Il tennista tedesco vince il torneo di Parigi e conquista il suo primo Slam, Cobolli lotta ma deve attendere la prossima occasione
Continua a sognare Flavio, ci sarà presto un’altra occasione. Alexander Zverev, numero 3 del mondo, da sei anni all’inseguimento del suo primo titolo Slam, ce la fa al quarto tentativo al quinto set battendo Cobolli per 6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1. In assenza di Sinner e di Alcaraz, la Coppa dei Moschettieri è sua.
Il Roland Garros ha ancora negli occhi e nel cuore la più lunga finale di sempre, quella dell’anno scorso quando Alcaraz recuperò due set e sotto 4-5 nel quinto contro Sinner. Ma il rischio di una finale pallida è stato in fretta cacciato via, dopo un primo set tremolante, dal cuore e dalla grinta di Flavio Cobolli che hanno conquistato in fretta i 15 mila del Philippe Chatrier dove si è accomodata una claque in t-shirt azzurra convocata apposta da Roma, gli amici di Cobbo. Adriano Panatta, il cerimoniere tifoso, ha dovuto consegnare la coppa al tedesco Zverev e non ha ancora trovato l’erede. Il Roland Garros resta stregato per il dream team dell’Ita tennis.
I momenti salienti
Il primo set se ne va in 36 minuti e Flavio si prende un solo game. Sasha vince il sorteggio, decide di ricevere – scelta sempre pia condivisa anche da altri big – ed è subito break dopo 8 minuti di lotta. Sul due a zero, Flavio trova Cobolli, il ragazzino anima cuore e gambe e sogni si leva di dosso il sortilegio della prima finale slam e prevale di forza. Poi però perde un’altra volta il servizio che non lo sostiene come dovrebbe grazie a quel kick sul rovescio dell’avversario con cui cerca di aprirsi il campo per poi entrare in campo e chiudere col dritto. Zrevev invece è solido e anche un po’ fortunello con ben due palle che camminano sul nastro per poi cadere nella metà di Cobbo.
Il secondo set sembra più equilibrato. Quando con uno smash azzurro conquista il due pari, chiama il pubblico, cerca il sostegno e le Bleus, aiutati anche da una bella quota di italiani arrivati per la grande occasione, rispondono. Potrebbe essere un passaggio cruciale per dare coraggio all’underdog che ha detto di inseguire il sogno «perché si vince solo sognando». Aggiungerei anche con tanto talento e ancora più cuore. E infatti funziona.
Il settimo game decide il secondo set, secondo la più classica delle statistiche del tennis. Sul 3 pari, 30-15 servizio Zverev, Cobolli ha due guizzi di diritto, si giocano tanti vantaggi finché Zverev fa un doppio fallo e poi spara fuori un dritto incrociato. È break. Eccolo qua il dubbio che torna ad affacciarsi nelle mente del tedesco quindici centimetri più alto e alla sua quarta finale slam. Cobbo gestisce con autorità il game del suo servizio, infila Zverev muovendolo a destra e a sinistra. Potrebbe già chiudere sul 6-3 ma spreca molte occasioni e rinvia la chiusura del secondo sul 6-4. La partita un po’ noiosa e a senso unico adesso è diventata alla pari e con alto tasso di agonismo. Come deve essere una finale.
La tattica e la guerra di nervi
Si dice che i giocatori in campo pensano il meno possibile. O meglio sono concentrati solo sul qui e adesso, il movimento di piedi, tattica e la sequenza di spinte, la torsione della schiena nel servizio, la lettera del gioco dell’avversario, dove è più in difficoltà adesso rispetto a prima.
Il tennis è gioco di situazione, le partite cambiano, le scelta tattiche anche. A questo e solo a questo devono pensare i giocatori in campo. Così per ore e ore, ecco perché il tennis è uno spot che svuota e consuma. Ma sappiamo bene che sull’uno pari qualcosa di diverso si è affacciato nella testa di Flavio e anche in quella di Sasha. «Solo chi sogna può vincere» disse Cobolli in conferenza stampa dopo la vittoria su Tien ed eravamo solo alla fine della prima settimana dello Slam. «Non posso perdere la quarta finale Slam, senza Sinner e senza Alcaraz» è invece il cattivo compagno che deve essersi affacciato nella testa di Zverev. Un dato è certo: Cobbo è riuscito a conquistare il pubblico. Non era facile.
Il terzo set è una guerra di nervi. E la perde Flavio. Un primo momento di crisi arriva nel quarto game quando l’azzurro al servizio è sotto 15-40 e decide di strapparsi il cuore picchiano la palla più forte e più precisa di Zverev. Il coraggio fa la differenza. Tenuto il servizio, il set va avanti in parità fino al 4 pari. Ma sul 5-4 Zverev, Cobbo al servizio, Flavio si spegne, un momento di buio di pochi minuti sufficiente per consegnare il set al tedesco.
Una partita di tennis è un duello epico e teatrale combattuto su un grande palcoscenico abitato da migliaia di spettatori. Ad un certo punto serve il coraggio di far uscire il coraggio. Come ha fatto Nadal nei suoi vent’anni di carriera combattuti prima di tutto contro e oltre se stesso. Cobbo ha scelto di usare la doccia che era di Rafa al Roland Garros (vinto 14 volte) e venerdì quando si è allenato sul Chatrier è passato sulla targa dorata piazzata in suo onore sul centrale del Rolland Garros, l’ha ripulita delle terra rossa e l’ha osservata bene bene.
Con coraggio – e disperazione – Cobolli si prende il primo break e sale sul 2 a zero. Il set è segnato dai crampi, o dalla paura di averli, e si chiude al tie break che Cobbo vince 7-5 con un paio di recuperi incredibili e due dritti a uscire imprendibili. Il quinto set è più che altro una faccenda mentale, tra Zverev e i suoi fantasmi e Flavio e la voglia di prendersi il sogno.



























