L’Istat rivede al rialzo le stime sul Pil : +0,8% sull’anno. Ad aprile tasso di occupazione su al 63,1%. Meloni: «Un record, combattiamo la precarietà»
La benzina accende l’inflazione che sfonda il 3,2%, ma il quadro economico complessivo del Paese, pur con tutte le criticità e le incertezze legate alla situazione geopolitica, riesce a tenere. L’occupazione cresce e anche per il Pil si rileva un leggero rialzo. L’Istat ha scattato una foto in cui le luci sembrano prevalere. La vera ipoteca è l’aumento dei prezzi, un dato comunque ampiamente atteso con l’impennata dei listini dei carburanti per la guerra in Medio Oriente e la chiusura delle stretto di Hormuz.
Bollino rosso per i prezzi al consumo
È dunque bollino rosso per i prezzi al consumo che a maggio hanno segnato +0,4% su aprile, +3,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. A soffiare sul caro spesa soprattutto i prodotti energetici, sia regolamentati che non, con la benzina schizzata in un mese del +6,9%, +4,8% gli altri carburanti. Cresciuti i servizi relativi ai trasporti, ricreativi, culturali e per la cura della persona. Nel commento l’Istat sottolinea come “un effetto di freno” si debba alla dinamica dei beni alimentari, che mantengono sostanzialmente stabile il loro ritmo di crescita. Anche se il “ritocco” dei freschi è del 5,8% con +7,5% da aprile per la frutta. Stabile il carrello della spesa (+2,3%). L’inflazione acquisita a maggio, per quest’anno è pari a +2,6%.
La stangata sulle famiglie
Le associazioni dei consumatori vedono nero. Per il Codacons il peggioramento si tradurrà in una stangata di oltre mille euro a famiglia. Mentre l’Unione nazionale consumatori parla di un rialzo record da settembre 2023 e preannuncia “un’estate rovente”. In linea Assoutenti che calcola un aumento di spesa per le famiglie solo per allestire la tavola di 269 euro a nucleo. Anche se “la vera emergenza è quella energetica. I prezzi dell’energia continuano a salire, col rischio di realizzare una nuova stangata sulla spesa elettrica nel periodo estivo, quando cioè aumentano i consumi energetici degli italiani”. Secondo Federdistribuzione non si registra ancora l’effetto Hormuz: “in questa fase tutti gli attori della filiera stanno operando con senso di responsabilità, attenuando per quanto possibile l’impatto dell’aumento dei costi verso i cittadini”.
Ritocco all’insù per il Pil
Quanto al Pil nel primo trimestre l’Istituto di Statistica ha rivisto al rialzo le stime: +0,3% su base congiunturale e +0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. La variazione acquisita per il 2026 è +0,6%.
L’Istat segnala andamenti congiunturali positivi del valore aggiunto dell’industria (+0,1%,) del commercio, riparazione di veicoli, trasporto, magazzinaggio, alloggio e ristorazione (+ 0,4%), dei servizi di informazione e comunicazioni (+1,1%), delle attività immobiliari (+1,3%), professionali (+ 0,1%), artistiche, di intrattenimento e degli altri servizi (+1,5%). Su terreno negativo invece il valore aggiunto delle attività finanziarie e assicurative (-1,2%), dell’agricoltura (-0,5%), delle costruzioni (-0,3%) e amministrazioni pubbliche, difesa, istruzione e sanità (-0,1%).
Record storico per il tasso d’occupazione
Performance decisamente positive per l’occupazione con la crescita ad aprile degli occupati che si associa alla diminuzione dei disoccupati e degli inattivi. L’incremento dello 0,5% (123mila unità) ha interessato tutte le categorie e le classi di età con il risultato di far salire il tasso di occupazione al 63,1%. Si sono ridotte dell’1,3% le persone a caccia di un posto, con l’eccezione della classe di età tra 35 e 49 anni nella quale i disoccupati sono in aumento. Il tasso di disoccupazione scende al 5,1% (-0,1 punti), quello giovanile 16,9% (-0,8 punti). Ribasso anche per il tasso di inattività al 33,4% (-0,3%). Nel trimestre febbraio-aprile rispetto a novembre 2025-gennaio 2026 ci sono 108mila lavoratori in più.
Sull’anno il mercato del lavoro ha guadagnato 269mila unità (+1,1). Ad aprile il numero di occupati risulta a quota 24 milioni 337mila: 16 milioni 480mila stabili, 2 milioni 525mila a termine e 5 milioni 332mila autonomi. «Un reco, ma c’è un numero che merita di essere sottolineato più di altri – ha commentato sui social la premier Giorgia Meloni – sempre nell’ultimo anno i dipendenti permanenti sono aumentati di 143 mila unità, mentre i dipendenti a termine sono diminuiti di 64 mila. La sinistra ha sempre detto di voler combattere il precariato. La destra lo sta facendo».
Per il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone – «sono numeri che delineano un quadro di straordinaria salute per il nostro sistema produttivo. Superare la soglia dei 24,3 milioni di occupati, con un incremento che coinvolge sia gli uomini che le donne, i lavoratori dipendenti e gli autonomi, dimostra che le politiche economiche e del lavoro messe in campo dal governo stanno dando frutti solidi e strutturali. Non siamo di fronte a una crescita temporanea o puramente congiunturale, ma a un consolidamento sistemico. Restiamo consapevoli delle sfide che rimangono, in particolare nella fascia d’età tra i 35 e i 49 anni, dove i margini di miglioramento richiedono continuità d’azione, e nel costante supporto all’occupazione giovanile e femminile».
I segnali di vivacità dell’occupazione, secondo la Confcommercio, allontanano il rischio di recessione. L’aspetto positivo è che “il miglioramento coinvolge in modo abbastanza diffuso le diverse componenti dell’occupazione”.






























