27 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

27 Mag, 2026

Ferrari ‘Luce, il debutto elettrico che divide Maranello

Luce, la prima Ferrari completamente elettrica scatena polemiche, crolla in Borsa e divide il popolo dei tifosi della scuderia di Maranello


La Ferrari elettrica entra in scena nel silenzio. Ed è forse proprio questo il problema. Perché a Maranello, da ottant’anni, il silenzio è segno di maleducazione. La chiamano “Luce”, nome da concept car da Expo universale o da lampada di design minimalista. Invece dovrebbe essere la nuova frontiera del Cavallino rampante: la prima Ferrari completamente elettrica, la prima a cinque posti, la prima senza il rombo del motore, senza quell’urlo meccanico capace di far vibrare le corde dell’emozione e i conti correnti degli sceicchi. Ma appena svelata, la supercar del futuro ha preso una curva larga. Larghissima. Piazza Affari l’ha mandata dritta in testacoda: il titolo ha perso oltre l’8 per cento, scivolando come una gomma slick sotto il diluvio.

Il giorno della presentazione sembra quello di una festa riuscita male. I trader milanesi guardavano il titolo precipitare mentre gli appassionati del Cavallino si interrogavano su una questione quasi metafisica: può davvero esistere una Ferrari senza il rombo di un 12 cilindri? Una Ferrari che arriva a 310 all’ora ma sembra un elettrodomestico di lusso? Una Ferrari che accelera da zero a cento in 2,5 secondi ma senza il rito pagano del motore che urla verso il cielo?

Una supercar senza voce

La “Luce” è potentissima, tecnologica, quasi fantascientifica. Quattro motori elettrici, uno per ruota. Millecinquanta cavalli in modalità Launch Control. Batteria da 122 kWh. Più di 530 chilometri di autonomia. Sedili massaggianti, assetto derivato dalla F80, comfort da jet privato. Una specie di missile intercontinentale travestito da granturismo. Eppure il popolo ferrarista sembra guardarla come si guarda un vecchio zio che si presenta alla cena Natale con il codino hipster.

Il dettaglio che ha fatto infuriare i puristi, poi, è quasi liturgico. Alla presentazione Ferrari ha scelto un colore diverso dal rosso Ferrari. Certo l’intonazione è prevista in produzione. Ma intanto la prima apparizione pubblica è avvenuta con tonalità lontane dalla tradizione di Maranello. Sfumature di Azzurro La Plata. Per molti appassionati è stato come vedere il Papa in sneaker: tecnicamente possibile, emotivamente destabilizzante.

E infatti il Papa c’era davvero. La nuova creatura elettrica è stata presentata persino a Leone XIV, a Castel Gandolfo. John Elkann ha consegnato al Pontefice il volante dell’auto. Poche ore prima la vettura era stata mostrata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale. Dalle benedizioni vaticane agli inchini istituzionali, “Luce” ha avuto un debutto quasi da capo di Stato. Mancava solo il passaggio delle Frecce Tricolori sopra Maranello.

Montezemolo e la rivolta dei puristi

Ma fuori dai palazzi il clima era molto meno solenne. Luca Cordero di Montezemolo, entrando all’assemblea di Confindustria, ha usato parole che nel mondo Ferrari sono fuori ordinanza: «Si rischia la distruzione di un mito». I cinesi certamente non la copieranno. Poi l’affondo più crudele: «Almeno si tolga il Cavallino». Una frase che, per gli appassionati, equivale a chiedere di staccare il crocifisso sopra l’altare maggiore.

Carlo Calenda è andato ancora più pesante, definendo la Luce «un insulto estetico e tecnologico». Matteo Salvini ha parlato di un’auto che «sembra tutto fuorché una Ferrari». E sui social gli appassionati si sono divisi tra nostalgia, sarcasmo e disperazione. Qualcuno ha scritto che sembra «una Ferrari disegnata da ChatGPT dopo aver bevuto tre Red Bull». Qualcun altro l’ha paragonata a «un i.Phone di lusso che ha perso la strada per Cupertino».

Non è un caso. Perché anche il design è diventato un punto dolente. Ferrari si è affidata a uno studio che in passato ha lavorato per Apple. E in effetti la “Luce” sembra avere qualcosa del mondo della mela morsicata: linee pulite, minimalismo futurista, superfici levigate, interni che paiono usciti da un Apple Store. Bellissima, forse. Ma è una Ferrari? È questa la domanda che aleggia come fumo invisibile sopra Maranello.

Gli analisti invitano alla prudenza

Gli analisti, intanto, fanno i conti mentre i tifosi mettono il lutto. Mediobanca sottolinea che i 550 mila euro di prezzo la rendono una vettura di nicchia, ben oltre la media di gamma. Equita rassicura sul fatto che i volumi non saranno decisivi per i conti del gruppo. Intermonte invita alla prudenza e alla fiducia. Tradotto dal linguaggio finanziario: nessuno sa davvero se questa astronave elettrica sarà il futuro o una costosissima deviazione. Del resto il problema non è la velocità. Ferrari continua a correre più di tutti. Il problema è che il Cavallino, per la prima volta, corre senza nitrire.

E così mentre “Luce” sfreccia silenziosa verso il futuro, a Maranello si sente forte il rumore del passato che protesta. Un popolo intero cresciuto con il mito del motore 12V (secondo il vecchio Enzo l’unica architettura possibile per un motore ad alte prestazioni) oggi si ritrova davanti a una Ferrari senza passato. Elegantissima, potentissima, futuristica. Ma muta. Perché forse il vero cortocircuito non è tecnologico. È sentimentale. La Ferrari non è mai stata soltanto un’auto. È stata un suono, una liturgia, un’esagerazione italiana con il motore al posto del cuore. E ora che quel cuore funziona a batteria, il rischio è che qualcuno, sentendo tutto questo silenzio, finisca per sentire improvvisamente anche il freddo.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA