3 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Giu, 2026

Miele da sballo, cos’è il WAX e perché preoccupa medici e famiglie

Tre ragazzi finiscono in ospedale dopo aver assunto il cosiddetto WAX, già ribattezzato «miele da sballo». Un episodio che riapre il dibattito sulle nuove droghe, sulla loro diffusione online e sulla difficoltà degli adulti nel comprenderne rischi e diffusione


Probabilmente si tratta di WAX, un estratto concentrato ottenuto dalle infiorescenze della cannabis che contiene percentuali di principio attivo molto elevate. Ma i media già l’hanno soprannominato «miele da sballo», rendendolo ancora più appetibile. Potrebbe essere anche qualcosa di diverso.

Senz’altro contiene cannabis, ma cosa, eventualmente, d’altro, non è facile da capire subito. Non bastano i comuni kit per le analisi: occorrono laboratori sofisticati e tecnici preparati ad hoc.

Fatto sta che tre ragazzi di 17, 19 e 22 anni, dopo aver assaggiato questa droga, sono finiti all’ospedale e il minore, particolarmente grave, è stato trasferito in rianimazione all’ospedale San Paolo di Napoli, in pericolo di vita.

La sostanza potrebbe essere stata acquistata via Internet. Poi i ragazzi si sono trovati a casa del più giovane e l’hanno consumata.

Gli spinelli sono una droga per vecchi

Già perché, ormai, gli «spinelli» sono una droga per vecchi: oggi c’è ben altro, accessibile e con un’ottima distribuzione, solo parlando di derivati della cannabis. C’è tutto un mondo, fuori, che molti adulti nemmeno si immaginano. Molti di loro, quando pensano alle droghe, pensano ai boschetti frequentati da una umanità disperata, agli zombi dei filmati che arrivano dagli Stati Uniti, alle siringhe piantate negli alberi e chissà a che altro di terribile, ma non a una specie di miele.

Lo capisci quando li incontri disperati, perché è successo qualcosa. Sono increduli, stupiti, soprattutto quando, ad esempio, i loro figli finiscono all’ospedale in condizioni critiche. Eppure, ti dicono, non sono tossicodipendenti.

Una sostanza venduta come benessere

Quindi nemmeno immaginano che il WAX, derivato dalla cannabis, possa causare tachicardia. Sbalzi di pressione, perdita di coscienza oppure, ancora, ammesso che non contenga sostanze tossiche, attacchi di panico, allucinazioni e stati psicotici.

Anche perché nei siti di chi lo vende e nei social trova ben altre descrizioni, che hanno a che fare con la salute e con il benessere fisico e della mente. Tutto in chiaro, accessibile a chiunque: non stiamo parlando di dark web o di luoghi per psiconauti.

Il mercato che cambia

E sarebbe un errore concentrarsi su una singola sostanza o un singolo fatto di cronaca: c’è molto altro. Come si trova scritto sul sito dell’EUDA, l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe: «Sempre più osserviamo che quasi tutto ciò che presenta proprietà psicoattive può comparire nel mercato della droga, spesso etichettato in modo ingannevole o sotto forma di miscele, in modo che i consumatori siano potenzialmente inconsapevoli delle sostanze assunte; ciò aumenta i rischi per la salute e crea nuove sfide normative e in materia di attività di contrasto».

Una frase molto esplicita anche nell’esprimere, forse involontariamente, un limite del pensiero mainstream sull’argomento, limitato, ormai, alle sfide normative ed alle attività di contrasto. Insomma, a tutto ciò che non ha funzionato o ha funzionato poco, in questi anni, visto che di droga continuiamo a parlarne come una emergenza, celebrando addirittura ogni anno, il 26 giugno, una Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga che, troppo spesso, diventa l’occasione per una esibizione di banalità e per dimenticare che le droghe lecite come alcol e tabacco continuano a devastarci e ad uccidere più di quelle illecite.

Pasolini e la società dei consumi

Nel luglio 1975 Pasolini scriveva sul Corriere della Sera: «In realtà il fenomeno della droga è un fenomeno nel fenomeno: ed è questo secondo fenomeno più vasto che importa: che è, anzi, una vera grande tragedia storica. Si tratta, insisto, della perdita dei valori di una intera cultura: valori che però non sono stati sostituiti da quelli di una nuova cultura».

Sono passati tanti anni ma lì siamo rimasti. Vorrei essere chiaro. Siamo in una società diversa da quella che analizzava Pasolini: la definirei «la società dei consumi interconnessi».

Si nutre dell’evoluzione di ciò che un tempo chiamavamo consumismo ed ha avuto una evoluzione così veloce che non ha nemmeno dato il tempo di svilupparsi a una nuova cultura che possa generare, in qualche modo, in chi la abita, la capacità di elaborare uno spirito critico adeguato agli scenari che ha generato.

Il limite non sono le leggi

Probabilmente i nostri limiti non sono, così, nelle norme e nel contrasto, ma nella capacità di elaborare pensiero e cultura in un mondo in cui c’è ancora chi pensa di risolvere i problemi ammazzando i trafficanti o legalizzando il tutto, fornendo ampiamente le istruzioni per l’uso delle sostanze più diverse.

Così, intanto, tre ragazzi sono finiti in ospedale e, mentre leggiamo la notizia e associamo antichi pensieri a situazioni nuove, finiamo per dimenticare che sono figli del mondo. Ma questo mondo lo stiamo creando noi, così come una «società dei consumi interconnessi» dove anche lo star male, o peggio, trovano giustificazione nelle esigenze del mercato e della ignoranza che lo sostiene.

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