Il toro simbolo della Galleria Vittorio Emanuele II è tornato visibile dopo il restauro. Ma la scomparsa di un dettaglio anatomico ha scatenato ironie, critiche all’assessore e accuse di censura sui social
Il celebre Toro della Galleria Vittorio Emanuele II è tornato visibile dopo il restauro. Più o meno, perché a Milano c’è chi sostiene che qualcosa sia andato perso per strada: i testicoli.
La polemica è esplosa dopo la riapertura al pubblico del famoso mosaico ottocentesco incastonato nel pavimento della Galleria. Per decenni migliaia di turisti hanno compiuto il tradizionale rito della fortuna: appoggiare il tallone destro sui testicoli del toro e girare tre volte su se stessi per assicurarsi prosperità e un futuro ritorno nel capoluogo lombardo.
Il rito che ha consumato il mosaico
Il gesto ha forse portato fortuna a qualcuno ma non la toro. Ripetuto milioni di volte ha provocato un profondo deterioramento del mosaico. Nel punto esatto in cui si trovavano i testicoli si è formata una cavità tra le tessere rosa del disegno.
Per questo il Comune ha avviato un intervento di restauro che è costato circa 30 mila euro, con l’obiettivo di riportare il mosaico al suo aspetto originario.
«Che fine hanno fatto i testicoli?»
Il passo più falso di tutti è stato quello del consigliere comunale Marco Granelli che ha pubblicato sui social le immagini del restauro concluso. Sarebbe stato meglio non farlo, la reazione social è stata immediata.
«Manca qualcosa», ha scritto un utente. «Che fine hanno fatto i testicoli?», ha chiesto un altro.
Molti ironizzano sostenendo che il toro sembri ormai un bue, animale tradizionalmente castrato. Altri ipotizzano che il restauro sia stato realizzato apposta per scoraggiare i turisti dal ripetere il celebre rito. I commenti sono centinaia. “Granelli è cieco, oppure è una scelta gender, o cos’altro? Bella figura, in ogni caso”. Nomi e cognomi di utenti. “Potrebbe rendere pubblico il compenso percepito per questo lavoro? Perché il risultato, francamente, mi sembra davvero deludente”.
“Che tipo di restauro è questo? Persino all’asilo si riesce spesso a mescolare meglio i colori e a individuare tonalità più vicine all’originale”.
Accuse di censura e ironie social
Tra i commenti non mancano accuse di «censura» e critiche per il costo dell’intervento. Alcuni utenti evidenziano presunte imperfezioni nel nuovo mosaico, sostenendo che alcune tessere avrebbero colori diversi rispetto all’originale. “Un operario addetto alla chiusura delle tombe avrebbe fatto meglio”. E ancora. “Non vorrei perdermi in discussioni testicolari, ma non mi ricordo che il toro della galleria avesse un membro al vento che sembra un rubinetto. Mi sembra avesse due corpose palle”.
“No vabbè”. “Beh, così non ci sono più le palle del toro e tanto meno nessuno le potrà più calpestare, povero toro eunuco”. Il dibattito si è rapidamente trasformato in uno dei casi più curiosi della giornata sui social italiani.
Una tradizione che consuma i monumenti
La Galleria Vittorio Emanuele II, costruita tra il 1865 e il 1877 accanto al Duomo, è uno dei luoghi più visitati di Milano. Proprio l’enorme afflusso di turisti ha reso necessario il restauro.
Non è il primo caso in Italia. A Verona la celebre statua di Giulietta è stata restaurata più volte dopo essere stata consumata dai visitatori che, secondo la tradizione, toccano il seno della protagonista shakespeariana per propiziarsi la fortuna in amore.































