5 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

5 Giu, 2026

Zelensky scrive a Putin: «Incontriamoci». Mosca apre al dialogo ma non alla tregua

Volodymyr Zelensky

Per la prima volta dopo mesi di guerra e stallo diplomatico, Kiev propone un faccia a faccia con il Cremlino. Putin si dice pronto a una soluzione pacifica ma non accetta il cessate il fuoco come precondizione ai colloqui


Per la prima volta dopo mesi di guerra e diplomazia congelata, il fronte politico tra Kiev e Mosca torna a muoversi su un’ipotesi concreta di dialogo diretto. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in una lettera aperta indirizzata al presidente russo Vladimir Putin, propone un incontro faccia a faccia e la definizione di una data per avviare un confronto formale. «L’Ucraina propone di porre fine a questa guerra attraverso un dialogo diretto tra noi e voi. Propongo un faccia a faccia e di fissare una data precisa», scrive Zelensky, aggiungendo la disponibilità a un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati.

«Il tentativo di stabilire una vera tregua è il modo migliore per iniziare a dialogare», si legge nella lettera diffusa dalla presidenza ucraina.

La lettera aperta

Lettera aperta
Al Presidente della Federazione Russa
Dal Presidente dell’Ucraina

Quando lei è salito al potere in Russia più di 26 anni fa, molte persone in Ucraina avevano un’opinione positiva di lei. Era così. Ma questo ormai appartiene al passato. Ora, la stragrande maggioranza degli ucraini considera positivamente il fatto che i nostri droni a lungo raggio abbiano fatto visita all’apertura del suo forum a San Pietroburgo, coprendo una distanza di oltre 1.000 chilometri. Come lei sa molto bene, quella distanza non rappresenta il limite delle nostre capacità.

Il ruolo di Europa e Stati Uniti

Nel messaggio Kiev rilancia anche un punto politico centrale: il coinvolgimento di Europa e Stati Uniti nel percorso negoziale, per evitare che eventuali intese bilaterali possano produrre squilibri strategici o lasciare fuori attori chiave del conflitto.

«Le questioni ucraine ed europee non si decidono altrove», è la linea ribadita da Kiev.

La risposta di Putin

La risposta del Cremlino segna un cambio di tono significativo. Da San Pietroburgo, dove si trova per il Forum economico dello Spief, Vladimir Putin apre alla prospettiva di una soluzione negoziata, dichiarando la disponibilità a raggiungere un accordo «attraverso mezzi pacifici», pur senza accettare l’idea di una tregua preventiva durante i colloqui.

Per il leader russo, il cessate il fuoco non sarebbe una condizione necessaria per avviare il dialogo.

Schroeder possibile mediatore

Putin rilancia anche sul piano politico-diplomatico, indicando l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come possibile figura mediatrice e confermando la disponibilità di Mosca a contatti con l’Unione europea.

La Russia, ha spiegato, non si opporrebbe all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, pur ribadendo la contrarietà a una sua trasformazione in blocco militare.

L’Europa si divide sul negoziato

La mossa ucraina si inserisce in un contesto internazionale in rapido movimento, confermato anche dai lanci delle principali agenzie internazionali, che registrano una nuova fase di apertura diplomatica dopo mesi di stallo.

Le aperture si collocano in una fase in cui il fronte occidentale appare meno compatto rispetto ai mesi precedenti, mentre cresce la consapevolezza che l’assenza di canali politici diretti stia lasciando spazio a iniziative parallele e a una crescente pressione per definire un quadro negoziale stabile. Parallelamente, nelle principali capitali europee prende corpo un ripensamento strategico.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, Germania, Francia e Regno Unito starebbero valutando la possibilità di riattivare un canale di interlocuzione con la Russia. L’ipotesi riapre una frattura politica già evidente: non è più solo se parlare con Mosca, ma chi debba rappresentare l’Europa e con quale mandato.

L’avvertimento di Kallas e la posizione italiana

Nel dibattito interviene l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas, che mette in guardia dal rischio di una «trappola russa» nel caso di negoziati sbilanciati o privi di una cornice comune.

Da Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce la linea istituzionale: «Il negoziatore europeo lo scegliamo noi, non lo decide Putin», sottolineando la necessità di un ruolo pieno dell’Ue in qualunque processo di pace.

Washington prepara nuovi aiuti a Kiev

Sul fronte internazionale si inserisce anche il ruolo degli Stati Uniti, dove il Congresso si prepara a sbloccare un nuovo pacchetto di aiuti militari per Kiev, mentre l’amministrazione valuta ulteriori forniture, incluse richieste ucraine per sistemi di difesa aerea Patriot. Un segnale che conferma come il percorso negoziale si intrecci ancora con la dimensione militare del conflitto.

La diplomazia torna centrale

Il quadro che emerge è quello di una diplomazia che torna a farsi spazio in parallelo alla guerra, con linee ancora fragili e non consolidate. La proposta di Zelensky e l’apertura del Cremlino riportano al centro l’ipotesi di un confronto diretto, mentre Europa e Stati Uniti restano divisi su ruolo, tempi e condizioni di un eventuale tavolo.

Una fase di transizione in cui la guerra continua, ma la diplomazia torna a imporsi come terreno politico centrale: ancora incerta, ancora controversa, ma sempre più inevitabile.

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