatti rimasta momentaneamente spiazzata dagli annunci pakistani, soprattutto per via delle dichiarazioni sempre massimaliste di Donald Trump, che tuttavia ha ormai fatto dell’inaffidabilità la sua principale caratteristica in questo secondo mandato.

Parlando alla tv di Stato, Araghchi ha confermato che la firma dell’accordo è «necessaria per consolidare la vittoria che l’Iran ha ottenuto sul campo. Abbiamo raggiunto una bozza definitiva di un protocollo d’intesa in 14 punti, che è ora nelle fasi finali della revisione».
In merito alle clausole, fatte trapelare sull’agenzia stampa iraniana Mehr con somma ira di Trump, Araghchi ha confermato che «il Libano farà parte dell’accordo», ma che al tempo stesso «non esiste mai un accordo in cui una parte ottiene il 100% e l’altra parte fa tutte le concessioni». «Nell’ambito del protocollo d’intesa e del cessate il fuoco in Libano – ha continuato Araghchi – Israele si ritirerà da tutti i territori occupati. Se questi e altri obblighi non saranno rispettati, non si terranno negoziati per una soluzione definitiva». Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, invece, «la sua gestione non sarà più come prima.

Iran e Oman

L’Iran e l’Oman probabilmente rilasceranno presto una dichiarazione congiunta riguardo all’amministrazione dello Stretto di Hormuz». Gli americani hanno sempre espresso il veto all’imposizione di pedaggi per il transito nelle sue acque, che sono divise a metà tra acque territoriali iraniane e omanite. «Secondo il diritto internazionale, non è consentito imporre pedaggi nello Stretto di Hormuz», ha affermato Araghchi, «tuttavia, per attraversare lo Stretto sarà richiesto un tipo di pagamento o di commissione di servizio. La questione è confermata».

Cambia quindi la forma, non la sostanza.Un’altra questione su cui si erano registrati forti dissensi tra Washington e Teheran è stata quella relativa ai fondi iraniani congelati in vari Paesi della regione (e del mondo) su imposizione statunitense. A tal riguardo, Araghchi ha confermato che «i fondi congelati dell’Iran saranno sbloccati se verrà firmato il Memorandum d’intesa», senza tuttavia fornire maggiori dettagli.

Secondo quanto riportato ieri dall’agenzia Mehr, Teheran aveva inizialmente proposto di ricevere metà dei propri beni congelati nelle prime fasi dei negoziati e il resto dopo un accordo definitivo, ma gli Stati Uniti hanno respinto tale piano. Il Qatar ha quindi presentato un pacchetto alternativo per contribuire a sbloccare la situazione. Secondo quanto proposto da Doha, i 6 miliardi di dollari di beni iraniani detenuti in Qatar verrebbero rilasciati ma rimanendo soggetti a restrizioni per uso umanitario. Gli ulteriori 6 miliardi di dollari sarebbero erogati sotto forma di prestito o linea di credito gestita dal Qatar, mentre l’Iran determinerebbe le modalità di utilizzo.

I funerali


Sembra comunque che questa volta siamo davvero alle battute finali, anche perché le autorità iraniane hanno annunciato ieri il programma per i prossimi funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, assassinato il primo giorno di guerra lo scorso 28 febbraio. La cerimonia funebre si svolgerà dal 4 al 9 luglio, visto che sono previsti decine di milioni di partecipanti da tutto il mondo musulmano sciita. La salma sarà sepolta a Mashhad, città natale dell’ex Leader Supremo, più precisamente nello storico Santuario Sacro dell’Imam Reza, uno dei luoghi più importanti dello sciismo nonché luogo di sepoltura di innumerevoli monarchi persiani.

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