Il taglio sulle accise in vigore dal 7 giugno: è dimezzato a 5 centesimi sul diesel, resta invariato sulla benzina. In campo 150 milioni dall’extragettito Iva
Si allunga fino al 3 luglio il taglio sulle accise messo in campo dal governo per frenare la corsa dei prezzi dei carburanti innescata dallo shock petrolifero determinato dall’attacco congiunto Usa-Israele all’Iran, e dal conseguente blocco dello stretto di Hormuz da cui passa un quinto delle forniture mondiali di greggio e gas liquefatto.
La proroga quinques – in vigore da oggi e “attivata” con un decreto ministeriale dei dicasteri dell’Economia e dell’Ambiente, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – copre un periodo maggiore delle due-tre settimane di cui si era finora discusso, ma per far quadrare i conti dà una sforbiciata allo sconto: il taglio dell’accisa sul gasolio passa da 10 a 5 centesimi, pareggiando quello della benzina, già ridotto con il decreto quater, il totale sconto sul litro sarà quindi di circa 6 centesimi (contando anche l’Iva). La misura vale circa 150 milioni, 149,4 milioni per la precisione, risorse che arrivano dall’extragettito di maggio, ossia dal maggiore incasso Iva da parte dello Stato dovuto all’aumento del costo internazionale del petrolio.
Corsa dei prezzi al ralenti
Il nuovo taglio arriva mentre i prezzi al distributore cominciano sembrano aver allentato la corsa: secondo il monitoraggio del Mimit, i prezzi medi alla pompa in modalità self service lungo la rete stradale nazionale proseguono sotto la soglia dei 2 euro al litro, registrando un valore pari a 1,921 euro/l per la benzina (era 1,926 ieri) e 1,980 euro/l per il gasolio (in calo rispetto ai 1,984 euro del giorno prima). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,020 euro/l per la benzina e 2,072 euro/l per il gasolio. Un trend che sostiene la scelta di ridimensionare il taglio, ritenuto oneroso dallo stesso esecutivo, e che probabilmente sarà anche l’ultimo intervento generalizzato.
I paletti della Ue
La Commissione europea d’altronde ha più volte indicato la strada degli aiuti mirati e temporanei a sostegno delle famiglie più fragili e delle imprese più esposte ai rincari, come quelle energivore e del settore dell’autotrasporto. Una strada obbligata, dal momento che è l’unica che consente l’accesso alla flessibilità accordata da Bruxelles ai Ventisette – non solo all’Italia – per fronteggiare la crisi energetica e attutirne i colpi sul tessuto sociale e produttivo. Sia Palazzo Berlaymont, sia Bankitalia e il Fondo monetario internazionale, poi, hanno più volte sottolineato come, stimolando la domanda, la misura finisca per mantenere altri i prezzi dell’energia fossile. Senza contare che, come ha osservato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, questi provvedimenti fanno spendere agli Stati «ingenti somme di denaro per un beneficio limitato».
Le garanzie del governo
Dal governo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rivendica il rinnovato intervento contro il caro energia. «C’è quello che era previsto con il decreto legge, cioè che si utilizzassero le risorse per continuare nel tagliare le accise in modo modulare, così che si possa rispondere alle esigenze delle nostre imprese e delle nostre famiglie. Noi ha assicurato – proseguiremo con questa politica di responsabilità e anche di cautela per ridurre, per quanto possibile, l’impatto sulle famiglie, sui lavoratori, sulle imprese e l’impatto ovviamente sull’inflazione generale». Ma quante risorse possono ancora essere messe in campo per il taglio delle accise? «È giusto che sia il ministero dell’Economia a comunicarlo quando avrà realizzato il decreto attuativo», afferma Urso.
Ma quali sono le ipotesi sul tavolo? Nei giorni scorsi era emersa la possibilità di voucher per le famiglie sotto i 15mila euro di reddito, ipotesi poi messa da parte e che potrebbe rientrare in nel prossimo intervento.
Le critiche dei consumatori
Intanto, le associazioni di consumatori si dicono deluse dal decreto. «Per effetto del minor sconto fiscale un pieno di diesel costerà a partire da domani 3,05 euro in più, considerato anche il peso dell’Iva, maggior costo che raggiunge +9,1 euro al litro se il confronto è col precedente taglio da 20 centesimi scattato il 18 marzo», fa i calcoli il Condacons. Per l’Unione Nazionale Consumatori è «una pessima idea» dimezzare lo sconto sul diesel: «Evidentemente – rileva il presidente Massimo Dona – non si rendono conto di quello che ha detto ieri l’Istat, ossia che il forte aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo, con possibili conseguenze sull’andamento dei consumi. Insomma, è stato un autogol».
Fuori dal coro il Fapi che, per voce del presidente, Gino Sciotto, considera che «pur prendendo atto della rimodulazione dello sconto sul gasolio, il provvedimento rappresenta comunque un segnale importante di attenzione verso il tessuto produttivo italiano». «Le piccole imprese – rimarca – continuano a fare i conti con margini ridotti e costi operativi elevati: ogni misura che contribuisce ad alleggerire tali oneri è positiva e merita apprezzamento».





























